La Pergola inaugura con Gabriele Lavia la stagione 2010/2011

"Il malato immaginario" diretto e interpretato da Gabriele Lavia, coprodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria e dalla compagnia Lavia Anagni. Accanto al padre, per la prima volta in scena Lucia Lavia.


TEATRO — Terminato il lungo allestimento al Teatro della Pergola ecco finalmente al debutto fiorentino lo spettacolo inaugurale della stagione di prosa: "Il malato immaginario" diretto e interpretato da Gabriele Lavia, coprodotto dal Teatro Stabile dell'Umbria e dalla compagnia Lavia Anagni. Accanto al padre, per la prima volta in scena Lucia Lavia, nel ruolo di Angelica figlia del malato Argante.

Dopo la felice esperienza con "L’avaro", premio come migliore spettacolo agli Olimpici del teatro del 2004, l’artista torna ad un altro testo simbolo della produzione di Molière, a lui particolarmente congeniale per la qualità della drammaturgia e lo spessore dei personaggi, "Il malato immaginario", già affrontato in un'edizione del 1981 con il compianto Giulio Bosetti nel ruolo di Argante. Epilogo di carriera e di vita di un genio, il malato immaginario è l'opera che conclude la produzione di Molière, la sua carriera di attore e la sua vita per il palcoscenico.
La commedia, considerata il capolavoro dell'autore, narra le disavventure dell’ipocondriaco Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottori salassatori e ciarlatani.
I guai cominciano quando, con un patto di matrimonio arbitrariamente siglato, Argante promette la figlia in moglie ad un giovane quanto babbeo dottorino di fresca laurea, in modo da potersi garantire un sereno (...e gratuito) futuro di consulti e ricette. L’ostilità della ragazza, segretamente innamorata di Cléante, finisce per spingerlo in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate sulla sua stessa burbera e inguaribile ingenuità.

Nello spazio creato da Alessandro Camera, una passerella sale dal pavimento della sala, parallela al proscenio; in scena, sulla pedana a scacchi, un tavolino e una sedia, a destra, un letto e una sedia, a sinistra; un fondale di iuta, se illuminato, mostra al centro un gabinetto; poi, dall'alto, calano grandi specchi in stile. Questi i luoghi di pena del Malato, un Argante in vestaglia, preda dei comprimari che lo illudono e lo ingannano, ossessionato dall'incubo di un male senza nome.
È un personaggio tragico di grande comicità, Argante. Un paradosso.
Come se Molière avesse trovato nel riso l'unico sfogo alla sua personale amarezza.

E infatti, Lavia osserva: "Molière ha raccontato la nostra società in maniera amara, senza retorica, perché ha usato lo strumento della commedia. Che cosa racconta questa storia del malato immaginario? Chi è il malato immaginario? È il malato = soggetto e immaginario = predicato nominale o è malato = predicato nominale e l'immaginario = soggetto?
È l'immaginario dell'uomo che è malato o è un uomo malato nella sua immaginazione? Noi abbiamo scelto la strada dell'immaginario malato. E l'immaginario di quest'uomo è sottoposto a un potere assoluto che è il potere dei dottori. I dottori sono, potremmo dire, un simbolo che riunisce in sé tutti i poteri che in qualche modo opprimono l'uomo. Molière, uno degli autori che hanno fatto la nostra storia, la nostra cultura di occidentali, ci ha consegnato un uomo in bilico tra paura e depressione, tormenti immaginari e illusioni di grandezza. Uno di noi, perché la sua malattia è la vita, la vita di tutti i giorni, della famiglia, della società".

Un uomo solo, dunque?
Spiega Lavia: "Da molti anni avevo intenzione di fare 'Il malato immaginario' e tutte le volte che ci pensavo, mi tornava alla mente il 'Malone muore' di Beckett che, in fondo, racconta più o meno la stessa storia: quest'uomo solo che ormai vive circondato da fantasmi. I fantasmi della sua famiglia. In alcuni momenti, a tutti noi il nostro prossimo sembra un'apparizione spaventosa. Anche le persone che ci sono intime diventano fantasmi, apparizioni. Come Argante, circondato da apparizioni che sono la sua famiglia e li vede tutti malati, tutti antipatici, tutti brutti: un uomo solo, circondato da mostri".

Orario spettacoli
Dal martedì al sabato ore 20:45; domenica ore 15:45.

Prezzi biglietti interi
Platea: € 27 + € 3 (diritto di prevendita) € 30
Posto Palco: € 20 + € 2 (diritto di prevendita) € 22
Galleria: € 13,00 + € 2 (diritto di prevendita) € 15

Da martedì 16 a domenica 21 novembre 2010.

La foto, fornita dall'ufficio stampa, è di Tommaso Le Pera.

Redazione Nove da Firenze