Rubrica — Agroalimentare

Dazi Usa: pericolo scampato per i vini toscani

Brunelli (Cia): «Sospiro di sollievo, Usa primo mercato export per nostre produzioni». Busi (Consorzio Vino Chianti): “Ottima notizia, possiamo ripartire per tornare a livelli pre-Covid”


Firenze, 13 agosto 2020- La semestrale revisione delle misure adottate in attuazione della sentenza dell’Organizzazione mondiale del Commercio sui sussidi Airbus prevede incrementi solo per alcune categorie di merci provenienti da Francia e Germania. Lo United States Trade Representative non aggiunge alcun ulteriore  dazio ai prodotti italiani destinati al mercato Usa. Anzi sono anche previste riduzioni di tariffe applicate a Grecia e Gran Bretagna.

Il Consorzio Vino Chianti plaude alla decisione. "E' un'ottima notizia - afferma Giovanni Busi, presidente del Consorzio - visto che il mercato statunitense per noi è il primo mercato di esportazione. In un momento come questo non avere aumenti di costi da parte degli importatori per noi è un'ottima cosa, che ci permette di riprendere l'attività commerciale per farla tornare ai livelli pre-Covid: abbiamo tutte le possibilità per poter ripartire, nel momento in cui l'America riapre i mercati al 100%. Gli Usa hanno continuato ad acquistare: ci è mancato un po' il canale Horeca, ma il Chianti è un vino molto presente nella grande distribuzione americana, per cui non ci sono state grandi flessioni".

Secondo le elaborazioni su base dogane dell'Osservatorio del Vino di Uiv, gli Stati Uniti rappresentano il primo buyer di vino al mondo e l'Italia è il primo Paese fornitore. Il mercato Usa assorbe una quota vicina al 20% della produzione complessiva di Vino Chianti, per un valore stimato intorno ai 100 milioni di euro.

«Ottima notizia per i vini toscani la decisione del governo Usa di non penalizzare prodotti italiani nella revisione delle liste di merci Ue colpite dai dazi Usa, e di continuare così ad escludere dalle tariffe il vino (oltre ad olio e pasta) che era un prodotto a rischio. Considerando che i vini toscani di qualità (dal Brunello di Montalcino, al Chianti Classico al Nobile di Montepulciano) hanno nel marcato Usa il primo canale di vendita, possiamo sicuramente tirare un sospiro di sollievo, in particolare in questo periodo post emergenza Covid dove i nostri prodotti agroalimentari di qualità provano a ripartire». A sottolinearlo è il presidente di Cia Agricoltori Italiani della Toscana Luca Brunelli.

Cia Toscana ritiene indispensabile continuare l'azione politico-diplomatica che ha portato all'esito positivo odierno e chiede nuove soluzioni negoziali che azzerino la stangata ancora in vigore (+25%) imposta su formaggi, salumi e liquori italiani.

Cia è preoccupata anche per i nuovi dazi annunciati su prodotti della Francia e della Germania – aggiunge Brunelli -, che non potranno non avere ripercussioni per il nostro Paese: la chiusura dello sbocco Usa per quelle merci creerà necessariamente una sovraofferta nel mercato interno. Restiamo, comunque, fiduciosi che il lavoro negoziale del Commissario Hogan con l'amministrazione Usa possa risolvere una volta per tutte questa lunga guerra commerciale, anche in vista dell'atteso verdetto dell'arbitrato Wto sulla controversia Boeing, che dovrebbe risolversi in modo positivo per l'Europa".

“Il vino italiano che si salva dal nuovo round dei dazi aggiuntivi Usa è certamente una gran bella notizia per tutto il Belpaese enologico e in particolare per Montalcino. Gli Stati Uniti non sono solo il principale mercato di sbocco al mondo per il Brunello con un'incidenza del 30% sulle esportazioni globali, ma anche uno dei simboli del made in Italy oltreoceano”. Commenta anche il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci. “Come Consorzio - ha aggiunto Bindocci – esprimiamo apprezzamento per il ruolo svolto dalla nostra diplomazia, dal Governo e dalle organizzazioni di settore per il risultato raggiunto. Un punto di ripartenza che mai come ora dovrà essere sostenuto con un'azione forte di promozione e presenza del nostro vino nel suo principale sbocco naturale”.

«In un momento così particolarmente delicato e complicato per l'economia globale, la notizia che Trump abbia lasciato fuori dai dazi le nostre eccellenze, compreso il Vino Nobile di Montepulciano, è qualcosa che fa sperare di riaprire prima possibile il dialogo con il mercato americano, non del tutto interrotto, ma certo messo a dura prova in questi mesi di pandemia». Questo il commento di Andrea Rossi, presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, che continua «Un mercato, quello statunitense, che per la nostra denominazione vale oltre il 20 per cento dell'export e dove abbiamo investito e continueremo a investire molto a livello di promozione, senza contare che gli americani sono una delle presenze più importanti a livello turistico per il nostro territorio, a maggior ragione quindi è importante poter essere sempre più presenti nel loro scaffale».

Quello americano, con il 22%, rappresenta il secondo mercato per export del Vino Nobile di Montepulciano. Export che vale il 78% per la denominazione toscana che vede una torta divisa a metà tra Europa e paesi extra Ue. La Germania continua ad essere il primo mercato del Nobile con il 43% della quota esportazioni. Vanno bene anche i mercati asiatici, balcanici ed extra Ue con oltre il 7% delle esportazioni. Il Vino Nobile è apprezzato anche in Svizzera dove raggiunge il 14,5%.

Redazione Nove da Firenze