Chianti Classico, il 2010 comincia con un'inversione di tendenza

Crescono le esportazioni di Chianti Classico in Germania e Canada, ma il mercato principale resta quello degli Stati Uniti.


VINO — Arrivano segnali di ottimismo per il 2010 dal Consorzio Vino Chianti Classico: dopo un 2009 difficile, il cui primo semestre ha costantemente registrato risultati negativi, gli ultimi tre mesi di questo anno impegnativo hanno mostrato una leggera inversione di tendenza. I mercati si sono assestati e il fenomeno della ricostituzione delle scorte ha interessato in misura rilevante tutte le maggiori piazze internazionali. Un trend che fa ben sperare per il 2010 e che indica, se pure con segnali in qualche caso ancora contraddittori, che il peggio potrebbe davvero essere passato. E’ questo il clima che accompagnerà “Chianti Classico Collection”, evento destinato alla stampa e agli operatori, di scena alla Stazione Leopolda di Firenze il 16 e 17 febbraio, che presenterà l’anteprima delle annate 2009, 2008 e della Riserva 2007.

Per quanto riguarda la distribuzione del Chianti Classico sui mercati più importanti, i cali di vendita registrati in alcune piazze strategiche sono stati compensati dagli incrementi registrati in altre, grazie all’oculata politica di diversificazione perseguita dalle aziende, anche con la ricerca di sbocchi commerciali in luoghi non tradizionalmente considerati di riferimento.
La penetrazione commerciale del Chianti Classico, nel triennio 2007-2009, configura quindi una sostanziale tenuta e qualche significativo avanzamento. Gli Stati Uniti si confermano al primo posto (30% 2007, 29% 2008 e 27% 2009), seguiti dall’Italia (27% nel 2007 e nel 2008, 25% nel 2009), dalla Germania che si rivela un mercato in buona crescita (10% 2007 e 2008, 12% nel 2009), Regno Unito (9% 2007 e 2008, 7% 2009), Svizzera (7% 2007,2008 e2009), Canada, altro mercato in tendenziale crescita (5% 2007, 6% 2008 e 7% nel 2009), Giappone (5% 2007, 6% 2008, 5% 2009), Russia (2% 2007, 3% 2008, 2% 2009), altri Paesi (2% 2007, 3% 2008, 5% 2009).

Proprio il mercato americano ha appena incontrato 51 produttori del Chianti Classico che insieme ai colleghi del Brunello, Nobile e Prosecco Valdobbiadene Superiore hanno riscosso un rinnovato successo oltreoceano nel “Italian Wine Masters”, i due incontri con stampa e addetti ai lavori svoltisi a New York e Chicago a inizio febbraio.

“Torniamo dagli Stati Uniti con la consapevolezza che, seppur in un momento difficile, il primo mercato del Chianti Classico non ha mai perso l’interesse per i nostri vini” afferma Marco Pallanti, presidente del Consorzio Vino Chianti Classico. “L’apprezzamento che gli Usa e i consumatori di tutto il mondo ci esprimono ogni qualvolta entrano in contatto con il carattere unico dei nostri vini sono la garanzia contro qualsiasi tempesta economica”.

Un ulteriore elemento di contrasto alla crisi, i cui i risultati dovrebbero confermare la bontà della scelta, è il “blocage”, una misura di stabilizzazione innovativa per il comparto vinicolo italiano, deciso dal Consorzio Vino Chianti Classico, per limitare l’abbassamento delle quotazioni di mercato del Chianti Classico, salvaguardando la redditività del prodotto (il 20% della produzione di Chianti Classico 2009 non potrà essere commercializzata e rimarrà presso i produttori per un periodo di 24 mesi, ma il Consorzio potrà in qualsiasi momento, anche prima della scadenza, chiederne la cessazione totale e parziale). Uno sforzo particolarmente oneroso per le aziende, ma che sembra pienamente sostenibile anche grazie al ritrovato sostegno degli istituti di credito, che, dopo un momento di sostanziale arresto, hanno ricominciato ad immettere liquidità nel “sistema” Chianti Classico.

Il bilancio del 2009 si chiude per il Consorzio del Chianti Classico con una contrazione nelle vendite di vino del 15%.

Dato che, seppur negativo, dimostra un contenimento delle perdite rispetto alla generale situazione economica internazionale nel settore vinicolo e non solo e che il 2010 appena cominciato promette di invertire, anche grazie alla forza di un vero e proprio distretto agro-alimentare come quello del Chianti Classico che può contare su numeri da “grande impresa”: fatturato stimabile in oltre 500 milioni di euro, valore della produzione vinicola imbottigliata di 360 milioni di euro, valore complessivo della produzione olivicola pari a 10 milioni di euro, valore delle altre produzioni agricole stimabile in 90 milioni di euro, fatturato medio degli agriturismi 75 milioni di euro; 70.000 ettari, di cui 7.200 vitati a Chianti Classico e 10.000 coltivati ad oliveto.

Redazione Nove da Firenze