Il Memoriale Italiano di Auschwitz a Firenze nei prossimi mesi

La cerimonia in Santa Croce per 28 medaglie d'onore a ex deportati in lager nazisti. Inaugurato il portale web dell'Aned. “Riapre la scuola ebraica” a palazzo Bastogi immagini e testimonianze dell’ottobre ’44. A San Bartolo a Cintoia un progetto contro il razzismo. A Prato cerimonia in piazza S. Maria delle Carceri


VIDEO — Una cerimonia tradizionale, eppur diversa, quella che si è svolta oggi per onorare i deportati della provincia di Firenze nei campi nazisti durante l’ultimo conflitto mondiale. I prestigiosi riconoscimenti del Presidente della Repubblica - quest’anno sono ventotto le medaglie d’onore assegnate agli ex reduci – sono state consegnate in una cornice inconsueta: il solenne Memoriale di Santa Croce, da poco restaurato, dove è in corso la mostra “1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia. Documenti per una storia”, organizzata dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura proprio per commemorare la ricorrenza odierna. Ma altre novità hanno caratterizzato la cerimonia: la lettura della poesia di Trilussa “Ninna nanna de la guerra” e la testimonianza dello studente Andrea Cappelli. Passato e presente che si coniugano insieme nel Giorno della Memoria per offrire un momento diverso di riflessione “su una delle pagine più buie che abbiamo vissuto in Europa”, ha detto il prefetto Luigi Varratta nell’aprire la manifestazione. “La sofferenza della deportazione di tanti italiani nei lager tedeschi – ha poi proseguito rivolgendosi agli insigniti - non è stata vana perché da essa è nato il nostro Paese libero e democratico“. “Vorrei che queste cerimonie non rimanessero eventi fini a se stessi e perché ciò non accada è necessario un impegno costante, giornaliero, di tutti e a tutti i livelli a mantenere alta la guardia, a non sottovalutare i pericolosi focolai che si vedono oggi nel mondo. La memoria è impegno – ha proseguito Varratta -che dobbiamo coltivare prima noi stessi per poi saperlo trasmettere ai nostri figli perché possano sviluppare gli anticorpi per combattere qualsiasi forma di discriminazione, intolleranza e odio razziale.” Subito dopo il prefetto, è intervenuto Andrea Cappelli che ha portato la sua giovane testimonianza. Lo studente, che ora frequenta il secondo anno di Economia all’Università Sant’Anna di Pisa, da liceale è stato due volte ad Auschwitz con il Treno della Memoria, nel 2011 e 2013, come presidente del Parlamento regionale degli studenti. Ha visitato anche il lager di Dachau, meta di una gita scolastica con i compagni del liceo Antonio da Sangallo di Chianciano Terme, dove risiede. Al termine di quei viaggi Cappelli ha sentito il dovere di trasmettere tutto quello che aveva visto. Così ha visitato decine di scuole, dalle medie alle università, ha partecipato a convegni e dibattiti, ha elaborato progetti insieme alle amministrazioni comunali. “I mostri del mondo si alimentano con l’inazione – ha detto lo studente – Non sono le sconfitte a ingrandirli, ma le rinunce” che in questo caso sono quelle “di chi non riesce a competere contro la forza mediatica di concetti xenofobi e razzisti”. “Arrendersi davanti alla demagogia, all’intolleranza, agli stereotipi – ha rimarcato - spiana la strada dell’odio. Il nostro compito è essere portatori di memoria attiva”. Si è passati poi alla consegna delle medaglie d’onore; due sono state ritirate personalmente dagli ex deportati Donatello Artenzioli e Renzo Montini, mentre le altre ventisei, alla memoria, sono state assegnate ai familiari di Luciano Acidini, Alberto Agresti, Elio Bartolozzi, Giorgio Biagiotti, Max Boris, Agostino Catti, Alfredo Cioni, Siro Cocchi, Giuseppe Collini, Armando Donatini, Nunzio Donatini, Mario Fani, Benito Giuntini, Guido Lucchesi, Giuseppe Marinari, Giorgio Mengoni, Giuseppe Morozzi, Mario Piccioli, Amedeo Pierantoni, Candido Radicchi, Aldo Rovai, Carlo Rosati, Sergio Rusich, Remo Scalini, Vincenzo Scarpa e Angiolo Terinazzi. A conferire le decorazioni il prefetto Luigi Varratta insieme ai sindaci dei comuni di provenienza degli insigniti (Firenze, Barberino di Mugello, Capraia e Limite, Certaldo, Empoli, Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio, Pelago, Pontassieve, Scandicci, Sesto Fiorentino e Vaglia). Per Firenze era presente l’assessore Elisabetta Meucci. Nel corso della cerimonia, è stata letta la poesia “Ninna nanna de la guerra”, un canto dalla connotazione pacifista scritto da Trilussa nel 1914, che ha avuto una grande risonanza negli anni della prima guerra mondiale.



“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” queste parole di Primo Levi accompagnano le tante iniziative istituzionali per onorare la Giornata della Memoria. “Grazie al Sindaco – afferma Maria Federica Giuliani, Presidente della Commissione Cultura e Sport del Comune – che ieri in Consiglio durante il suo intervento ha presentato il progetto per il polo della Memoria che ospiterà il memoriale italiano di Auschwitz, l’opera in arrivo dal Blocco 21 per ricordare la disumana violenza della Shoah e che troverà casa a Gavinana nel Quartiere 3. Un’operazione – prosegue la Presidente Giuliani – condotta congiuntamente dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana, dopo l’appello di un anno fa dell’Associazione nazionale dei deportati nei campi nazisti (Aned) che è proprietaria dell'opera. C’è “qualcosa” che non è morta nei campi di sterminio nazisti, malgrado la furia omicida delle SS, le camere a gas, le persecuzioni, le atrocità che portarono allo sterminio di circa 6 milioni di ebrei innocenti. E’ la musica”. Stasera alla biblioteca delle Oblate la Presidente parteciperà a “Sono qui. Voci dai campi”.


E' stato presentato oggi pomeriggio nella Sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi, sede della Città metropolitana di Firenze, il nuovo portale  dell'Aned-Associazione nazionale ex deportati, con le interviste rilasciate dagli ex deportati, a fine degli anni '80, al Professor Andrea Devoto. Questa nuova fonte "consente di alimentare in modo virtuoso il rapporto tra memoria ed educazione", secondo la consigliera metropolitana Benedetta Albanese, che ha rappresentato il Sindaco metropolitano Dario Nardella: "Potranno avvalersene docenti e studenti nelle scuole. Sono sicura che la costruzione della cultura di pace ha bisogno di questo strumento e di queste testimonianze". Alla presentazione sono intervenuti la Prof. Marta Baiardi (Isrt) e Alessio Ducci (Aned Toscana). I partecipanti hanno deposto, nella Galleria delle Carrozze, fiori di garofano davanti alla targa con i nomi dei 1800 deportati toscani. "Il portale - ha spiegato Marta Baiardi - unisce voce e visualità: è una conquista della seconda parte del Novecento. Prima la storiografia non aveva questi strumenti a disposizione. Aned ha incontrato la storia orale dei deportati quando nessuno si occupava di loro e Andrea Devoto ne ha raccolto le voci per cogliere, nella loro testimonianza, con sensibilità di psichiatra, l'esperienza della deportazione più che le storie di vita. Nell'ascoltare queste testimonianze, mi rimane il rimpianto di non poter fare più domande".


L’educazione e la cultura sono il primo strumento per insegnare all’uomo cos’è l’uomo, cos’è la dignità, cos’è la diversità e cos’è la ricchezza dell’accoglienza. Levi sopravvive nel lager recitando l’Ulisse di Dante che aveva imparato a scuola. E nella città di Dante si torna a vivere pensando alla scuola”. Così il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana, Grazia Sestini, ha inaugurato la mostra fotografica “Firenze 1944: riapre la scuola ebraica” a cura di Silvia Guetta del dipartimento Scienze educazione e psicologia dell’Università di Firenze e organizzata in collaborazione con la Comunità ebraica e l’Università di Firenze. Una preziosa e intensa testimonianza di anni unici in cui, a partire dall’ottobre del 1944, la popolazione ebraica poté finalmente tornare a respirare aria di speranza e libertà subito concretizzata in ciò che ogni comunità umana deve porre come prioritario per garantire la propria sopravvivenza: aprire una scuola. “La mostra sulla riapertura della scuola ebraica è il contributo che il Garante vuole dare alle celebrazioni del Giorno della Memoria ricordando un momento particolare, dedicato ai bambini”. “Con le macerie ancora sulle strade, in una città che mancava di tutto e ancora tutto l’orrore non era noto, la comunità più colpita sente il bisogno di riprendere a vivere pensando ai più piccoli e all’educazione”. “Sono dei soldati, finalmente uomini di pace, ad iniziare tutto assieme ai pochi rimasti di cui la mostra ricorda nomi e cognomi così come ricorda quelli che a scuola non tornarono più”. “Abbracciamo idealmente quegli insegnanti, quei soldati e quei ragazzi – ha continuato Sestini – perché tornando a scuola dissero a tutti che ancora una volta la barbarie non aveva vinto e contemporaneamente accogliamo l’insegnamento che nelle difficoltà, anche le più terribili, la possibilità di ricominciare passa dall’attenzione ai più piccoli e dalla trasmissione della cultura”. All’inaugurazione hanno partecipato anche i consiglieri Daniela Lastri, che fa parte dell’Ufficio di presidenza, Paolo Bambagioni, Vanessa Boretti, Eugenio Giani e Aldo Morelli.  Tutti hanno speso parole di ringraziamento per l’iniziativa promossa dal Garante regionale. “Questa mostra dà il senso di come la Toscana, Firenze e la nostra comunità siano fortemente attente nel ricordo ma soprattutto nel dare una forte prospettiva di futuro contro l’antisemitismo, il razzismo e per l’inclusione, il dialogo e la pace”, ha detto Daniela Lastri. Paolo Bambagioni ha ricordato come la mostra sia uno “spaccato della vita cittadina. Ci fa vedere le ricadute negative della guerra a Firenze e in particolare sulla Comunità ebraica. È continua testimonianza che caratterizza anche la nostra politica e in questo senso le scelte della Regione sono inequivocabili: impegno costante contro fanatismo e antisemitismo”. Per Vanessa Boretti la riapertura della scuola ebraica è il “miglior simbolo di ritorno alla libertà. L’impegno della Comunità Ebraica nella città di Firenze ha ridato speranza e fiducia nel futuro a persone che avevano sofferto sulla propria pelle le ingiustizie e i soprusi della guerra. La memoria è oggi ma deve essere ogni giorno”. Secondo Eugenio Giani “vedere queste immagini nel giorno della Shoah significa vivere un momento così drammatico con la sensazione di una prospettiva di ripresa, di rilancio delle idee e della presenza della città di Firenze da parte della Comunità ebraica”. Aldo Morelli ha osservato come la memoria si “trasmetta anche attraverso la scuola. La riapertura di quella ebraica ha un valore di ricostruzione della vita, della famiglia. La cultura è l’arma fondamentale per combattere tutte le forme di estremizzazione della politica, della religione e dell’ideologia”. La mostra, allestita al primo piano di Palazzo Bastogi a Firenze (via Cavour, 18), resterà aperta al pubblico fino al 2 febbraio prossimo, dal lunedì al venerdì con orario 14–18.



Un piccolo mazzo di rose, i cui colori richiamano quelli dei triangoli di stoffa che nei campi di sterminio nazisti identificavano i prigionieri a seconda della loro "colpa", davanti alla lapide che a Firenze, al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella, ricorda la deportazione in vagoni piombati fino ad Auschwitz di trecento ebrei fiorentini. Sinistra Ecologia e Libertà Toscana ha rinnovato così, con un gesto simbolico in uno dei luoghi di più grande dolore della nostra regione, il proprio impegno etico, politico, civile e culturale affinché l'umanità mai più debba conoscere la follia dell'odio.A deporre i fiori, questa mattina, a nome delle parlamentari toscane, di tutti gli eletti e i militanti di SEL è stato il coordinatore regionale Giuseppe Brogi.



Un teatro di periferia, il Teatro del Borgo di San Bartolo a Cintoia (curato dall’omonima associazione culturale), si pone al servizio delle scuole del territorio per trasmettere ai ragazzi le emozioni di uno spettacolo e costruirci sopra una stimolante esperienza educativa su uno dei temi più caldi che oggi possiamo riscontrare nella nostra vita quotidiana: la forza dei pregiudizi e degli stereotipi. A maggior ragione quando questi fattori sfociano nel razzismo ovvero nell’esclusione dell’ “altro da noi”. Al centro di questo progetto c’è lo spettacolo 'Razzista chi?', centrato sull’incontro di due ragazze di diverso colore della pelle ma dalla identica esperienza per quel che riguarda l’impatto con la prepotenza e il maschilismo dei rispettivi ambienti sociali. Attorno allo spettacolo è stata articolata una serie di iniziative (giochi, laboratori, simulazioni) ispirate al tema del pregiudizio. Un altro soggetto coinvolto è BiblioteCaNova, in particolare con il suo versante multiculturale BiblioMondo, nato proprio per favorire la circolazione e l'interscambio fra idee e persone di diversa nazionalità, etnia e religione. Lo spettacolo sarà preceduto dalla passeggiata 'Migranda' che guiderà il pubblico a scoprire storie insolite del quartiere di San Bartolo a Cintoia, mostrandocele attraverso lo sguardo ‘vergine’ di uno straniero alle prese con i nostri spazi urbani, necessariamente ‘anomali’ dal suo punto di vista. “È un progetto che ci ha convinti da subito perché sa parlare a tutti in modo semplice della piaga sociale e culturale del razzismo e dei pregiudizi che lo alimentano - commenta il presidente Q.4, Mirko Dormentoni -. Il Quartiere 4 ha deciso di farlo conoscere ai giovani programmando degli eventi per le scuole medie e la risposta è stata decisamente positiva perché gli incontri preliminari hanno già fatto registrare il tutto esaurito. La cosa è tanto più significativa perché ha permesso di valorizzare il Teatro del Borgo, recentemente rimesso in esercizio a furor di popolo, che sta già dimostrando di poter svolgere una funzione fondamentale per l’animazione e la valorizzazione del territorio”.


Si sono aperte stamani con la deposizione di una corona d'alloro alla lapide per le vittime della deportazione davanti al Castello dell'Imperatore le celebrazioni del Giorno della Memoria, a Prato. Alla celebrazione erano presenti le autorità civili, religiose e militari della città, l'Associazione nazionale ex deportati, l'Associazione nazionale partigiani, le associazioni combattentistiche e d'arma e i Gonfaloni dei Comuni dell'area e della Provincia: in memoria della tragedia della Shoah e delle centinaia di lavoratori pratesi che vennero deportati in seguito allo sciopero generale del marzo 1944 è stata deposta una corona d'alloro da parte del prefetto Maria Laura Simonetti, dal sindaco Matteo Biffoni e dal presidente di Aned Giancarlo Biagini. Proprio nella Fortezza vennero infatti rinchiusi i tanti operai rastrellati dai nazisti e dai fascisti nelle fabbriche, per strada e nelle abitazioni in attesa di essere trasportati alla Stazione di Firenze, dove vennero caricati su quelle tradotte tedesche che si potevano aprire solo dall'esterno. Destinazione la Germania nazista. Un viaggio senza ritorno per la maggior parte di loro verso i campi di lavoro e sterminio come Ebensee e Mathausen. Solo 20 riuscirono a tornare dai propri cari a Prato: «La memoria è un valore importante per la mia generazione e per quelle che verranno - ha detto il sindaco Biffoni - non solo per ricordare quel che è accaduto e il senso di orrore che ci suscita, ma anche per l'orgoglio di avere vinto e avere detto di no: se oggi viviamo in pace e in democrazia è grazie al drammatico sacrificio di tanti». «I fantasmi che portarono alla guerra e alla tragedia della deportazione si stanno ripresentando anche nella nostra epoca e il senso di questa giornata deve essere ricordare perchè quel che è successo non succeda mai più - ha aggiunto Mario Fineschi, consigliere della Comunità Ebraica di Firenze - Vogliamo ricordare per questo tutte le vittime della deportazione e delle persecuzioni nazifasciste, non solo gli ebrei, ma anche i rom, i sinti, i disabili, gli omosessuali e tutti coloro che non la pensavano alla stessa maniera».

Nedo Nencioni, nato a Livorno il 23 dicembre 192

Redazione Nove da Firenze