L'arrivo della bolletta TARI non è più solo un adempimento burocratico, ma una fonte di crescente tensione sociale. I numeri non mentono: nel territorio dell’ATO Toscana Centro, il costo complessivo del servizio è lievitato dai 388 milioni di euro del 2023 ai 437 milioni previsti per il 2025. Un’impennata del 12,6% in appena due anni che grava direttamente sulle tasche di famiglie e imprese.
Le recenti audizioni in Commissione Controllo e le denunce dei comitati civici stanno scoperchiando un sistema dove la trasparenza sembra essere l'ultima delle priorità, a favore di logiche finanziarie che poco hanno a che fare con la raccolta dell'immondizia. Come denunciato da Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune), il Comune di Firenze si trova in una posizione di conflitto di interessi. Da un lato è il principale azionista di Plures S.p.A. (il gestore, ex Alia) con il 36,8% del capitale; dall'altro, la Vicesindaca di Firenze presiede l’ATO Toscana Centro, l'autorità pubblica che dovrebbe vigilare sul gestore e fissare le tariffe. Come può un ente controllare una società di cui è il primo proprietario e di cui decide le strategie industriali?
"Descriviamo una situazione assurda, in cui la Giunta ha più ruoli e non li esercita come dovrebbe. La responsabilità di questa impostazione, per noi, è tutta della Sindaca." afferma Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune.
Grazie allo strumento dell’unbundling — l’obbligo di rendicontazione analitica delle singole voci di costo — sono emersi tentativi di caricare sulla tariffa rifiuti spese totalmente estranee al servizio. Tuttavia, l'indagine ha rivelato l'esistenza di una "scatola nera": i Consigli Comunali possono visionare solo i documenti finali, mentre i dati tecnici intermedi restano blindati all'interno dell'azienda. In questo cono d'ombra si muovono tre criticità principali:
- L’evento di Capodanno: Circa 400.000 euro versati a Sky per l’evento in piazza Santa Croce.
Solo l'intervento dell'autorità di regolazione ha impedito che questo costo finisse direttamente nelle bollette dei cittadini.
- Il programma "Noi più": Un'operazione di marketing a premi che ha ricevuto un gelido "no comment" durante le audizioni. Perché un monopolista che gestisce un servizio pubblico essenziale sente il bisogno di un programma fedeltà? Il sospetto è che si tratti di un investimento sull’immagine commerciale della multiutility, pagato dai contribuenti.
- Lo stipendio dell’Amministratore Delegato: La questione è ufficialmente una "discussione aperta".
L'AD è stato ingaggiato per guidare la scalata nei settori del gas, dell'energia e dell'acqua. È accettabile che il suo compenso gravi in quota rilevante sulla TARI, trasformando di fatto un tributo sui rifiuti in un sussidio per l'espansione di mercato di un colosso privato?
Mentre Plures guarda ai mercati finanziari, fallisce nella gestione di base: la misurazione dei rifiuti. Il Comitato “Taric sì, ma non così - Valdisieve” ha inviato una formale diffida via PEC denunciando anomalie sistemiche. I test empirici sul campo descrivono una tecnologia più simile a un generatore di numeri casuali che a uno strumento di precisione.
I cittadini hanno documentato addebiti registrati semplicemente avvicinando la chiavetta elettronica senza aprire la calotta, o conteggi di volumi che superano di 15 volte il peso reale del rifiuto. Il Comitato ha lanciato un ultimatum di 10 giorni ai Sindaci per presentare le certificazioni di omologazione e taratura di questi sensori.
Ecco alcuni dei casi più eclatanti registrati tra Rufina e Montebonello:
| Caso Studio (Località) | Peso Reale (Kg) | Addebito su App Alia (Volume/Conversione) |
| Rufina (Sacchetto indifferenziato) | 1,1 kg | 190 litri (pari a 3,04 kg) |
| Montebonello (Singolo conferimento) | 0,925 kg | 78,71 litri (pari a 14,16 kg) |
L'aspetto più allarmante riguarda la trasformazione di Plures in un soggetto finanziario globale, lontano dal controllo democratico dei territori. All'inizio del 2025, la società ha sottoscritto un bond da 200 milioni di euro con il fondo statunitense Prudential, all'interno di una manovra finanziaria complessiva da ben 965 milioni di euro.
Questa operazione, insieme al raddoppio degli investimenti (passati da 54 a 108 milioni di euro nel 2023), è avvenuta senza comunicazione preventiva ai Consigli comunali o all'Assemblea dei Sindaci di ATO. Si sta procedendo a una espansione verso i settori del gas, dell'energia e dell'acqua — tema sensibilissimo per l'opinione pubblica — nonostante il controllore pubblico ammetta che la separazione dei conti tra attività regolate e attività di mercato non sia ancora stata verificata.
L'Unione dei Comitati, in rappresentanza di 16 comuni toscani, ha posto un dilemma politico: è legittimo che un servizio pubblico essenziale, pagato obbligatoriamente dai cittadini, generi utili da distribuire ai soci invece di abbassare le tariffe o migliorare il servizio?
"Non stiamo chiedendo privilegi né agevolazioni. Chiediamo trasparenza e coerenza: se i cittadini pagano il servizio, i benefici economici derivanti dal servizio devono tornare ai cittadini." affermano dall'Unione dei Comitati "Taric sì ma non così"
Le anomalie — dai bug degli algoritmi alle manovre finanziarie — dimostrano che la gestione dei rifiuti è diventata una partita giocata sopra la testa dei cittadini. Non si tratta di semplici tecnicismi contabili, ma della difesa di un bene comune contro logiche di profitto che sembrano inarrestabili. È inaccettabile che il diritto alla trasparenza dei Consigli Comunali venga sacrificato sull'altare della "riservatezza aziendale".