Fiorentina forza tre, in Coppa missione compiuta contro un ostico Pisa

A segno Pellegrino, Gnonto e Gonçalves. Prova di carattere e lampi di classe individuale in una partita complicata

Paolo
Paolo Pellegrini
16 Settembre 2026 00:34
Fiorentina forza tre, in Coppa missione compiuta contro un ostico Pisa
Foto Fabio Vanzi

Ottavi di Coppitalia, missione compiuta, ci aspetta il Napoli che intanto sarà per l’appunto al Franchi domenica all’ora di pranzo: a guardare il tabellone scommetteresti che passeranno le otto che giocano in casa, poi pensi però che il pallone è tondo, che la Viola targata Vanoli ne ha fatte sette in due match, che questa volta non ne ha incassate, insomma non è proprio persa in partenza quella sfida là, e già domenica ci sarà modo di prendergli le misure.

Ci ha messo un po’ tanto semmai, la Fiorentina, un tempo intero e qualche spicciolo, a prendere le misure a un Pisa che gioca da serie B, chiuso e roccioso con tendenza evidente al catch e alla lotta libera ma anche con qualche buona ripartenza e alcuni elementi interessanti tipo il giovane Rao, gli ormai noti Léris e Moreo e il vecchio indomito inossidabile Petagna (che spettacolo alk limite del wrestling la sfida con Viery!). Ci ha messo un po’ tanto e ha perfino corso qualche brivido, tipo la botta sul palo di Rao quando ancora Dragusin non aveva piegato le mani a Scuffet che ha scodellato un bel pallone a Pellegrino, e lui in bella contorsione – eh sì, il gesto atletico va rimarcato – ha messo dentro il gol del vantaggio.

Fino a quel punto, in tutta onestà, a parte appunto il palo di Rao, unico tiro in porta del Pisa in tutto il match, aveva vissuto di noia e confusione, ritmo lento e giropalla formato ghiro in letargo invernale, tanti anzi troppi errori nei passaggi, salvo qualche sprazzo qua e là.

E segni di nervosismo, certo. Ma sfido chiunque a star sereno quando in mezzo al campo c’è uno come mister Marinelli da Tivoli. Serata schizofrenica al peggio del peggio delle sue mai onorabilissime prestazioni, falli fischiati a caso, fiscalismi eccessivi seguiti da permissivismi appunto ai limiti del wrestling, cartellini discutibilissimi e diversi altri mancanti, e qualche valutazione ai limiti dell’assurdo come il fischio ingoiato sulla palese enorme trattenuta prolungata di Canestrelli a Pellegrino, un paio di minuti dopo il vantaggio firmato dall’ariete argentino. Direzione pazzesca di uno che pretende di fare il maresciallo quando non è nemmeno un caporale di giornata. Amen.

Foto Fabio Vanzi

Ma con il correre dei minuti si è vista un’altra Fiorentina, pur nella prudenza che aveva suggerito a Vanoli qualche importante rimescolata in formazione, principalmente nella bacchetta da direttore d’orchestra messa in mano a Oulaï affiancato dai fedelissimi Ndour e Brescianini – pure loro ci hanno messo un bel po’, a venir fuori, più il biondo ex Atalanta, che infatti è rimasto in campo solo un’ora – e con la rinnovata fiducia sulle fasce dietro a Joao Mario e Valdepeñas, anche qui per entrambi un’altra prova con più ombre che luci. Impressione che vale per Mastantuono: la classe non gli manca, la continuità e la capacità di fare squadra insomma, la fase difensiva bah.

Si è vista un’altra Fiorentina, poi, con i cambi all’ora di gioco. Tu butti dentro Njie, lo Speedy Gonzales de noantri con la fibra ottica nelle gambe, e il Pote Gonçalves, l’uomo che gioca in frac e ha i piedi foderati di cashmere, e hai fatto la differenza. Vanoli l’ha capito, detto fatto, tre a zero. Eh già. Ora, non gongoliamo, non illudiamoci troppo, non corriamo con la fantasia. Ma come ci piacciono le strappate di Nje, velocissimo e intelligente e infaticabile.

La caparbietà di Pellegrino, che non sarà Batistuta – ma quando cominciò con la Viola, lo soprannominavano Carciofuta, non dimentichiamolo – e si mangia anche stavolta un paio di bei gol: però lotta e fa reparto, corre, torna, combatte e poi comunque la zampata vincente la trova, e per ora non gli è arrivato un cross decoroso sulla testa. L’incredibile nonchalance con cui Oulaï fa sembrare semplicissime le cose più difficili: e anche lui caparbio e grintoso su tutti i palloni, non avrà la classe di Fagioli ma quanto a dinamismo, che trasmette poi ai compagni, non gli è certo secondo. La dedizione di Willy Gnonto, pure lui finalmente a segno in una gara che l’ha visto dovunque.

La classe del Pote, sì, vero, si è già detto. La ferocia di Dragusin e Viery nel corpo a corpo.

Insomma, un po’ per volta viene su una Fiorentina che ci può piacere, e che può prendere e dare soddisfazioni. I baci ai tifosi di Joseph Commisso sono già una bella immagine. L'importante è continuare.

FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Joao Mario, Dragusin (46' Viery), Pongracic, Valdepeñas (72' Jimenez); Ndour, Oulaï, Brescianini (60' Pedro Gonçalves); Mastantuono (60' Njie), Pellegrino (83' Beto), Gnonto. A disp: Dodo, Ranieri, Lezzerini, Fagioli, Christensen. All. Vanoli

PISA (3-4-2-1): Scuffet; Primasso (64' Coppola), Caracciolo, Canestrelli; Zanon (59' Angori), Piccinini, Loyola, Leris (76' Denoon); Ferrah, Rao (59' Moreo); Pittarello (59' Petagna). A disp. Tramoni, Esteves, Vural, Loria, Frosali, Correia, Calabresi, Leone, Confente. All. Bianco.

ARBITRO: Marinelli di Tivoli; assistenti Bahri e Di Giacinto, quarto uff. Manedo Mazzoni, Var Santoro e Meraviglia

MARCATORI: 40' Pellegrino, 71' Gnonto, 92' Pedro Gonçalves

NOTE: ammoniti Mastantuono (F), Loyola (P), Canestrelli (P), Valdepenas (F; angoli 4-0 Fiorentina; spettatori 17.474

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