“Mi chiamo Dino… sono elettrico”

È la vita del "poeta matto" Dino Campana, che sfata i luoghi comuni e le menzogne sul grande poeta marradese, probabilmente l'artista più perseguitato del suo tempo.

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
04 marzo 2010 19:13
“Mi chiamo Dino… sono elettrico”

Sabato 6 marzo 2010 al Teatro Studio di Scandicci alle ore 21:15 la compagnia “Giardino Chiuso” di San Gimignano presenta “Mi chiamo Dino...sono elettrico”. Una produzione dell'Associazione Culturale “Teatro Corsaro” - Compagnia di Danza Contemporanea e Teatro di Teatro, danza e video arte per mettere in scena la vita del poeta Dino Campana, all’interno della stagione "Fuori Logos" per il "Progetto Campana" L’azione teatrale è scritta dal traduttore, poeta, romanziere e saggista senese Attilio Lolini.

Un inedito testo tratto dal romanzo di Sebastiano Vassalli “La notte della cometa”, del 1984.   Interpreti Fulvio Cauteruccio e Mauro Barbiero. Regia di Tuccio Guicciardini. Movimenti di Patrizia de Bari. Coro formato da Laura Bandelloni, Irene Barbugli, Umberto D’Arcangelo, Giuseppe Insalaco. Scenografia e video di Andrea Montagnani. Luci di Lucilla Baroni.   È la vita del "poeta matto" Dino Campana, che sfata i luoghi comuni e le menzogne sul grande poeta marradese, probabilmente l'artista più perseguitato del suo tempo.

L'azione teatrale si concentra sugli anni di Campana passati nel manicomio di Castel Pulci (dove morrà) e su uno dei suoi persecutori più accaniti, lo "psichiatra Pariani" il quale con le sue follie sulla psicanalisi e sulle cure "mediche" della follia (tra cui l’uso delle scariche elettriche) è uno dei personaggi più rilevanti del lavoro. A Campana altro non resterà che fingersi folle per sfuggire, in qualche modo, ai veri pazzi che così numerosi apparvero nei primi trenta anni del novecento. Si innesca un meccanismo che porta al “sogno” e ad una rappresentazione concreta della follia: uno scrosciare di eventi della vita di Campana che ben rappresentano il suo stato d’animo ed il suo stato di artista; un susseguirsi di immagini dove Campana si trova incastonato, nella sua stanza di manicomio, desiderato ultimo rifugio.

Le “porte” della memoria di Dino si aprono e si chiudono senza tregua. I personaggi che lo hanno ripudiato e perseguitato, famiglia, compaesani, letterati e psichiatri, si materializzano. La difesa di Dino viene pretesa. La difesa di “un poeta, una specie diversa, primitiva, da sempre estinta eppure sempre in grado di rinascere come quella dell’araba fenice. Un poeta autentico, non uno scrittore di poesie, non un letterato, uno di quelli ai quali la poesia parla. Un unicorno, un mostro…”.

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