Grano in Toscana: una strategia per il futuro del settore

La cerealicoltura è uno dei pilastri dell'agricoltura regionale e anche dell'industria agro-alimentare


La superficie coltivata (circa 160.000 ettari, gran parte dei quali nelle province di Siena e Grosseto, seguite da Pisa e Arezzo) rappresenta il 5,5% del totale nazionale, e sono ben 17.000 le aziende interessate di cui circa 600 interamente biologiche.

Tra i cereali prodotti in Toscana al primo posto c'è il frumento duro (cui sono dedicate oltre 90.000 ettari, oltre metà delle superfici), seguito da frumento tenero (oltre 20.00 ettari), orzo (18.000), mais (16.000), avena (10.000). La produzione regionale di grano si attesta intorno ai 3,6 milioni di quintali annui. Questi i numeri emersi durante il convegno sulla cerealicoltura che si è svolto oggi a Siena organizzato da Coldiretti Toscana. A fare gli onori di casa Alberto Bertinelli e Simone Solfanelli rispettivamente, Delegato Confederale e Direttore di Coldiretti Siena. Il saluto delle istituzione è stato portato da Fulvio Mancuso vice-sindaco della città del Palio.

Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana introducendo i lavori è entrato subito nel merito di questioni scottanti per il settore cerealicolo. “Non possono essere più tollerate speculazioni come quelle che hanno determinato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione”, ha sottolineato De Concilio. “In pericolo non ci sono solo la produzione di grano duro e la vita delle aziende agricole che lo coltivano, fatto già gravissimo, ma anche un territorio a rischio desertificazione che vedrebbe stravolto lo stesso paesaggio toscano e con una perdita di un valore aggiunto per l’intera regione di oltre 200 milioni di euro”.

Dalla spiga di grano al pane, o alla pasta, accanto alle colture, nella costituzione della filiera cerealicola toscana, entrano poi in gioco molti altri soggetti che si collocano sia a monte delle aziende agricole stesse che a valle: gli impianti di raccolta e stoccaggio, i molini, i pastifici, i panifici e infine i mangimifici.

Fabio Del Bravo, Responsabile Servizi Sviluppo Rurale ISMEA, suo intervento ha tracciato gli scenari internazionali, presenti e futuri,disegnando i riflessi sul mercato interno.

Gianluca Lelli, Capo Area Economica Coldiretti ha affrontato i paradossi del mercato del grano dichiarando come “non sia possibile pagare di più il grano importato spacciandolo per grano di qualità migliore quando questo non è assolutamente vero”. Lelli ha auspicato migliori controlli sui flussi di importazione a cominciare dai porti.

Dal canto suo Alessia Liguri di Coop ha confermato le “scelte di COOP per valorizzare la produzione in particolare di pasta 100% con grano italiano e l'intenzione di lavorare con Coldiretti per valorizzare le produzioni del territorio”.

All’assise senese presente anche Filippo Tramonti, Presidente del Consorzio Agrario dell'Adriatico e Presidente pastificio Ghigi esempio del progetto filiera agricola italiana.

“La possibilità di dare giusto valore al grano dei nostri territori passa per la costruzione di una filiera toscana che sia in grado di garantire un prezzo in linea con i costi di produzione, anche attraverso una migliore e al tempo stesso una indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta. Bisogna smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano – ha detto Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana concludendo i lavori - in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo. Siamo molto soddisfatti del percorso avviato con lo schema di decreto firmato dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per rendere obbligatoria l’indicazione di origine del grano utilizzato per la pasta, ora in attesa dell’ok definitivo da parte di Bruxelles”.

"Il valore della pasta non sta nella ricetta ma nella qualità del prodotto base" da qui l’importanza dell’incontro di questa mattina a Siena, organizzato da Coldiretti. 

I mesi scorsi hanno segnato numeri in rosso e allarme, nel territorio senese più che nel resto della Toscana, per la crisi del grano e del settore cerealicolo più in generale. Numeri che hanno fatto tremare le aziende agricole, i produttori. Le speculazioni sul commercio delle materie prime agricole hanno provocato il crollo dei prezzi del grano su livelli di 30 anni fa e hanno messo a rischio il futuro della coltivazione. Grande preoccupazione nelle aree a più alta vocazione cerealicola della Toscana, dunque: con Siena anche la Maremma e il pisano dove si producono la maggior parte dei 3,5 milioni di quintali di grano della regione. Coldiretti non ha mai fatto un passo indietro, mantenendo forti posizioni che si sono espresse anche con manifestazioni nazionali per la salvaguardia del grano.

Diamo valore alla cerealicoltura toscana. Questo non è solo il titolo di un evento ma un invito a non perdere di vista un settore strategico per l’economia senese. Forse anche per questo la sala dove si è svolto il convegno, all’hotel Garden, è stata riempita fino all’inverosimile di imprenditori agricoli arrivati non solo dal territorio senese ma anche dal resto della Toscana, dalle zone dove la vocazione cerealicola è sempre stata settore trainante e oggi è in ginocchio.

“Con piacere abbiamo ospitato a Siena, terra di grandi produzioni cerealicole, l'iniziativa di Coldiretti Toscana che vuole fare il punto sulla produzione e sul mercato dei grani – commenta Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena -. In un momento di crisi dei prezzi dei cereali, è importante infatti avere le idee chiare sulle prospettive e sul futuro che ci aspetta nonché sulle azioni che possono essere messe in campo per salvaguardare il reddito delle imprese. E proprio da questi lavori è arrivato un contributo importante per questo settore così strategico per la nostra provincia”.

“La possibilità di dare giusto valore al grano dei nostri territori passa, per questa filiera come per le altre, dall’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta. Bisogna smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano – ha detto Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana - in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo. Siamo molto soddisfatti del percorso avviato con lo schema di decreto firmato dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda per rendere obbligatoria l’indicazione di origine del grano utilizzato per la pasta, ora in attesa dell’ok definitivo da parte di Bruxelles.

“Non possono essere più tollerate speculazioni come quelle che hanno determinato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione”, precisa Antonio De Concilio, Direttore di Coldiretti Toscana. “In pericolo non ci sono solo la produzione di grano duro e la vita delle aziende agricole che lo coltivano, fatto già gravissimo, ma anche un territorio a rischio desertificazione che vedrebbe stravolto lo stesso paesaggio toscano e con una perdita di un valore aggiunto per l’intera regione di oltre 200 milioni di euro. Questo incontro vuole essere il punto di partenza di un nuovo modello di filiera, perché così non funziona, non dà reddito. Ma noi i soldi non li vogliamo dal Ministero, li vogliamo dal giusto prezzo del lavoro, della produzione”.

Prima di entrare nel vivo, i saluti dell’onorevole PD Luigi Dallai e del vicesindaco di Siena Fulvio Mancuso: “Le misure prese per il settore sono state insufficienti e non è popolare adesso il ruolo della politica. Ora però è importante parlare di filiera e affrontare la questione partendo da qui. Per me è importante ascoltare oggi, ascoltare le vostre esigenze e proposte in modo da poter valutare le possibili interazioni tra produzione e distribuzione” ha detto Dallai.

“Questa platea è degna della battaglia che Coldiretti sta portando avanti. Esprimo l’appoggio personale e dell’amministrazione comunale per la vostra lotta. E’grazie a voi, al vostro lavoro se il territorio è ancora sintesi di produttività e di bellezza. La speculazione sul settore cerealicolo è vergognosa. Una fiammella di speranza si è accesa grazie al risultato ottenuto dell’etichettatura di alcuni prodotti. Lo volete voi ma lo vogliono anche i consumatori, sempre più attenti ed esigenti. Le istituzioni locali possono supportarvi nella consapevolezza dell'importanza del settore dell'agricoltura. Possiamo aiutare a diffondere la consapevolezza e la cultura di che cosa possiamo portare in tavola. Lo facciamo tramite gli orti urbani, gli sgravi fiscali e anche i mercati di quartiere, a filiera corta. E con il progetto della banca della terra”.

Alberto Bertinelli, delegato confederale Coldiretti Siena ha parlato dell’importanza della cerealicoltura nel territorio senese: “Nella strategia avremo il successo economico delle nostre imprese”.

“Questa filiera è quella del pilastro del Made in Italy: la pasta – ha aggiunto Fabio Del Bravo, responsabile servizi sviluppo rurale Ismea - . La produzione mondiale è in crescita ma è concentrata in poche zone, come l'Ue e il Canada. Questo la rende molto legata agli agenti atmosferici. La filiera nazionale presenta molti produttori, molti centri di stoccaggio, pochi mulini, pochi centri distributivi. Questo riduce la forza contrattuale dei produttori. L'Italia è un Paese importatore di grano, specialmente da Canada e Usa. Esportiamo poi la pasta. Il paradosso è che il prezzo del grano italiano è più basso rispetto a quello estero. La redditività è sempre più bassa. Bisogna innescare un processo virtuoso per incrementare la qualità. Alessia Liguori responsabile marchio Coop settore pasta ha precisato: “Abbiamo lanciato Origini Trasparenti per dire al consumatore dove sono fatti i prodotti. Il 90% dei nostri fornitori è italiano”. 

Gianluca Lelli, capo area economica Coldiretti ha parlato in termini di numeri: “La nostra produzione agroalimentare del pane, della pasta e dei prodotti da forno non ha eguali per diversità e dimensione. Ma la produzione cerealicola è in calo, con un'industria molitoria spesso miope e inadeguata al futuro. Tre multinazionali hanno il 63% delle sementi. Tra il 2015 e 2016 i produttori toscani hanno rimesso 2,5 milioni di euro sul grano tenero e 40 milioni sul grano duro. Per reagire non possiamo che spingere per l'etichettatura obbligatoria. Bisogna bloccare l'importazione del grano extra Ue a dazio zero. L'assurdo è che poi noi esportiamo la pasta, ad esempio in Canada, sottoposta a dazi. In Canada come in Francia, però, il grano viene seccato con il glifosate, non con il sole. Ecco perché si deve controllare che i grani non vengano mischiati. Dobbiamo fare una borsa merci unica e riqualificare i centri di stoccaggio. Stiamo facendo una battaglia per avere rigore sulle microtossine, perché noi abbiamo meno problemi rispetto ai paesi del nord America”.

Redazione Nove da Firenze