"Venticinque anni fa il mondo si fermava davanti alle immagini delle Torri Gemelle in fiamme. L'11 settembre 2001 non fu soltanto il più grave attentato terroristico dell’età contemporanea, ma uno di quei momenti che dividono la storia in un prima e un dopo. In quelle ore di sgomento, paura e rabbia, milioni di persone cercarono parole capaci di dare un senso a ciò che stava accadendo. Fra le voci che interpretarono quel trauma collettivo vi fu quella di Oriana Fallaci che da New York scrisse il celebre articolo “La rabbia e l’orgoglio”, pubblicato dal Corriere della Sera il 29 settembre 2001. Un testo destinato a segnare profondamente il dibattito pubblico italiano per molti anni".
Questo l'inizio della comunicazione del capogruppo PD Luca Milani in Consiglio comunale.
"A vent’anni dalla sua scomparsa - prosegue Milani - ricordare Oriana Fallaci significa confrontarsi con una personalità complessa, straordinaria e controversa. È stata tante cose: staffetta partigiana durante la Resistenza, giornalista di fama internazionale, inviata di guerra, scrittrice di successo, donna libera e indipendente, capace di sfidare il potere senza timore e di affermarsi in un mestiere che per lungo tempo era stato quasi esclusivamente maschile. Dopo l’11 settembre, la sua interpretazione degli eventi si fondò sull’idea che fosse in corso uno scontro tra civiltà, tra Occidente e Islam.
Una lettura che trovò ampio consenso in una parte della società e della politica italiana e che contribuì a trasformare Fallaci in un punto di riferimento culturale per una destra alla ricerca di figure intellettuali autorevoli. Probabilmente nessuno colse meglio di Tiziano Terzani il punto di rottura rappresentato dall’11 settembre nel percorso intellettuale di Oriana Fallaci alla quale rispose con una lunga lettera aperta, pubblicata sullo stesso quotidiano l’8 ottobre 2001 come “Lettera da Firenze”, poi nota anche come “Il sultano e San Francesco”.
Alla sua idea di uno scontro tra civiltà, Terzani oppose la necessità di comprendere prima di giudicare e di distinguere il terrorismo da un’intera civiltà. A distanza di vent’anni dalla morte della Fallaci, il confronto tra quelle due grandi firme del giornalismo italiano continua a interrogare il nostro presente. Terzani scrisse che nel testo della Fallaci sembravano morire “la ragione” e “la compassione”. Secondo Terzani, chi vuole combattere il terrorismo deve interrogarsi anche sulle ragioni storiche, politiche e sociali che alimentano l’odio verso l’Occidente.
La Fallaci interpretava l’11 settembre come un attacco dell’Islam all’Occidente e come una guerra tra civiltà. Terzani contestava radicalmente questa lettura. Riteneva che trasformare il conflitto in una contrapposizione tra “noi” e “loro” fosse pericoloso e avrebbe portato a una spirale infinita di guerre.Per lui il problema non era l’Islam in quanto tale, ma il fondamentalismo, la povertà, le ingiustizie internazionali e le conseguenze della globalizzazione. Quando gli Stati Uniti si prepararono all’intervento militare in Afghanistan, Terzani temette che la risposta armata avrebbe prodotto altro terrorismo anziché risolvere il problema.
La sua posizione era che: la guerra non elimina le cause del terrorismo, rischia di moltiplicarle. Terzani rimproverava alla Fallaci il fatto che la sua enorme autorevolezza potesse trasformare rabbia e paura in una cultura dell’intolleranza. Scriveva che le sue parole sarebbero arrivate nelle scuole e avrebbero influenzato i giovani. Da qui la sua idea che gli intellettuali dovessero costruire “campi di comprensione” e non “campi di battaglia”.È giusto ricordare con onore Oriana Fallaci, come sempre ha fatto l’Amministrazione per tutto quello che è stata e che ha rappresentato, e dal punto di vista politico rileggerla oggi con quello spirito critico che le è stato proprio per tutta la vita alla luce degli avvenimenti che si sono susseguiti dopo 11 settembre”, si chiude così la comunicazione del capogruppo PD Luca Milani in Consiglio comunale.