Esiste un paradosso economico che grava sulle tasche dei cittadini toscani: mentre l'importo della TARI continua a salire, il servizio ambientale che questa tassa dovrebbe finanziare sembra sprofondare. È la fotografia che emerge dalla relazione annuale della Direzione Società Partecipate del Comune di Firenze. Questo documento agisce come una "scatola nera", svelando i meccanismi interni del Gruppo Plures e mettendo a nudo le fragilità di un'operazione industriale nata con la promessa di una maggiore efficienza. I dati ufficiali raccontano una storia diversa da quella "narrazione di crescita" diffusa finora: mostrano un ramo ambientale in perdita strutturale e un indebitamento che corre a velocità doppia rispetto ai servizi.
Il primo dato riguarda il cuore della Multiutility: la gestione dei rifiuti. Nonostante i ricavi siano in aumento, l'azienda non riesce a generare margine dal servizio ambientale, trasformando un aumento di entrate in una perdita operativa.
- Risultato operativo: crollato da +18,5 milioni di euro del 2024 a -4,3 milioni nel 2025.
- Ricavi: aumentati del 4,8%, passando da 645 a 676 milioni di euro.
- Margine operativo lordo: sceso da 76 a 62,6 milioni di euro.
Più soldi entrano dalle tasche dei cittadini tramite le tariffe, meno margine resta all'azienda per investire o manutenere il sistema. La solidità finanziaria del gruppo mostra crepe. In soli dodici mesi, la posizione finanziaria netta è esplosa, passando da 836,9 a 1.126,5 milioni di euro: un aumento di quasi 290 milioni. La situazione della capogruppo:
- Indebitamento netto: cresciuto del 66%.
- Liquidità: letteralmente dimezzata.
- Flussi di cassa operativi: negativi per 107 milioni di euro.
- Indice di solidità patrimoniale: sceso da 0,77 a 0,58.
Approfondimenti
Il documento del Comune solleva dubbi pesanti sulla sostenibilità del fabbisogno finanziario, indicando come criticità sistemica il sistema tariffario MTR-3. Si tratta del meccanismo regolatorio di ARERA che determina quanto dei costi industriali possa essere scaricato in bolletta e in quali tempi: un vero e proprio "differimento" che sta creando un collo di bottiglia finanziario, ritardando il recupero dei costi e prosciugando la cassa.
Se il settore rifiuti è in perdita, a tenere in piedi l'intero castello finanziario di Plures sono i servizi essenziali che storicamente generano cassa: l'acqua e l'energia. Il risultato operativo del gruppo è sorretto quasi interamente da:
- Servizio Idrico: 32,7 milioni di euro.
- Mercato dell'Energia: 28,9 milioni di euro.
- Distribuzione Gas: 22,6 milioni di euro.
Questo squilibrio solleva una questione etica: l'acqua bene comune viene utilizzata per compensare le inefficienze di un'operazione finanziaria complessa. È fondamentale notare che il balzo del settore idrico deriva dal consolidamento di Publiacqua, operazione ancora al centro di aspri contenziosi legali con ACEA. Senza il "salvagente" dei profitti idrici, il bilancio della Multiutility sarebbe oggi indifendibile.
Il Comune di Firenze ha esplicitamente richiesto una reportistica più leggibile, denunciando una scarsa chiarezza tra gestione industriale e partite non ricorrenti. Mentre il bilancio precedente riportava la distribuzione di 34,2 milioni di euro ai soci, la relazione attuale è avvolta nel silenzio: non vi è traccia dell'importo distribuito quest'anno, né della quota spettante a Firenze. Perché un dato così fondamentale per i bilanci dei Comuni è stato omesso?
Il sindaco di Cantagallo, Guglielmo Bongiorno, ha evidenziato come il fronte dei critici sia in costante crescita, superando le appartenenze partitiche. Esiste una netta spaccatura tra i "protagonisti" dell'operazione, come l'ex sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, e i critici che vedono nel progetto un rischio per i territori. Comuni come Carmignano, Poggio a Caiano e Campi Bisenzio hanno votato apertamente contro il bilancio di Plures, contestando duramente le difficoltà legate alla Taric (la tariffa corrispettiva) e rifiutando la distribuzione dei dividendi tramite l'uso delle riserve.
La loro voce è chiara: no ai profitti sui servizi essenziali, no alla quotazione in Borsa e sì alla trasparenza assoluta.
Il bilancio consolidato della Multiutility Toscana rivela una verità che la politica non può più ignorare: il settore ambientale, nato per essere il motore dell'efficienza, non sta in piedi da solo. Il rischio concreto è quello di aver creato un gigante fragile, i cui debiti miliardari potrebbero ricadere, sotto forma di tagli o ulteriori aumenti, sul personale e sull'utenza. A dicembre arriveranno i nuovi bollettini con gli aumenti tariffari. I cittadini avranno il diritto di chiedere come sia possibile pagare di più per un servizio che chiude in perdita operativa.