Don Momigli va a Scandicci: tutti i trasferimenti nell'Arcidiocesi di Firenze

Ecco la Lettera al clero del Cardinale Betori


L'Arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, con una Lettera al clero fa il punto della situazione ed indica i cambiamenti dei parroci. Spicca l'arrivo a Scandicci di don Giovanni Momigli, che per anni a Campi Bisenzio ha svolto un lavoro egregio.

Ma ecco le indicazioni dell'arcivescovo Betori attraverso la sua

LETTERA AL CLERO:

RIFLESSIONI, INDICAZIONI E COMUNICAZIONI

Cari fratelli,

quest’anno l’emergenza per la pandemia da coronavirus non ci permette di ritrovarci a metà giugno a Monte Senario. Affido perciò a questa lettera le indicazioni circa nomine e trasferimenti che andranno in vigore nel prossimo mese di settembre, facendole precedere, come è consuetudine, da alcune considerazioni e indicazioni generali.

1. – L’ATTUALE SITUAZIONE SOCIALE E PASTORALE

In questi mesi più volte vi ho raggiunto con i miei scritti, accompagnando di volta in volta i provvedimenti del Governo, le disposizioni della C.E.I., le indicazioni della nostra Diocesi. Sono stati mesi difficili quelli che abbiamo dovuto vivere, in cui non è stato facile comporre esigenze diverse, a volte perfino contrastanti. E le difficoltà continuano a permanere. La chiave di lettura che di volta in volta ho cercato di offrirvi è stata quella di una prospettiva di equilibrio, che non intaccasse i principi, ma li collocasse nella concretezza delle situazioni.

Non è facile trovare la strada maestra della responsabilità in mezzo alle tensioni che si sono create. C’è chi è giunto ad accusare di viltà i vescovi, ritenuti mercenari e non pastori, rimproverati di non aver contestato e violato le disposizioni dello Stato, quasi che nell’accettare di celebrare senza la presenza del popolo fosse in questione la fede, dimenticando che ci sono fratelli cristiani, in alcune zone del mondo, che attendono mesi e mesi per poter partecipare alla Messa. Dall’altra parte non sono mancati i rimproveri di chi ha accusato la Chiesa di scarsa attenzione verso la salute della gente, quasi che, mentre la vita sociale si apprestava a riprendere nelle sue varie espressioni, si dovesse rinunciare alla vita sacramentale del popolo, giudicando impossibile trovare forme per celebrare in sicurezza; soprattutto ritenendo che chiedere alle autorità dello Stato di trovare modi con cui poter vivere la dimensione liturgica della fede fosse esigere un privilegio e non la ricerca di modalità con cui esercitare un diritto costituzionale, poter vivere la propria religione e il proprio culto.

Non è stato facile per nessuno di noi muoverci in questo contesto. Ribadisco che, per quanto mi riguarda, le scelte sono state sempre orientate dalla volontà di servire il nostro popolo e così ho cercato sempre di chiarirvi. Devo esprimervi la mia gratitudine per come avete vissuto questi giorni in spirito di comunione, anche quando le richieste da parte mia e dei miei collaboratori si sono fatte puntuali, accrescendo il vostro lavoro. Posso assicurarvi che non si è mai trattato di volontà di controllo, ma di acquisizione di dati per rispondere a chi aveva l’autorità per chiederceli, nonché di offerta di sostegno per favorire scelte più omogenee, per un’immagine unitaria della nostra Chiesa.

Ora le cose non si sono fatte più facili, perché proprio l’allentamento di vincoli stretti fa sì che aumenti la responsabilità nel fare scelte sagge ed equilibrate, senza fughe in avanti ma neanche senza sottrarci al dovere di offrire alla nostra gente ciò a cui ha diritto in termini di vita sacramentale, di formazione della fede, di esperienza comunitaria. Generosità e prudenza ci guidino anche nelle scelte che facciamo circa le attività estive con i ragazzi, come pure per la ripresa di manifestazioni della devozione popolare quali le processioni.

Il nostro sguardo però deve allargarsi oltre i confini dell’azione pastorale e cercare di cogliere quanto si muove a livello culturale e sociale. Un aspetto del cambiamento in atto lo abbiamo toccato con mano nella crescita della povertà a cui si è cercato di dare risposte nuove e più estese. Vi ringrazio per l’impegno profuso sul fronte caritativo in questi mesi. Prepariamoci a interventi altrettanto se non più rilevanti nell’immediato futuro. Un futuro su cui peseranno gli effetti della preannunciata crisi economica, con conseguenze intuibili di sfaldamento del tessuto sociale, di sofferenze impensabili per molte famiglie.

Ancor più preoccupante, sebbene meno evidenziata nella comunicazione sociale, è la crisi culturale in cui è precipitato il nostro mondo, costretto a rivedere i propri criteri di vita. Per un verso questo, se ben accompagnato, potrebbe significare un ritorno ai principi ultimi dell’esistenza che erano stati soffocati dalla società consumista e individualista; dall’altra parte però dovremo fare i conti con uomini e donne che, privati dei loro riferimenti comportamentali abituali, potrebbero anche andare totalmente alla deriva, se non saranno aiutati a riportarsi alle radici ultime dell’umano, che vengono a riemergere a causa del ritorno sociale della morte e della riscoperta della necessità della cura dell’altro. A ben riflettere tutto questo cambia totalmente l’orizzonte dell’annuncio della fede, fino a ieri chiamato a confrontarsi con la hybris dell’uomo che pensava di non aver bisogno di Dio e degli altri; la nostra parola e testimonianza ora dovrà invece assumere il volto mite della misericordia verso l’umanità ferita. Dovremo riflettere bene su come, a questo cambio di scenario, possiamo rispondere con una conversione pastorale ormai indifferibile.

Vorrei legare queste ultime riflessioni al fatto che il nostro Cammino sinodale per sé non si è interrotto e ora va ripreso con convinzione, valorizzando i modi nuovi di fare formazione e dialogo con le comunità che abbiamo sperimentato nella “fase uno” della pandemia e soprattutto misurandosi con gli interrogativi posti alla fede dai cambiamenti culturali. Ricordo che il nostro Cammino non è un Sinodo, in quanto non si ripromette di giungere a indicazioni normative o a decisioni da applicare, ma più semplicemente vuole essere un confronto che permetta di misurarci con le nuove prospettive pastorali aperte da Papa Francesco. Dobbiamo confrontarci con un radicale cambiamento non tanto nelle cose da fare, bensì nell’atteggiamento da assumere di fronte al compito di incarnare il Vangelo nel tempo presente, un tempo in prepotente evoluzione.

Siamo entrati con questo anno nella seconda tappa del Cammino, quella in cui dovremmo sviluppare il dialogo con le realtà presenti nel territorio, per metterci in ascolto delle attese che vivono nel cuore dei nostri contemporanei e orientarle al Vangelo. Dovremo quindi individuare i modi con cui farci presenti alla società e porgere a essa il volto di una comunità che non intende imporre e imporsi, ma aprire relazioni e arricchirsi di quanto gli altri potranno aiutarci a scoprire. Non si tratta di cominciare da capo, perché so bene che le nostre parrocchie non vivono separate dal loro territorio, anzi ne sono presenze qualificate e riconosciute. Ma ora si tratta di tradurre forme consolidate di collaborazione a servizio della gente in forme forse meno abituali di confronto culturale, avendo chiaro che ciò che ci preme è capire quali sono le strade su cui incamminarci per rendere fruttuoso il nostro annuncio del Vangelo.

Prima di far questo, tuttavia, sarà importante raccogliere tutte le esperienze positive emerse in questi ultimi mesi, segnati dai limiti posti alla nostra azione pastorale pubblica ma anche assai ricchi nella scoperta di forme nuove di comunicazione e crescita nella fede, in particolare nelle nostre famiglie. Non dobbiamo disperdere questa ricchezza, che andrà traghettata, nelle modalità più opportune, nella pastorale parrocchiale del futuro. A questo è finalizzata un’iniziativa di raccolta e di condivisione di esperienze e materiali prodotti in questi mesi, promossa dal Consiglio Pastorale Diocesano e dal Comitato Sinodale.

Infine, non dimentichiamo mai quello che è il traguardo a cui vogliamo giungere con il nostro Cammino: mettere insieme linee di lettura della realtà da condividere e priorità di azione pastorale da riconoscere, come pure ambiti privilegiati di presenza come cattolici nella società.

2. – TRASFERIMENTI E NOMINE

Passo ora alle nomine e ai trasferimenti che pubblicati ora, come negli ultimi anni, andranno in vigore di norma all’inizio del nuovo anno pastorale. Ringrazio il Vicario generale e i Vicari episcopali il cui aiuto è stato importante nel prendere le decisioni. Ringrazio i Vicari foranei per la collaborazione, con informazioni sulla situazione dei territori. Ringrazio infine quanti hanno dato la loro disponibilità ai trasferimenti, sia proponendoli sia accogliendo l’invito che ho loro fatto, avendo come obiettivo la ricomposizione in modo ordinato del quadro della presenza dei preti sul territorio, dovendo far fronte ai cambiamenti richiesti da diverse circostanze.

a) I nostri morti, nuovi preti nel nostro presbiterio, i nostri preti in missione come “fidei donum”.

Prima di passare all’elenco delle nomine, ricordo i fratelli sacerdoti che, dal giugno scorso, ci hanno lasciato per tornare alla Casa del Padre: don Fabrizio Poli, don Susai Senthurian, don Gabriele Cecchini, don Carlo Giorgi, don Giulio Andreini. Con loro ricordiamo anche il diacono permanente Mariano Inghilesi. Manteniamo viva la memoria dei nostri defunti, ricordiamoli nella nostra preghiera, grati per il dono del loro ministero alla Chiesa fiorentina.

Quest’anno, per la prima volta da quando ho assunto la guida della Diocesi, non abbiamo avuto la gioia di ordinare nuovi preti. Un segno che sollecita l’impegno di tutti nel riproporre alle nostre comunità, e in particolare ai giovani, l’importanza del sacerdozio ministeriale.

In quest’ultimo anno, mediante l’incardinazione, sono entrati a far parte del presbiterio alcuni sacerdoti da tempo operanti nelle nostre comunità: don Reynold Corcino e don Marcial Guillermo Gonzalez Araya. Li accogliamo tra noi con cordiale fraternità, grati per il servizio che hanno reso e continueranno a rendere alla nostra diocesi.

Il nostro pensiero va anche ai nostri preti che, “fidei donum”, con generosità apostolica sono al servizio di altre Chiese: don Gherardo Gambelli, in missione in Ciad nel vicariato apostolico di Mongo; don Paolo Sbolci e don Marco Paglicci, in Brasile nella nostra missione a Salvador Bahìa; don Tiziano Scaccabarozzi, anch’egli in Brasile ma a Tocantìns, e don Leonardo Mazzei in Perù a Lima, ambedue con l’Operazione Mato Grosso; infine don Antonio De Togni, nella diocesi di Ibarra in Ecuador. A loro il nostro fraterno saluto e la comunione nella preghiera.

b) Trasferimenti e nomine di parroci e vicari parrocchiali.

Vicariato di Antella - Ripoli - Impruneta: don Mario Landi lascia la guida delle parrocchie dei Santi Stefano e Caterina a Pozzolatico e di San Pietro in Jerusalem (San Gersolè) e il suo posto viene preso da don Giulio Cirri.

Vicariato di Campi Bisenzio: don Marcial Guillermo Gonzalez Araya viene sostituito da don Jikku Mathew come vicario parrocchiale a Santo Stefano a Campi.

Vicariato di Empoli – Montelupo: in sostituzione di don Luca Bolognesi vicario parrocchiale a San Giovanni Evangelista a Montelupo diventa don Joseph Vishal Machunkal Antony.

Vicariato di Firenzuola: don Aldo Menichetti sarà il successore di don Carlo Giorgi come parroco di San Giovanni Battista a Firenzuola e amministratore parrocchiale di San Michele a Casanuova.

Vicariato del Mugello: nell’unità pastorale di Borgo San Lorenzo lasciano i due vicari parrocchiali don Antonio Lari e don Matteo Perini, sostituiti da don Francesco Alpi; don Stefano Pieralli finora parroco dell’unità pastorale di Vicchio viene sostituito da don Maurizio Pieri; nella stessa unità pastorale subentra a don Francesco Alpi come vicario parrocchiale don Francis Ngong Wam, proveniente dalla diocesi di Bamenda (Cameroun); don Jean Denis Nsalien Nswete diventa parroco di Santa Maria a Dicomano al posto di don Carlo Ballerini; a San Pietro a San Piero a Sieve e a Santo Stefano a Campomigliaio don Daniele Centorbi subentra come parroco a don Luca Carnasciali; don Cristian Comini finora parroco a San Pietro a Luco di Mugello passa al servizio dell’Ordinariato Militare e gli succede don Marcial Guillermo Gonzalez Araya.

Non ci sono novità nel Vicariato di Pontassieve.

Vicariato di Porta alla Croce: vicario parrocchiale a Sant’Antonino a Bellariva diventa don Biagio Melchiorre al posto di don Stefano Mantelli; don Sergio Merlini viene nominato parroco in solido di Santa Caterina a Coverciano, dove da tempo collabora con il parroco don Luciano Genovese; don Leonardo De Angelis è il nuovo parroco di San Marco Vecchio in luogo di don Leonardo Salutati, mentre don Matteo Perini sostituisce come vicario parrocchiale nella medesima parrocchia don Leonardo Tarchi.

Vicariato di Porta al Prato: nella parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della Pace don Bartolomeo De Filippis, sacerdote dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, prende il posto di don Francesco Vermigli come vicario parrocchiale; don Daniele Centorbi è sostituito da don Leonardo Tarchi come vicario parrocchiale a San Jacopo in Polverosa; la parrocchia di Santa Lucia alla Sala avrà come amministratore parrocchiale don Claudio Fattori parroco di San Pietro a Quaracchi.

Non si registrano cambiamenti nel Vicariato di Porta Romana, nel Vicariato di Porta San Frediano e nel Vicariato di Rifredi.

Vicariato di San Casciano - Tavarnelle - Montespertoli: don Roberto Bartolini va in quiescenza e gli subentra don Carlo Ballerini come parroco di Sant’Andrea a Montespertoli e San Pietro a San Pietro in Mercato e amministratore parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria Ss.ma a Ortimino; a Santa Caterina a Cerbaia e a San Giovanni in Sugana nonché a San Vincenzo a Torri lasciano il parroco don Giulio Cirri e il vicario parrocchiale don Frédéric Kossi Serge Kogue e la cura pastorale delle parrocchie passa al nuovo parroco don Luca Carnasciali.

Vicariato di San Giovanni: a San Lorenzo, dove don Reynold Corcino conclude il suo servizio di vicario parrocchiale per essere nominato parroco, una collaborazione pastorale verrà data da don Leonardo Salutati, che è entrato a far parte del Capitolo della Basilica Laurenziana come canonico.

Vicariato di Scandicci: don Stefano Mantelli affianca come parroco in solido don Marco Calamandrei a San Bartolomeo in Tuto; don Aldo Menichetti lascia la guida pastorale di Santa Maria a Scandicci, di San Martino alla Palma e di San Zanobi a Casignano, parrocchie di cui diventa parroco don Giovanni Momigli, mentre don Antonio Lari ne diventa vicario parrocchiale in luogo di don Jikku Mathew.

Vicariato di Sesto Fiorentino - Calenzano: don Leonardo De Angelis lascia la parrocchia di Santa Lucia a Settimello di cui diventa parroco don Reynold Corcino; la parrocchia di San Severo a Legri viene invece affidata come amministratore parrocchiale a don Razvan Laurescu parroco di Santa Maria a Carraia nonché amministratore parrocchiale di San Pietro a Casaglia.

Vicariato delle Signe: don Giovanni Prestianni è il nuovo parroco all’Immacolata Concezione alla Ginestra succedendo a don Fabrizio Poli; don John Bosco Mendonça torna in patria e parroco di San Pietro a Malmantile e di Santa Maria a Marliano diventa don Stefano Pieralli.

Vicariato della Valdelsa Fiorentina: don Joseph Vishal Machunkal Antony, finora vicario parrocchiale di Santa Verdiana a Costelfiorentino, viene sostituito da don Luca Bolognesi.

c) Altre nomine.

Incarichi e direzioni di uffici nella Curia arcivescovile sono alla scadenza quinquennale. Segnalo i pochi cambiamenti legati a trasferimenti o nuovi incarichi, ma anche all’opportunità di avvicendare quanti hanno compiuto o compiranno gli ottanta anni prima della scadenza del mio mandato episcopale. Queste le nuove nomine: p. Mario Scalici, parroco di Nostra Signora del Sacro Cuore, è il nuovo Delegato arcivescovile per il Diaconato permanente, compito finora svolto da don Sergio Merlini; don Francesco Vermigli diventa Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano al posto di mons. Dante Carolla; don Roberto Tempestini, parroco di San Lorenzo a Montegufoni e di San Quirico in Collina, sostituisce don Sergio Merlini come Direttore del Centro Missionario Diocesano; a don Giovanni Martini (di Mario), parroco di S. Maria al Pignone, viene affidato l’incarico di Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Migrazioni e subentra al p. Alessandro Bedin, inviato nella provincia dei Padri Comboniani in Egitto-Sudan; i coniugi Gianluca e Antonella Mugnaini avvicendano Giuseppe ed Elide Cuminatto come Condirettori del Centro Diocesano di Pastorale Familiare; a don Antonio Lari è assegnato l’incarico di Vice-Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto; don Francesco Marchi, parroco della Beata Vergine Maria Madre di Dio al Lippi, viene nominato Collaboratore nell’Archivio Diocesano; il nuovo Delegato arcivescovile per la Vita Consacrata, che prenderà il posto di don Bruno Simonetto, verrà nominato in seguito. Voglio esprimere un particolare ringraziamento ai miei stretti collaboratori nella Curia diocesana che concludono il loro servizio, alcuni dopo molti anni, caratterizzati da fedeltà, dedizione, impegno, spirito ecclesiale.

Don Mario Landi è il nuovo Direttore del Convitto Ecclesiastico, prendendo il posto che fu di don Gabriele Cecchini.

Don Massimiliano Gabbricci lascia l’incarico di Assistente della Comunità Giovanile San Michele, andando a collaborare a San Piero in Palco, ed è sostituito da don Francesco Vermigli.

Come negli anni scorsi, le nomine verranno decretate a far data da settembre; gli interessati si accorderanno per definire la data di uscita e di ingresso nei rispettivi servizi, da effettuare nel corso di quel mese o in ottobre. Fino a quel momento ciascuno continuerà nell’incarico pastorale che ricopre ad oggi. Invito tutti ad aiutare le comunità a comprendere che le scelte sono state fatte solo nell’interesse pastorale generale della diocesi, a cui ogni sacerdote e ogni parrocchia devono conformarsi con disponibilità.

d) Sacerdoti non italiani tra noi come studenti, che collaborano nelle nostre parrocchie.

Al momento viene registrato un unico trasferimento tra i sacerdoti non italiani che sono tra noi per ragioni di studio e che operano nelle nostre parrocchie come collaboratori: Don Luis Cecilia Adu Poku, finora a San Giovanni Battista a Remole o Sieci, passa alla parrocchia della Beata Vergine Maria Regina della Pace.

Questi i sacerdoti non italiani che, concluso l’anno di inserimento presso la Comunità dei Padri Comboniani, vengono come collaboratori nelle nostre parrocchie: don Nidhin Kochuveetil Joseph (diocesi di Cochin – India) nell’unità pastorale di Borgo San Lorenzo; don Lambert Lihane Nkoy (diocesi di Lolo – Repubblica Democratica del Congo) nella parrocchia dei Santi Jacopo e Filippo a Scarperia; don Kokou Mokpokpo (Eric) Awitor (diocesi di Aného – Togo) a San Giovanni Ev. a Montelupo; don Cornelius Obumnaeme Okere (diocesi di Owerri – Nigeria) a San Giovanni Batt. a Firenzuola; don Andreews Evans Ebo Okwan (diocesi di Kumasi – Ghana) a Santa Maria a Ricorboli; don Dominic Siaw Antwi (diocesi di Kumasi – Ghana) a Sant’Andrea a Montespertoli; don Albert Bakonu (diocesi di Pala – Tchad) a Santa Caterina a Cerbaia e San Vincenzo a Torri; don Kenneth Chiafie Ngwobela (diocesi di Bamenda – Camerun) a Santa Maria a Coverciano.

e) Sacerdoti non italiani che tornano in patria.

Salutiamo ed esprimiamo gratitudine ai sacerdoti non italiani che sono rientrati o rientreranno nei prossimi mesi in patria al termine degli studi o del servizio pastorale svolto a Firenze: don John Bosco Mendonça, membro del nostro presbiterio, ha deciso di tornare in quiescenza in India, dopo essere stato parroco a San Donato in Collina e da ultimo a San Pietro a Malmantile e Santa Maria a Marliano; don Clement Esang Nkereuwem rientra nella diocesi di Uyo (Nigeria) a conclusione degli studi, durante i quali ha prestato collaborazione a San Michele a Pontorme e poi ai Santi Quirico e Giulitta all’Ambrogiana; don Henry Obinna Nwamadu, conclusi gli studi, torna nella diocesi di Umuhaia (Nigeria), dopo aver collaborato a San Lorenzo a Borgo San Lorenzo, Sacro Cuore di Gesù a Tavarnuzze, San Pietro a Vaglia, SS.mo Crocifisso a Monticelli e Santa Caterina a Coverciano; torna in patria don Alexis Belemsobgo (diocesi di Koupela – Burkina Faso), che ha svolto tra noi servizio pastorale come assistente religioso all’Ospedale San Giovanni di Dio a Torregalli e quindi nelle parrocchie di Sacro Cuore di Gesù a Tavarnuzze, San Bartolomeo in Tuto, Beata Vergine Maria Regina della Pace; don Tomy Mani (Società Oblati del Sacro Cuore) torna in India, dopo aver esercitato servizio pastorale a Sacro Cuore a Campi Bisenzio, Santo Stefano a Campi Bisenzio, Natività di Nostro Signore Gesù Cristo a Lastra a Signa, Santa Verdiana a Castelfiorentino e Santa Maria Assunta a Petrazzi, infine a San Michele Arc. a Grassina.

Termino formulando un vivo ringraziamento a quanti concludono il loro servizio e un forte augurio a quanti hanno ricevuto una nuova nomina; il loro servizio pastorale e quello di quanti restano nel precedente incarico sia accompagnato dalla comune preghiera e dall’impegno di generosa e fattiva collaborazione. Un posto speciale nella nostra preghiera vogliamo riservarlo ai confratelli malati.

A tutti voi la mia gratitudine e il mio incoraggiamento. Veglino sul nostro ministero, con la loro intercessione, Maria Ss.ma Annunziata e tutti i nostri Santi e Beati fiorentini.

Firenze, 18 giugno 2020

Giuseppe card. Betori

Redazione Nove da Firenze