Rubrica — Agroalimentare

Mafia nel piatto: in Toscana la malavita si interessa al settore agroalimentare

La Toscana, dopo Sicilia, Campania e Calabria, è la prima regione in Italia per numero di arresti e denunce con l’aggravante del metodo mafioso


La Toscana è un’isola felice non attraversata da fenomeni di criminalità organizzata? Sembrerebbe proprio di no. Anche in Toscana c’è una mafia sfuggente, invisibile e meno localizzata che trova terreno fertile nel mondo della politica e dell’impresa arrivando a costituire dei “veri e propri comitati di affari” con i colletti bianchi. E’ quanto emerso dal Rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione curato dalla Scuola Normale di Pisa.
  Non solo: escludendo Sicilia, Campania e Calabria, secondo le statistiche ufficiali negli ultimi tre anni la Toscana è la prima regione in Italia per numero di arresti e denunce con l’aggravante del metodo mafioso e per questo “si conferma un contesto economico favorevole, oltre che vantaggioso, per gli investimenti criminali”. Uno dei settori di maggiore interesse per le mafie è certamente quello agroalimentare. Fanno registrare un balzo del 59% nel 2018 le notizie di reato nel settore agroalimentare che si estendono ai principali comparti, dal biologico al vino, dall’olio all’ortofrutta, dalle conserve ai cereali.
E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei risultati operativi degli oltre 54mila controlli effettuati dal Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF) nel 2018, resi noti in occasione del sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare. I settori agroalimentari più colpiti da truffe e reati nel 2018 sono il vino con +75% nelle notizie di reato, la carne dove sono addirittura raddoppiate le frodi (+101%), le conserve con +78% e lo zucchero dove nell’arco di dodici mesi si è passati da zero e 36 episodi di frode. Ma L’Osservatorio - come riferito dal suo stesso presidente Giancarlo Caselli- metterà subito sotto la lente d’ingrandimento filiere come quella del latte ovino e dell’olio d’oliva per portare in evidenza le rispettive distorsioni a da danno degli allevatori, degli agricoltori e dei consumatori.

Più di un italiano su cinque (17%) è stato vittima di frodi alimentari nel 2018 con l’acquisto di cibi fasulli, avariati e alterati ed effetti anche sulla salute, secondo l’indagine Coldiretti dalla quale si evidenzia che ben l’88% dei cittadini nel momento di fare la spesa è preoccupato dell’idea che nei negozi ci siano in vendita prodotti alimentari pericolosi per la salute. Sotto accusa sono soprattutto i cibi low cost dietro ai quali spesso si nascondono, infatti, ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi ma – denuncia la Coldiretti – possono a volte mascherare anche vere e proprie illegalità, come è confermato dall’escalation dei sequestri. Le difficoltà economiche hanno costretto molti italiani a tagliare la spesa alimentare e a preferire l’acquisto di alimenti più economici prodotti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che – sostiene la Coldiretti – rischiano di avere un impatto sulla salute.

“L’agricoltura e l’alimentare sono infatti considerate aree prioritarie di investimento dalla malavita – dice Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana - che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché del cibo, anche in tempi di difficoltà, nessuno potrà fare a meno, ma soprattutto perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana della persone in termini economici e salutistici. E’ questo è vero in modo particolare in quelle regioni come la Toscana che sono portatrici di un brand stimato nel mondo”.

“Le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto” continua Filippi nel sottolineare che “è importante in tale ottica giungere presto ad inasprire le norme in materia di reati agroalimentari sulla base delle proposte presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti”.

«E’ necessaria una grande operazione di trasparenza – commenta Antonio De Concilio, direttore regionale - affinché tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Questa operazione di trasparenza rappresenta un primo tassello nella lotta alle agromafie nel piatto, tanto più importante in Toscana terra di eccellenze che vengono copiate ed imitate nel mondo intero. E’ anche per questo che dovremo ancor più intensificare l’azione di sostegno alla proposta con l’iniziativa Europea EatORIGINal - Unmask your food promossa da Coldiretti insieme ad altre nove organizzazioni per estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Le occasioni di sottoscrizione la petizione popolare non mancano da tutti i mercati di Campagna Amica, alle sedi Coldiretti su tutto il territorio e in alternativa anche online sul sito: http://sceglilorigine.coldiretti.it”.

Redazione Nove da Firenze