Firenze ricorda la deportazione degli ebrei

L’assessore Di Giorgi alla cerimonia al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella insieme ai presidenti Agostini e Bieber e al consigliere Vannucci


NAZISMO — Un’irruzione nei locali della comunità ebraica di via Farini segnò, sessantanove anni fa, il destino di molti ebrei fiorentini. Era l’alba del 6 novembre 1943 quando i nazisti-fascisti decisero di colpire la comunità ebraica, circa trecento persone catturate e ammassate nella stazione di Santa Maria Novella, destinate a non tornare. A catturarle erano state le SS tedesche ma anche i militi italiani della Repubblica di Salò. Tre giorni dopo, il 9 novembre, i vagoni piombati partirono meta il campo di sterminio di Auschwitz, dove gli ebrei giunsero il 14 novembre: 193 prigionieri furono immediatamente uccisi nelle camere a gas. Nell’elenco dei deportati figuravano anche otto bambini nati dopo il 1930 e 30 anziani, nati prima del 1884. La più giovane era Lia Vitale, nata nel 1942, la più anziana Fanny Tedesco ed aveva 93 anni.

Questa mattina il ricordo del sessantanovesimo anniversario della deportazione al binario 16 della stazione di Santa Maria Novella con una cerimonia commemorativa alla presenza, tra gli altri, dell’assessore all’educazione e alla legalità Rosa Maria Di Giorgi, della presidente della commissione pace Susanna Agostini, del presidente della commissione cultura e istruzione Leonardo Bieber, del consigliere Andrea Vannucci, del rabbino capo Joseph Levi e del presidente della comunità ebraica fiorentina Guidobaldo Passigli. E c’erano, soprattutto, gli studenti delle scuole.

«Vogliamo ricordare questo momento tragico della storia della nostra città – ha detto l’assessore Di Giorgi – quando si decise che non eravamo più tutti uguali e si diventò ingiusti fino al punto di uccidere coloro che non erano più ritenuti non uguali a noi». «La memoria di questi fatti – ha aggiunto l’assessore all’educazione rivolgendosi agli studenti – vi servirà a crescere nella giustizia, per imparare i valori fondamentali del rispetto di ogni persona e della democrazia». Nel 1931 vivevano a Firenze 2730 ebrei. Le leggi razziali e le persecuzioni della Shoa colpirono duramente la comunità: dopo la guerra rimasero in meno di 1200. La persecuzione si rivolse anche agli edifici con la distruzione della piccola sinagoga di via de’ Giudei e le gravi devastazione subite dal tempio.

(fn)

Redazione Nove da Firenze