Eccidio Padule di Fucecchio, Bugli: "Basta atteggiamenti ispirati a razzismo e xenofobia"

Sullo sfondo il caso di Radio Studio 54 a Firenze. Domani le celebrazioni del 75° anniversario dell'eccidio di Fivizzano


FIRENZE-"Questa commemorazione ricorda la vastità dell'offesa che il nazifascismo inflisse al nostro Paese. Nell'Eccidio del Padule di Fucecchio i nazisti uccisero a sangue freddo 174 civili, tra cui molti anziani, e 63 donne. Anche 27 bambini furono trucidati. Tutti con un nome e con una vita che potevano avere ma che non hanno mai vissuto". Lo ha detto ieri l'assessore regionale alla presidenza Vittorio Bugli deponendo, assieme alla vicesindaca di Fucecchio Emma Donnini, una corona d'alloro in ricordo delle vittime. All'alba del 23 agosto 1944 i nazisti circondarono l'area del Padule di Fucecchio e fecero fuoco su 174 civili dopo averli stanati nelle loro case. 75 anni dopo, Fucecchio ha ricordato la sua pagina più triste al Giardino della Memoria a Massarella. "Tutti i bambini trucidati nelle varie guerre – ha aggiunto Bugli - hanno un nome. Come lo hanno i bambini e le persone che ancora oggi sono oggetto di stragi o vittime comunque in altro modo di guerre, lotte civili, conflitti, migrazioni. L'estate del '44 è la stagione delle stragi nazifasciste in Toscana. Furono più di 280 i Comuni interessati 83, i morti tra i civili furono circa 4.500. Con la loro partecipazione attiva alle stragi dell'estate 1944, i fascisti scrissero un'altra pagina infame della loro collaborazione con l'occupante nazista".

L'eccidio si consumò solo undici giorni dopo la strage di Sant'Anna di Stazzema, a conferma che esisteva una strategia del sangue e della violenza cieca "contro i disarmati" ha osservato Bugli. Le vittime venivano da Fucecchio, Monsummano, Ponte Buggianese, Lamporecchio, Pieve a Nievole, Montecatini Terme, Larciano, Cerreto Guidi e Uzzano. Solo una settimana dopo l'eccidio, il 1° settembre '44, Fucecchio fu finalmente liberata dai tedeschi.

Alcuni giorni fa, dietro disposizione del Tribunale del Riesame che ha accolto la tesi dell’accusa a suo tempo respinta dal giudice per le indagini preliminari, i carabinieri hanno posto sotto sequestro preventivo le attrezzature di Radio Studio 54, un’emittente dell’area metropolitana fiorentina accusata di diffamazione e odio razziale. E’ di oggi la notizia che, grazie ad un server in Usa, l’emittente ha ripreso le sue trasmissioni via web.

Bugli ha sottolineato ancora come quella memoria debba essere tenuta viva, soprattutto oggi. "Segnali preoccupanti di populismo, di razzismo e di xenofobia punteggiano la carta politica italiana ed europea provocando un allarme crescente e giustificato: ricordiamoci, oggi, i disastri di un uso strumentale ed aggressivo dell'identità nazionale. Dare spazio ad atteggiamenti ispirati a razzismo e xenofobia è un comportamento di assoluta gravità. Non si tratta di esternazioni incaute o estemporanee: in Italia il razzismo ha una storia ed una preistoria, un sommerso, il cui vertice in termini di organizzazione ideologica e di volontà politica, si situa nel Ventennio fascista e soprattutto nella seconda metà degli Anni '30 ed ha lasciato ferite profonde e mai rimarginate". Da quegli anni non solo l'Italia ma anche l'Europa è uscita diversa, "con i valori della pace, della libertà e della solidarietà". "Si è affermato - ha proseguito Bugli - un 'modello sociale europeo' che ha rappresentato e rappresenta uno strumento di coesione sociale, di diritti sostanziali e di promozione dell'uguaglianza. Un modello che va difeso perchè riconosce la dignità della persona come valore primario. È l'Europa che difende la libertà di espressione, di religione, di orientamento sessuale. È l'Europa che tutela l'integrità della persona. È l'Europa che sostiene chi è vulnerabile e che ha fatto del proprio sistema di welfare un modello universalmente riconosciuto". Bugli ha quindi concluso con un riferimento alla situazione politica attuale, alla crisi di governo dalla quale in questi giorni il Paese sta cercando di uscire. "Non c'è democrazia se c'è la lacerazione della politica. L'Italia deve ritrovare la politica che si merita, gli italiani devono avere i rappresentanti che si meritano, i giovani devono ritrovare la voglia di capire, studiare, approfondire, sentire dentro i sentimenti che suscita affrontare i temi del mondo, anche attraverso la cultura, ed avere diritto di farlo, pretendendo di farlo, con lo strumento della buona politica".

Durante le celebrazioni dell'Eccidio il momento della memoria è stato affidato allo spettacolo teatrale "L'ultimo fiume" dell'Associazione Elan Frantoio, che si è tenuto nella frazione Casotto del sordo. Lo spettacolo è stato ideato e diretto dalla regista Firenza Guidi, la cui stessa famiglia fu colpita dalla violenza nazista: suo nonno e suo zio furono fucilati. In serata ad Anchione, nel comune di Ponte Buggianese, si è tenuta una messa solenne per le vittime, poi le note della Filarmonica Nucci hanno chiuso uno degli eventi commemorativi che continueranno fino al 7 settembre.

Domani avrà luogo la commemorazione del 75° anniversario dell’Eccidio di Vinca, l'efferato crimine contro l’Umanità perpetrato, ai piedi delle Alpi Apuane nel piccolo borgo tra il 24 e il 27 agosto del 1944, da soldati nazisti guidati da militi fascisti. La barbarie iniziò il 12 agosto con l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Da questo momento in poi la Panzer Grenadier Division Reichsfuhrer-SS, guidata dal comandante Reder, avanzò inarrestabile per punire gli italiani dopo l’armistizio firmato con gli Alleati l’8 settembre del 1943. Hitler visse l’8 settembre come un insopportabile tradimento che meritava di essere punito in modo esemplare. Iniziarono così i singoli eccidi, a intere comunità, compiuti dalle forze armate tedesche tra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945.

Domani il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica Federale di Germania Frank Walter Steinmeier, saranno a Fivizzano per la commemorazione del 75° anniversario degli eccidi avvenuti in quel territorio durante la Seconda guerra mondiale. Durante la solenne cerimonia, i presidenti depositeranno davanti al Comune una corona ai caduti e dopo scopriranno una targa commemorativa in ricordo della giornata e in ricordo del sacrificio delle vittime.

L’eccidio di Vinca va ricordato. Alle 8 del mattino del 23 agosto del 1944, cominciarono ad arrivare in paese le prime camionette tedesche e altre ancora gremite di fascisti appartenenti alla formazione dei Mai Morti, una formazione che terrorizzava, per la sua brutalità, tutta la Lunigiana. Il comandante della Brigata Nera, il “Mussolini di Carrara”, inviò quasi 100 uomini per aiutare i soldati nazisti ad orientarsi nei boschi e giungere nei paesi abitati. L’esercito della morte, costituito da soldati nazisti e uomini delle Brigate nere che partecipavano direttamente all’azione, si scagliò con una violenza inumana sull’inerme borgo di Vinca. Nel paese ormai vi erano solo donne, bambini e pochi anziani. I partigiani e i maschi adulti che sapevano dell’arrivo dei nazisti, avevano già lasciato il villaggio. Ma ai nazisti non interessava, perché per loro non “fu una rappresaglia” come affermò Reder al processo di Bologna. Ai nazisti interessava non lasciare traccia di vita umana nel paese. L’elenco delle crudeltà inflitte da nazisti e fascisti, e testimoniate dai superstiti, va oltre ogni immaginazione: con un neonato di pochi mesi si giocò al “Tiro al pettirosso”. A una diciannovenne prossima al parto, fu strappato il feto dalla pancia e fucilato dopo averlo messo nelle braccia del suo cuginetto, ucciso anch’egli dalla scarica di pallottole impazzite. Un’altra donna fu impalata “dalla natura alla bocca”. E poi ancora, persone seviziate e corpi decapitati, fragore di mitragliatrici, urla di feriti, ordini secchi in tedesco e un incessante suono carnevalesco di un organetto. Alcune testimonianze riportarono che l’esercito della morte suonava un organetto mentre uccideva, casa dopo casa.

Redazione Nove da Firenze