Ottavi di Coppitalia, missione compiuta, ci aspetta il Napoli che intanto sarà per l’appunto al Franchi domenica all’ora di pranzo: a guardare il tabellone scommetteresti che passeranno le otto che giocano in casa, poi pensi però che il pallone è tondo, che la Viola targata Vanoli ne ha fatte sette in due match, che questa volta non ne ha incassate, insomma non è proprio persa in partenza quella sfida là, e già domenica ci sarà modo di prendergli le misure.
Ci ha messo un po’ tanto semmai, la Fiorentina, un tempo intero e qualche spicciolo, a prendere le misure a un Pisa che gioca da serie B, chiuso e roccioso con tendenza evidente al catch e alla lotta libera ma anche con qualche buona ripartenza e alcuni elementi interessanti tipo il giovane Rao, gli ormai noti Léris e Moreo e il vecchio indomito inossidabile Petagna (che spettacolo alk limite del wrestling la sfida con Viery!). Ci ha messo un po’ tanto e ha perfino corso qualche brivido, tipo la botta sul palo di Rao quando ancora Dragusin non aveva piegato le mani a Scuffet che ha scodellato un bel pallone a Pellegrino, e lui in bella contorsione – eh sì, il gesto atletico va rimarcato – ha messo dentro il gol del vantaggio.
Fino a quel punto, in tutta onestà, a parte appunto il palo di Rao, unico tiro in porta del Pisa in tutto il match, aveva vissuto di noia e confusione, ritmo lento e giropalla formato ghiro in letargo invernale, tanti anzi troppi errori nei passaggi, salvo qualche sprazzo qua e là.
E segni di nervosismo, certo. Ma sfido chiunque a star sereno quando in mezzo al campo c’è uno come mister Marinelli da Tivoli. Serata schizofrenica al peggio del peggio delle sue mai onorabilissime prestazioni, falli fischiati a caso, fiscalismi eccessivi seguiti da permissivismi appunto ai limiti del wrestling, cartellini discutibilissimi e diversi altri mancanti, e qualche valutazione ai limiti dell’assurdo come il fischio ingoiato sulla palese enorme trattenuta prolungata di Canestrelli a Pellegrino, un paio di minuti dopo il vantaggio firmato dall’ariete argentino. Direzione pazzesca di uno che pretende di fare il maresciallo quando non è nemmeno un caporale di giornata. Amen.
Ma con il correre dei minuti si è vista un’altra Fiorentina, pur nella prudenza che aveva suggerito a Vanoli qualche importante rimescolata in formazione, principalmente nella bacchetta da direttore d’orchestra messa in mano a Oulaï affiancato dai fedelissimi Ndour e Brescianini – pure loro ci hanno messo un bel po’, a venir fuori, più il biondo ex Atalanta, che infatti è rimasto in campo solo un’ora – e con la rinnovata fiducia sulle fasce dietro a Joao Mario e Valdepeñas, anche qui per entrambi un’altra prova con più ombre che luci. Impressione che vale per Mastantuono: la classe non gli manca, la continuità e la capacità di fare squadra insomma, la fase difensiva bah.
Si è vista un’altra Fiorentina, poi, con i cambi all’ora di gioco. Tu butti dentro Njie, lo Speedy Gonzales de noantri con la fibra ottica nelle gambe, e il Pote Gonçalves, l’uomo che gioca in frac e ha i piedi foderati di cashmere, e hai fatto la differenza. Vanoli l’ha capito, detto fatto, tre a zero. Eh già. Ora, non gongoliamo, non illudiamoci troppo, non corriamo con la fantasia. Ma come ci piacciono le strappate di Nje, velocissimo e intelligente e infaticabile.
La caparbietà di Pellegrino, che non sarà Batistuta – ma quando cominciò con la Viola, lo soprannominavano Carciofuta, non dimentichiamolo – e si mangia anche stavolta un paio di bei gol: però lotta e fa reparto, corre, torna, combatte e poi comunque la zampata vincente la trova, e per ora non gli è arrivato un cross decoroso sulla testa. L’incredibile nonchalance con cui Oulaï fa sembrare semplicissime le cose più difficili: e anche lui caparbio e grintoso su tutti i palloni, non avrà la classe di Fagioli ma quanto a dinamismo, che trasmette poi ai compagni, non gli è certo secondo. La dedizione di Willy Gnonto, pure lui finalmente a segno in una gara che l’ha visto dovunque.
La classe del Pote, sì, vero, si è già detto. La ferocia di Dragusin e Viery nel corpo a corpo.
Insomma, un po’ per volta viene su una Fiorentina che ci può piacere, e che può prendere e dare soddisfazioni. I baci ai tifosi di Joseph Commisso sono già una bella immagine. L'importante è continuare.
FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Joao Mario, Dragusin (46' Viery), Pongracic, Valdepeñas (72' Jimenez); Ndour, Oulaï, Brescianini (60' Pedro Gonçalves); Mastantuono (60' Njie), Pellegrino (83' Beto), Gnonto. A disp: Dodo, Ranieri, Lezzerini, Fagioli, Christensen. All. Vanoli
PISA (3-4-2-1): Scuffet; Primasso (64' Coppola), Caracciolo, Canestrelli; Zanon (59' Angori), Piccinini, Loyola, Leris (76' Denoon); Ferrah, Rao (59' Moreo); Pittarello (59' Petagna). A disp. Tramoni, Esteves, Vural, Loria, Frosali, Correia, Calabresi, Leone, Confente. All. Bianco.
ARBITRO: Marinelli di Tivoli; assistenti Bahri e Di Giacinto, quarto uff. Manedo Mazzoni, Var Santoro e Meraviglia
MARCATORI: 40' Pellegrino, 71' Gnonto, 92' Pedro Gonçalves
NOTE: ammoniti Mastantuono (F), Loyola (P), Canestrelli (P), Valdepenas (F; angoli 4-0 Fiorentina; spettatori 17.474