Rubrica — Spettacolo

Documentario su Bresci, l'anarchico toscano che uccise il re d'Italia

Il lavoro di Gabriele Cecconi su una figura controversa sarà presentato in anteprima domenica 10 novembre (ore 19) al cinema La Compagnia


La sera del 29 luglio 1900, a Monza, il re d'Italia Umberto I, mentre si stava spostando in carrozza tra due ali di folla festante, fu colpito a morte da tre colpi di rivoltella sparati da un giovane vestito elegantemente. L'attentatore era l’anarchico toscano Gaetano Bresci, giovane tessitore pratese di trentuno anni, emigrato negli Stati Uniti, a Patterson, nel New Jersey.

Era tornato in Italia il 17 maggio di quell'anno, che dava inizio al nuovo secolo, con lo scopo preciso di vendicare gli ottanta cittadini uccisi nel maggio 1898 a Milano, quando la popolazione era scesa nelle strade per protestare contro la famigerata "tassa sul macinato", che aveva provocato il forte aumento del prezzo del pane e della farina, e il generale Bava Beccaris aveva ordinato all'esercito di sparare col cannone sulla folla dei dimostranti. Nei giorni successivi alla strage il re aveva elogiato il generale, lo aveva insignito della medaglia d’oro al valore militare e poi lo aveva nominato Senatore del Regno.

Il regista Gabriele Cecconi ha realizzato su di lui un documentario, L’anarchico venuto dall’America, che sarà presentato in anteprima per la Toscana domenica 10 novembre, al cinema La Compagnia (ore 19.00).

La figura di Gaetano Bresci ha sempre suscitato polemiche e controversie: c’è chi lo ha considerato un terrorista squilibrato e assassino e chi un idealista che ha sacrificato la sua vita per la costruzione di un mondo più giusto. “Il mio intendimento – afferma Gabriele Cecconi - non è quello di esaltare o di condannare, ma di capire e di raccontare, nella maniera più obiettiva possibile, la sua vita pubblica e quella privata, la sua formazione anarchica e i suoi amori. Il mio approccio non è stato politico-ideologico ma esclusivamente e rigorosamente storico, evitando condanne o esaltazioni che quasi mai aiutano a comprendere la realtà”.

Il film documentario, presentato alla scorsa edizione del Bellaria Film Festival, approfondisce i motivi che costrinsero Bresci ad emigrare in America e quelli che lo convinsero a tornare in Italia, abbandonando la moglie Sophie e l’amata figlia Madeleine, ma riapre anche il caso sulla sua morte, quando il detenuto più sorvegliato d’Italia fu trovato impiccato con un asciugamano alle sbarre della sua cella. Grazie alle riprese esclusive e inedite all’Archivio Centrale dello Stato di Roma e al Penitenziario borbonico dell’isola di Santo Stefano, viene avvalorata l’ipotesi che Bresci non fu suicida, secondo la versione ufficiale, ma “suicidato”, come ormai ritengono tutti gli storici e i giornalisti che si sono occupati del caso.

A tutt’oggi non esiste nessun documentario né film di finzione su Gaetano Bresci. Questo film è in linea con quella che è sempre stata la mia idea di cinema: raccontare storie scomode e controverse, poco conosciute, che nessuno ha mai raccontato”. (Gabriele Cecconi),

Il documentario è sostenuto dal programma Sensi Contemporanei Toscana per il Cinema.

Alla proiezione di domenica 10 novembre sarà presente il regista Gabriele Cecconi e i due attori protagonisti: Andrea Anastasio e Giorgia Calandrini.

INGRESSO: 6€ intero/ 5€ ridotto

Redazione Nove da Firenze