Rubrica — Mostre

Centro Pecci Extra: il programma della settimana dall’1 al 7 aprile

Ogni giorno un nuovo contenuto online


In attesa di poter riprendere i normali programmi, continua il format Centro Pecci Extra: ogni giorno un nuovo contenuto online tra approfondimenti sulle mostre, video d'artista, materiali dall'archivio montati per l'occasione, film passati in programmazione nel cinema, contributi di scrittori, artisti, critici.


Dopo Shine di Marinella Senatore e In Dark Times We Must Dream With Open Eyes di Nico Vascellari, questa settimana, per mandare un segnale di vitalità, resistenza e solidarietà Centro Pecci Extra presenta la bandiera d’artista − − (Kilo), di Marzia Migliora.
L’artista ha scelto per l’occasione di produrre una bandiera composta da un partito di giallo e blu, che nel codice internazionale dei segnali marittimi significa “desidero comunicare con voi”. Il codice internazionale nautico è un sistema di codifica che utilizza segnalazioni con bandiere per rappresentare lettere, numeri o messaggi. Migliora è solita lavorare con il linguaggio e i simboli del vocabolario nautico, una fascinazione per la metafora del mare, che per l’artista implica qualcosa che non si vede, una zona d’ombra e un sommerso che può essere riscontrata anche nell’arbitrarietà della comunicazione e nelle sue contraddizioni. Interessata da sempre ai modi in cui il linguaggio diviene performativo coinvolgendo la particolare percezione dello spettatore, Migliora con − − (Kilo) innesta un possibile dialogo aperto che dall’artista muove attraverso l’immagine del museo fino a coloro che vedranno la bandiera, sia direttamente che attraverso la sua riproduzione on line.

Al di là di ogni possibile retorica, l’artista propone un messaggio potente, immediato nella sua semplicità: “desidero comunicare con voi” è una richiesta di ascolto e contatto, un invito alla relazione mediante una comunicazione non verbale che Migliora veicola continuamente nelle sue opere.

"Restate a casa! Restate con noi!", il messaggio del Pecci.

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Nella foto: Marzia Migliora, disegno preparatorio − − (Kilo), 2020
courtesy: dell’artista; Centro Pecci, Prato; galleria Lia Rumma, Milano/Napoli

#PECCICINEMA

Manta Ray

un film di Phuttiphong Aroonpheng

mercoledì 1 aprile, ore 12.00 – 24.00

ore 10.00: introduzione del regista Phuttiphong Aroonpheng

La storia di Manta Ray comincia in una foresta vicino a un villaggio costiero: un giovane pescatore dal biondo capello ossigenato si imbatte in un uomo ferito e privo di sensi e decide di prestare immediatamente soccorso, portandolo al sicuro in casa propria. Lo sconosciuto non proferisce parola, forse è muto oppure troppo scosso per riprendere a parlare. Il pescatore decide quindi di assegnargli il nome di una pop star thailandese, Thongchai. Da lì a poco si instaura un forte legame tra i due, fino a quando una mattina il pescatore scomparirà in mare (ma è una vera scomparsa? O solo il preludio di un ritorno inaspettato?). Thongchai lentamente, e quasi inesorabilmente, si ritroverà a prendere il suo posto, abitando nella sua casa, vivendo del suo lavoro e convivendo con la sua ex moglie.

Patrocinato da Amnesty International Italia, Manta Ray è miglior film nella sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia 2018, Film della Critica designato dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani con la motivazione: «Manta Ray, opera prima del regista thailandese Phuttiphong Aroonpheng, racconta in maniera originale e fortemente visionaria, il dramma dei Rohingya, gruppo etnico di religione islamica del Myanmar del Nord al confine con il Bangladesh, vittima di violenze e persecuzioni da parte dei buddisti».

Manta Ray - Kraben Rahu (Tailandia-Francia-Cina, 2018; 105'; v.o. sott.it) di Phuttiphong Aroonpheng,con Wanlop Rungkumjad, Rasmee Wayrana, Abhisit Hama

#PECCIBOOKS

Vanni Santoni presenta I fratelli Michelangelo

giovedì 2 aprile, dalle ore 10.00

Antonio Michelangelo è un uomo che ha attraversato il Novecento: dirigente di alcune delle maggiori aziende del paese, artista riconosciuto in più campi, i suoi risultati pubblici sono eguagliati solo dai disastri privati che è riuscito a inanellare. Un giorno, dopo anni di silenzio, i suoi cinque figli, avuti da quattro compagne diverse, ricevono da lui un solenne invito a raggiungerlo a Saltino di Vallombrosa, la località in mezzo ai boschi della Toscana dove si è ritirato. Quattro di loro – Enrico, Louis, Cristiana e Rudra -, si mettono in viaggio da Tel Aviv, Bali, Londra e Stoccolma per partecipare a questa misteriosa riunione familiare, con aspettative diverse tra loro.

Vanni Santoni (Montevarchi, 1978), dopo l'esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune nel 2008, Se fossi fuoco arderei Firenze, 2011, Muro di casse, 2015, La stanza profonda, 2017, candidato al Premio Strega. Ha pubblicato la serie Terra ignota, 2013-14 e L'impero del sogno, 2017. Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul Corriere della Sera.

#PECCICONTEMPORARY

Intervista a Erik Bulatov

venerdì 3 aprile, dalle ore 10.00

Sono trascorsi trent'anni dalla prima mostra che il Centro Pecci dedicò pionieristicamente alla scena artistica non-ufficiale sovietica sull'onda della Perestrojka: nella primavera del 1990, Artisti Russi Contemporanei, a cura di Amnon Barzel e Claudia Jolles, testimoniò l’euforia del momento e la nascita di un sentimento di timore verso il futuro. Nel 2019 il Centro Pecci inaugura The Missing Planet, mostra che integra le numerose opere dalla collezione del museo con altre provenienti da importanti collezioni e istituzioni italiane e internazionali, per comporre una galassia delle principali ricerche artistiche sviluppatesi nelle ex repubbliche sovietiche tra gli anni Settanta e oggi.

In occasione dell’opening della mostra Erik Bulatov (Sverdlovsk, Russia, 1933), tra i fondatori della scuola concettuale di Mosca, partendo dal riallestimento del suo murales Perestroika, in origine realizzato per Artisti Russi Contemporanei nel 1990 e oggi presente con una nuova forma in The Missing Planet, ci accompagna in un viaggio nel tempo tra l’URSS di allora e la vita di oggi.

«Che cos'è la Perestroika? È la ricostruzione di tutta la vita. L'essere umano vive e dipende dalle condizioni di vita in cui si forma la sua coscienza. E poi improvvisamente ci sono nuove condizioni, nuove opportunità. Si aprono all’improvviso nuovi orizzonti per il nostro pensiero.» Erik Bulatov

#PECCIINTOSCANA

Chiara Bettazzi presenta Studio Corte 17 e TAI – Tuscan Art Industry

sabato 4 aprile, dalle ore 10.00

La ricerca di Studio Corte 17 si esprime attraverso un’indagine di pratiche artistiche sperimentali e studi del paesaggio industriale della città di Prato. Il progetto nasce all’interno dello spazio industriale ex Lanificio Bini, ed è oggi noto come Corte di via Genova, un luogo trasformatosi in un progetto che ha innescato la riconversione dell’area industriale abbandonata a spazio condiviso da giovani creativi.

Nel 2015 inizia la prima indagine del territorio che prende il nome di Industrial Heritage Map, archiviazione di vecchie fabbriche ancora presenti tra Prato e l’area della Val di Bisenzio, e nello stesso anno ha inizio la prima edizione di TAI – Tuscan Art Industry: manifestazione annuale che promuove l’uso di vecchi opifici del territorio attraverso l’arte contemporanea, sensibilizzando al concetto di patrimonio culturale e industriale, lavorando a contatto con archivi storici e cercando una connessione tra arte industria e natura. Il progetto si sviluppa attraverso diversi piani d’azione che vanno dalla formazione dei giovani attraverso laboratori, workshops e residenze, fino alla creazione di itinerari volti allo sviluppo di nuove forme di turismo alternativo che valorizzano le peculiarità della città. Dal 2016 SC17 porta avanti anche il progetto Orto In fabbrica, orto – giardino industriale ispirato agli orti operai che fin dal 1800 venivano costruiti nei terreni vicini alle fabbriche. Studio Corte 17 è un progetto di Chiara Bettazzi.

#PECCIVINTAGE

Dialogo con Yves Klein

un film di Theo Eshetu

domenica 5 aprile, dalle ore 10.00

La mostra su Yves Klein, La vita, la vita stessa che è l’arte assoluta, tenutasi nel 2000 al Centro Pecci a cura di Bruno Corà, vista attraverso gli occhi dell’artista e filmmaker Theo Eshetu (Londra, 1958, vive a Berlino). Durante la sua prolifica carriera, che dura da oltre trentacinque anni con partecipazioni a grandi rassegne internazionali come Documenta 14, Eshetu ha creato un personale vocabolario visivo-poetico usando montaggi ritmici astratti e collage ipnotici di immagini sincopate per creare film sperimentali. I suoi video possiedono una qualità onirica in cui gesti, azioni frammentate e la moltiplicazione di immagini mettono in discussione la realtà stessa di ciò che un'immagine può rivelare. Questa particolare cifra stilistica è utilizzata anche nei lavori di documentazione, come quello su Klein, che perciò rappresenta una testimonianza di una delle più importanti mostre tenutesi al Centro Pecci e, allo stesso tempo, ci permette di scoprire un autore contemporaneo in grado di sfidare le narrazioni dei media ufficiali attraverso una complessa interazione di segni e simboli.

#PECCICONTEMPORARY

Soggetto nomade

Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985

Interviste

lunedì 6 aprile, dalle ore 10.00

Il video è un montaggio di interviste perlopiù inedite fatte alle fotografe protagoniste della mostra Soggetto Nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985, tenutasi al Centro Pecci da dicembre 2018 a marzo 2019.

Soggetto nomade, dal titolo di un seminale saggio di Rosi Braidotti, ha raccolto per la prima volta in una mostra gli scatti di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo. Le fotografie, realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, restituiscono da angolazioni diverse il modo in cui la soggettività femminile è stata vissuta, rappresentata, interpretata in un periodo di grande cambiamento sociale per l’Italia. Anni di transizione dalla radicalità politica all'edonismo, anni di piombo ma anche anni di grande partecipazione e conquiste civili, dovute principalmente proprio alle donne, e alle battaglie femministe.

Il video ci restituisce la voce delle fotografe, le loro riflessioni personalissime sull’identità femminile e sui suoi sconfinamenti, sul senso dell’alterità e su come la fotografia divenga strumento per eccellenza per rappresentare una nuova centralità attribuibile al corpo della donna e alle sue trasformazioni, alle esperienze personali e ai vissuti familiari, al rapporto tra memoria privata e storia collettiva.

E’ appena uscito il libro che documenta la mostra (R. Braidotti, E. Magini, C. Perrella, Soggetto nomade, Nero Editions, Roma 2020). In attesa di poterlo distribuire in libreria, è disponibile su www.neroeditions.com

#PECCILIVE

Frah Quintale

martedì 7 aprile, dalle ore 10.00

Il 28 giugno 2018, dopo un tour invernale di oltre quaranta date nei migliori club italiani, Frah Quintale ospitato nella rassegna Pecci Summer Live in collaborazione con Prato Estate, raggiunge il sold out.

«Con il nuovo disco di Frah Quintale si definisce l’epoca dello street pop in Italia» - Vice

Rolling Stone lo aveva incluso tra i nuovi talenti della scena indipendente su cui scommettere per il futuro, Frah Quintale, classe 1989, inizia il percorso musicale all’interno dei Fratelli Quintale, eclettico gruppo hip hop. Nel 2016 la prima uscita da solista con l’etichetta indipendente Undamento con il brano Colpa del Vino. A fine dello stesso anno esce l’EP 2004, che ha ottenuto un buon riscontro di pubblico e dei media musicali. Nell’ottobre del 2017, dopo le anticipazioni con Lungolinea, la speciale playlist Spotify creata come un flusso creativo di brani, parti strumentali e messaggi vocali, è stato prodotto per Undamento Regardez Moi, il primo lavoro sulla lunga distanza, interamente scritto da Frah.

Redazione Nove da Firenze