Gli effetti reali della crisi finanziaria sulle imprese del settore Commercio, Turismo e Agricoltura


Firenze, 27 febbraio 2009- Le imprese toscane hanno avvertito gli effetti della crisi sui risultati economici del 2008, l'incidenza sui fatturati è stata considerata rilevante dal 72% degli imprenditori del commercio e del turismo, dal 67% degli operatori dell'agricoltura. Ad aver dichiarato una diminuzione di fatturato nel 2008 sono il 62,7% delle imprese del commercio ed il 55,2% nel turismo; per quanto concerne l'agricoltura, la contrazione è stata nettamente più contenuta, con una quota ristretta (11,7%) di imprenditori che hanno dichiarato un aumento rispetto al 2007 a fronte del 47% di diminuzioni.
La situazione appare in netto peggioramento rispetto al 2007: a titolo di confronto, la quota di imprese del commercio e del turismo che ha dichiarato una diminuzione del fatturato nel 2008 supera di 20 punti percentuali la quota dichiarata per il 2007, mentre nell’agricoltura si limita a 10 punti.
I dati rilevati per il commercio al dettaglio evidenziano differenti andamenti tra le varie tipologie di esercizi: pesa particolarmente il 66,3% di esercizi specializzati non alimentari che dichiara una riduzione del fatturato 2008 contro un esiguo 7,2% che ha registrato un incremento, con segnali molto forti che provengono da abbigliamento e moda (in diminuzione per il 68,9% delle imprese) e mobili ed elettrodomestici (67,9%).
Le vendite al dettaglio nel periodo natalizio sono state considerate scarse dal 40,2% degli esercenti toscani a fronte del 38,6% che invece le ha ritenute soddisfacenti e del 21,2% per il quale sono risultate positive. Particolarmente male sono andate le vendite negli esercizi non specializzati (scarso 52,3%) e quelle di autoveicoli (scarso 56,3%).
Uniche note positive provengono dagli specializzati alimentari tra i cui esercenti quasi uno su tre ha giudicato le vendite del periodo natalizio molto soddisfacenti (32,6%).
Discorso a parte per il comparto abbigliamento-moda: nei giorni delle festività natalizie le vendite sono state considerate scarse dal 43,3% dei commercianti, giudicate buone e molto buone dal 23% circa degli esercenti, sufficienti dal rimanente 33,7%. Le prime tre settimane dei saldi invernali 2009 in Toscana non sembrerebbero aver rilanciato gli umori degli imprenditori del settore dato che rispetto al periodo natalizio c’è stato un assottigliamento di quattro punti della quota di chi ha risposto buono e molto buono (19,0%) e si è infoltita la schiera dei sufficienti (35,8%) e degli scarsi (45,1).
Negative le festività natalizie anche per il turismo, con un 53,4% degli imprenditori che ha considerato scarse le presenze e solo un 11,4% che le ha giudicate positive.
Sulla scia dei risultati 2008 e dei foschi segnali dei primi giorni del 2009, le previsioni per l’anno in corso sono evidentemente contraddistinte da un pessimismo di fondo.
Nell’agricoltura prevale largamente la quota di quanti prevedono una diminuzione (50,4%) che nei due settori dei servizi appare più contenuta (commercio 44,2%; turismo 42,9%).
Per quanto riguarda gli effetti della crisi la sensazione che emerge dall'indagine è che in Toscana il rapporto banche-imprese non sia peggiorato in questo rapido accelerare delle criticità del quadro nazionale ed internazionale. Va però evidenziato che circa un imprenditore su cinque ha lamentato maggiori difficoltà nell'accesso al credito, con un sostanziale equilibrio delle risposte tra agricoltura, commercio e turismo.
Per rispondere alla crisi la principale soluzione attivata dalle imprese nei rispettivi settori è la compressione dei margini. Questa è infatti la soluzione più praticata tra le imprese dell'agricoltura (57%) e del turismo (64%), mentre quelle del commercio (61%) collocano questa tipologia di intervento al secondo posto dopo la riduzione degli ordini ai fornitori per cui hanno optato due terzi degli esercizi del settore (66%).
La razionalizzazione dei costi per migliorare la gestione dell'impresa si colloca in seconda posizione, seguita dalla riorganizzazione e razionalizzazione dei costi di approvvigionamento e logistica.
La semplificazione amministrativa e la riduzione della tassazione sul reddito sono, senza troppi stupori, le soluzioni più auspicate dalla quasi totalità delle imprese dei tre settori. Un largo consenso tra le imprese del settore primario (81%) è sollevato dalla possibilità che si attivino misure ad hoc per accorciare e semplificare le procedure per la realizzazione degli investimenti.

Redazione Nove da Firenze