Emilio Malenotti: anziano prodigio

Le icone laiche e le immagini di Oltrarno nelle opere di “Piumaccio d'oro”, artista “primitivo” ma non naif


ARTE — Si inaugura giovedì alle 17 negli spazi espositivi di Palazzo Bastogi (via Cavour 18) la mostra “Emilio Malenotti artista,naturalmente (anziano prodigio)”. L'esposizione , a cura di Cristina Degl'Innocenti,Fabrizio Gori e Fabio Norcini,propone una scelta della particolarissima arte del maestro sanfredianino Emilio Malenotti, conosciuto come “Piumaccio d'oro”. Sono esposte una ventina di opere dell'artista,scomparso nel 1999. Si tratta di sculture, paraventi, teatrini in legno, oltre ai tradizionali quadri, che testimoniano una complessa personalità arcaicamente classica,da iscrivere, forse, in un certo “primitivismo” toscano.

“Allestire questa mostra- hanno dichiarato i curatori- è stato un po’ come riportare alla luce un poco della tanta poesia di Piumaccio d’oro, un tuffo nel passato che è anche un salto nel futuro. Con un intento preciso: disfarsi dell’equivoco dell’artista naïf e vernacolare, nostalgico del quartiere e del piccolo mondo antico, dell’autodidatta artista ad avanza tempo. Con tempra di uomo medioevale, quindi capace di creare un Rinascimento, con il “mestiere” che gli permetteva di restituire al legno il suo antico splendore, superata la quarantina si disse che quella stessa superficie poteva offrirgli il supporto per una personale espressione. Così, utilizzando scarti e pezzi inservibili, assi di scaffali, testiere di letto, sportelli, usci, paraventi (come quello in mostra), si mise a carezzarli con pennelli e colori invece che con il piumaccio. Di lui si accorse subito Vinicio Berti, il padre dell’astrattismo classico fiorentino, cui spetta il merito di aver capito per primo la potenza di Malenotti, intuendo che era molto più moderno, anche se assolutamente non contemporaneo, di tante avanguardie. Il suo primitivismo, infatti, non derivava da intellettualistiche operazioni alla Picasso, ma dal suo essere un Picasso ante litteram: delicato barbaro, che parlava una lingua originale “naturalmente” portata a pronunciare poesia. Che nella presente mostra “da camera” viene esemplificata specie nelle sue “vedute” di chiese fiorentine, ricostruite sul filo del sogno e del ricordo, quasi fossero quinte per sacre rappresentazioni, oppure nei “vagabondi” artisti di strada che, con la spettacolare interpretazione quasi da saltimbanco della “Pia” o il sorprendente teatrino denunciano il suo innato senso dello spettacolo e del teatro.”

La mostra che è visitabile da giovedì 13 sino al 21 gennaio, dalle 14 alle 18 , a ingresso libero , è corredata di un buon catalogo con gli interventi di Cristina Degl'Innocenti, Fabrizio Gori e Fabio Norcini.

Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze