Piazza Beccaria: continua la saga dei segreti storici sotto l'asfalto

Dall'incontro con l'epoca imperiale alle torri arnolfiane fino all'acquedotto del Poggi

Nicola
Nicola Novelli
10 Maggio 2026 19:02
Piazza Beccaria: continua la saga dei segreti storici sotto l'asfalto
Foto aeree dal drone di Jacopo Bianchi, pilota certificato

Il rimbombo delle macchine movimento terra stanno trasformando Piazza Beccaria non può far dimenticare che sotto i piedi dei fiorentini, impegnati a districarsi tra le deviazioni, il sottosuolo non è soltanto silenzioso deposito di fognature, ma rivela una stratigrafia. I lavori per il cosiddetto "tubone" di Publiacqua e per la nuova linea della tramvia verso Bagno a Ripoli hanno scoperchiato secoli di storia, mettendo a nudo il complesso equilibrio tra la necessità di una metropoli moderna e l'obbligo di non calpestare le proprie radici. Perché alcune scoperte, emerse dal fango e dal cemento, stanno costringendo gli studiosi a riconsiderare l'evoluzione di questo quadrante cittadino.

La scoperta cronologicamente più remota, avvenuta lo scorso dicembre nei pressi di via Scialoia, ha restituito un frammento di umanità che ha commosso la città:

  • Il reperto: Lo scheletro di una bambina di epoca romana, identificata come la più antica abitante di Firenze di cui si conservino i resti.
  • L’importanza scientifica: Il ritrovamento dimostra che l'area di Piazza Beccaria era già antropizzata in epoca imperiale, molto prima che le mura medievali ne definissero il perimetro.
  • Nota spaziale: È interessante notare come questo scavo si trovi a soli trenta metri di distanza fisica dal punto in cui, il successivo 17 febbraio, sono emersi resti medievali, a testimonianza di una densità di frequentazione che attraversa i millenni nello spazio di pochi passi.

Il 4 maggio, nella porzione di piazza che guarda verso Borgo la Croce, gli scavi hanno portato alla luce strutture che parlano di una Firenze fortificata:

  • Le fondamenta: Sono riaffiorate le basi di un edificio quadrangolare, con ogni probabilità una torre, di datazione certamente anteriore al Risanamento ottocentesco.
  • I manufatti idraulici: All'interno della struttura sono stati rinvenuti due rari tombini in pietra, uno dei quali conservava ancora il coperchio originale intatto.
  • Il selciato rivelatore: Pochi giorni dopo, grazie all'azione della pioggia battente che ha ripulito il cantiere, è emerso un antico selciato con un terzo tombino centrale. Un sistema di scolo e viabilità che suggerisce una pianificazione urbana avanzata, ben prima che Giuseppe Poggi rivoluzionasse l'area.

Approfondimenti

Tra via Gioberti e viale Amendola, l'8 maggio una nuova scoperta: l'emersione di due imponenti arcate in pietra forte.

  • L'opera: Si ipotizza si tratti di una sezione dell'acquedotto monumentale progettato da Giuseppe Poggi durante gli anni di "Firenze Capitale". Un'infrastruttura che univa l'estetica neoclassica alla funzionalità di una metropoli che voleva farsi europea.
  • Il contrasto: Nonostante il valore documentale, queste arcate sono state rapidamente coperte da colate di calcestruzzo per consolidare il terreno e permettere la posa delle condutture moderne. Un episodio che incarna perfettamente la tensione tra la conservazione della memoria architettonica e la velocità imposta dai cronoprogrammi infrastrutturali.

Foto aeree dal drone di Jacopo Bianchi, pilota certificato

Il cantiere ha intercettato, lungo la direttrice delle mura trecentesche "Arnolfiane", un punto di frizione non solo archeologico, ma anche politico. Per consentire il passaggio della condotta idrica di Publiacqua, porzioni delle mura medievali sono state parzialmente demolite. Un punto cruciale del dibattito riguarda la classificazione dell'importanza dei reperti. Non tutto ciò che emerge viene considerato degno di fermare i binari:

La posizione del Comune: Palazzo Vecchio ha precisato che molti dei resti rinvenuti sono di epoca post-medievale e presentano già segni di demolizioni passate. Per l'amministrazione e la Soprintendenza, tali strutture non rivestono un interesse storico primario.

L'approccio metodologico: Sebbene la sorveglianza archeologica sia costante, la linea ufficiale è chiara: documentare tempestivamente e procedere, evitando che ogni ritrovamento si trasformi in un cantiere infinito. Resta tuttavia aperto il dibattito culturale: un resto "più giovane" è davvero un resto meno importante per la memoria identitaria di un rione?

Mentre il cantiere procede inesorabile verso Bagno a Ripoli, Piazza Beccaria ci ha ricordato che Firenze non è una città bidimensionale. Ogni strato, dalla bambina romana del dicembre scorso alle arcate del Poggi sigillate nel cemento, è una pagina di un libro che non possiamo permetterci di sfogliare con troppa fretta. La documentazione raccolta oggi sarà l'unico modo per tramandare la storia di questo angolo di città che la modernità ha scelto, ancora una volta, di ricoprire.

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