Ogni mese, nelle case dei toscani, arriva il consueto plico: Tari, acqua, luce e gas. Per il cittadino, quel gesto rappresenta il pagamento di servizi essenziali, pilastri della vita civile. Tuttavia, analizzando le dinamiche che muovono i vertici di Alia-Plures, sorge un sospetto inquietante: queste aziende stanno ancora servendo la comunità o si sono trasformate in un ingranaggio progettato per generare profitto e consolidare equilibri di potere politico? Al centro di questa metamorfosi c’è un progetto che oggi appare in una profonda crisi d'identità, sospeso tra la missione pubblica originaria e le logiche aggressive di un mercato finanziario.
La gestione di Alia-Plures attraversa una fase che il consigliere Paolo Bambagioni definisce, senza mezzi termini, "fallimentare". Il segnale più evidente di questo collasso non è solo burocratico, ma politico: lo stallo nelle nomine dei nuovi vertici. La proroga dell'attuale dirigenza non è un segno di continuità, ma la prova di una mancanza di fiducia dei soci verso l'amministratore delegato Alberto Irace, ormai nel mirino persino della Sindaca di Firenze Sara Funaro, che non ha risparmiato critiche alla governance.
I numeri che emergono dai bilanci delineano un quadro allarmante che ogni cittadino dovrebbe conoscere:
- Il debito: La società dichiara un’esposizione che tocca l’astronomica cifra di 1 miliardo di euro.
- L'instabilità contabile: In un balletto di cifre preoccupante, il bilancio 2025 è stato prima approvato, poi ritirato e infine riapprovato. Il risultato di questa manovra? Una riduzione degli utili di ben 27 milioni di euro.
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"Questa proroga vuol dire che stanno cercando di sostituirli, ma ancora non hanno raggiunto un accordo per i nuovi nomi. Tuttavia, non possiamo accettare che una multiutility strategica per tutta la Toscana sia gestita così, ostaggio di litigi interni al PD" attacca Bambagioni.
Un'altra anomalia che interroga la natura stessa del servizio pubblico è stata sollevata da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune). All'interno delle offerte di Estra — società controllata dal gruppo Plures — è comparsa la proposta di una polizza assicurativa per la casa "in omaggio" per dodici mesi, fornita dalla compagnia privata MAWDY e abbinata alla fornitura energetica.
È qui che il servizio pubblico muta pelle. Il Comune di Firenze, socio di maggioranza relativa della Multiutility, permette che beni essenziali come acqua e rifiuti diventino una "vetrina" commerciale. "Un servizio pubblico essenziale non è un supermercato, e l'acqua, i rifiuti e l'energia non dovrebbero servire a fare terreno di promozione per assicurazioni" denuncia Palagi.
Dietro la struttura societaria che vede la "holding" Alia-Plures controllare giganti come Estra (energia) e Publiacqua (idrico), si cela un tesoro invisibile: i dati degli utenti. Come evidenziato dall'interrogazione di Sinistra Progetto Comune, le informazioni di chi consuma acqua o produce rifiuti hanno un valore commerciale immenso.
La Multiutility, spinta dalla necessità di massimizzare i margini entro il 2029 per sostenere il proprio debito, potrebbe utilizzare i dati dei servizi "obbligatori" (rifiuti e acqua) per alimentare il marketing di servizi "opzionali" (energia e assicurazioni). In questo scenario, il cittadino cessa di essere un utente da tutelare e diventa un "asset" da spremere, con una separazione sempre più opaca tra finalità pubbliche e profitto privato.
Il conflitto tra l'obiettivo di massimizzare i margini e la responsabilità di gestire monopoli naturali è giunto a un punto di rottura. La responsabilità politica del PD è evidente nella mancata realizzazione degli impianti: se non si costruiscono infrastrutture moderne, i costi di smaltimento aumentano, il debito lievita e la società è costretta a inventarsi venditrice di polizze assicurative per restare a galla.
È un circolo vizioso: il fallimento industriale alimenta il debito, che a sua volta spinge verso una mercificazione estrema del servizio. Senza un piano chiaro sugli investimenti e un cambio radicale ai vertici, il rischio è un declino inarrestabile della qualità dei servizi a fronte di costi crescenti per l'utenza.
I documenti e le denunce politiche attuali non lasciano spazio a interpretazioni: Alia-Plures non può più permettersi di "prendere tempo" mentre i debiti miliardari erodono la missione pubblica. La Toscana si trova davanti a una scelta di campo che riguarda la dignità stessa dei servizi essenziali.