Rubrica — Agroalimentare

Latte ovi-caprino: come rilanciare la filiera?

Marco Remaschi: "La crisi presto sul tavolo della Giunta regionale"


La crisi del comparto latte ovino stamani è stata all’ordine del giorno dell’ incontro delle rappresentanze dei produttori convocato dall’Assessore Remaschi. Il vertice, scaturito dalle richieste formalizzate nei giorni scorsi da Coldiretti Toscana, è stato l’occasione per affrontare le emergenze con una riflessione a 360° sul comparto. Ai continui attacchi dei predatori, all’aumento dei costi produzione a va ad aggiungersi l’ultima tegola delle disdette dei contratti di fornitura di latte che alcuni caseifici stanno comunicando ai pastori con l’intenzione di cessare il ritiro del latte con la prossima campagna.

"Confermo l'impegno della Regione per la filiera del latte ovino", ha sottolineato Remaschi, "un settore che oltre a rappresentare una realtà economica importante per l'agricoltura toscana svolge un ruolo fondamentale di presidio del territorio, in quanto attività che si attua prevalentemente in aree marginali". "Come Regione – ha concluso l'assessore Remaschi – ci impegniamo ad incontrare le imprese che stanno avviando le iniziative di disdetta di alcuni contratti di fornitura del latte, per avere un quadro esatto della situazione ed avviare poi un confronto con tutti gli operatori della filiera. Potremo così individuare le migliori soluzioni per affrontare le criticità contingenti e, più in generale, per rilanciare l'intera filiera del latte ovi-caprino toscano, in modo da garantire agli allevatori sia il ritiro del latte sia una remunerazione che consenta il mantenimento dell'attività".

Il comparto ovi-caprino toscano nel corso degli anni ha ridotto il suo peso economico che comunque resta importante contando oltre 1500 aziende per un valore in termini di latte di circa 55 milioni di euro ed interessa 5000 posti di lavoro. Il valore della filiera ovi-caprina nel complesso è stimato in 110 milioni di euro. Molti dei 550 mila quintali di latte vengono utilizzati per ottenere il rinomati pecorini Dop come il Pecorino Toscano e il Pecorino delle Balze Volterrane. Il 30% del latte ovino regionale è utilizzato per la produzione di Pecorino Toscano Dop. In Toscana, quarta regione per numero di pecore, dopo la Sardegna, la Sicilia e il Lazio, i capi arrivano ad oltre 425 mila.

Le recenti disdette di Granarolo e Alival hanno messo in allarme i pastori toscani in un momento di particolare crisi del settore di cui ne è testimonianza la chiusura di metà anno del Caseificio Ciolo di Castel del Piano dopo 35 anni di attività. Il motivo delle disdette secondo i caseifici una flessione del mercato dei formaggi ovini dop. Per Coldiretti il motivo è puramente commerciale, cioè conviene fare pecorini generici con latte italiano che ha un costo di 65 centesimi al litro rispetto ai 90 centesimi del latte toscano. Eppure secondo i dati forniti dal Consorzio per la tutela del Pecorino Toscano Dop, di cui fanno parte 17 caseifici, in questi ultimi anni le forme di formaggio che si fregiano del marchio Dop sono cresciute dal 30 al 50% arrivando alla quota di 3.651.000 kg di pecorino per un valore che si attesta sui circa 25 milioni di euro.

“La domanda che gli allevatori toscani si pongono – ha detto Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana - è semplice ed immediata: qualcuno vuol far sparire il latte toscano per far sparire il Pecorino Toscano? Se questa guerra al latte della nostra regione dovesse concretizzarsi il danno per i territori interessati, in genere aree interne e marginali dove non esistono alternative, sarebbe gravissimo sia in termini economici che occupazionali ed anche ambientali”.

“Le richieste che abbiamo messo sul tavolo dell’assessore sono chiare – dice Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana – occorre un piano di rilancio del settore che si sostanzia in azioni di sostegno. Abbiamo evidenziato altresì la necessità di definire un programma finalizzato alla valorizzazione della filiera ovi-caprina che, anche per i problemi legati alla predazione, è interessata da una preoccupante crisi, con numerose aziende costrette a cessare le attività, soprattutto nelle aree marginali. Bisogna riuscire a valorizzare ancora di più le denominazioni di origine e rafforzare la capacità di penetrazione sui mercati, non solo nazionali ma anche europei ed extra europei, delle produzioni sia di formaggi che di carne provenienti dai nostri allevamenti, rendendo credibili traiettorie di futuro per produttori che svolgono una funzione fondamentale sul piano economico e sociale, presidiando altresì territori il cui abbandono e degrado determinerebbero gravi rischi anche sul piano idro-geologico”. “Nello specifico – continua De Concilio – abbiamo chiesto alla Regione di attivare con adeguate risorse nella nuova programmazione dei fondi strutturali della misura per il benessere degli animali. Prevedere nei prossimi bandi della misura 2.1 “consulenza” del Psr l’attribuzione di priorità per la consulenza tecnico–veterinaria a favore delle aziende ovicaprine. Promuovere, grazie anche all’intervento della Regione, accordi pluriennali che consentano all’impresa agricola di programmare e realizzare investimenti finalizzati alla destagionalizzazione della produzione di latte. Sostenere agli allevatori che realizzano, anche in forme associate, impianti di trasformazione della propria produzione di latte. Per questo non si comprendono – conclude De Concilio - miopi strategie commerciali che mettono a rischio un mondo, fatto di tradizioni rurali e passioni, che sta dietro ogni forma di pecorino, un prodotto legato in maniera forte alla terra di origine: la Toscana”. Remaschi ha chiuso il vertice comunicando la sua intenzione di convocare i trasformatori mittenti delle disdette e di portare la vicenda sul tavolo della giunta regionale per attivare un tavolo di crisi del settore con tutti gli attori della filiera.

Redazione Nove da Firenze