Doping, l'esperto rivela: ecco le erbe cinesi per vincere alle Olimpiadi


Firenze– Epo di terza generazione? Macché. Alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino ecco un breve vademecum di piante dopanti, capaci di assicurare prestazioni atletiche vincenti senza lasciar traccia. Sono perlopiù ignorate dai cacciatori dell’antidoping. In compenso sono ben note alla farmacia tradizionale cinese basata, come noto, sulle virtù medicinali, non prive di rischi, delle piante. Fabio Firenzuoli, presidente dell’ Associazione italiana dei medici fitoterapeuti (Anmfit) che ha sede presso l’Ospedale di Empoli, è un esperto in materia e fa appunto notare che la pianta più usata nella storia del doping è, non a caso, cinese. Si tratta dell’Efedra (Ephedra sinica), vegetale ricco di varie sostanze di tipo anfetaminico, tra cui l’efedrina. Tra le piante cosiddette adattogene, che facilitano cioè l’adattamento del fisico a stimoli stressanti, ve ne sono alcune non considerate dopanti, e quindi mai neppure ricercate nel sangue o nelle urine degli atleti. Sono piante orientali che aumentano la potenza muscolare e l’ossigenazione dei muscoli e del cervello, come il Ginseng cinese e coreano (Panax Ginseng) o quello siberiano (Eleuterococcus senticosus), ma anche la Maca (Lepydium meyeni) dei popoli sud-americani e la Rhodiola rosea, usata inizialmente da atleti russi. Sempre tra le piante di origini orientali usate da atleti e di cui non si trova traccia all’esame doping, il Tribulus terrestris consente di produrre estratti capaci di moltiplicare l’attività dei recettori per gli androgeni con migliori risultati in termini di prestazioni sia sportive che sessuali. Quanto alle cosiddette “piante fantasma”, agiscono indirettamente sugli ormoni e le relative attività ma senza che ve ne siano tracce urinarie: si tratta di sostanze naturali che al tempo stesso riducono la degradazione degli ormoni nel sangue e riducono la loro escrezione. Il risultato, spiega Firenzuoli, è facilmente comprensibile: l’ormone rimane nel sangue più a lungo, funziona di più, e come per magia nelle urine si trova in quantità ridotta. Sembra l’uovo di Colombo. In realtà esistono proprio sostanze naturali che possono agire con questi meccanismi; in particolare, la radice di Liquirizia, pianta medicinale di origini cinesi attiva proprio sul metabolismo degli steroidi; il frutto di una pianta cinese usata come condimento chiamata anche pepe del Sichuan (Zanthoxylum schinifolium); ma anche prodotti usati come alimenti, come alcuni funghi cinesi (ad esempio il Ganoderma lucidum), usati come tonici. Tornando all’efedrina, un tempo era usata come dimagrante e anoressizzante, ma anche per curare asma e raffreddore. Poi si è capito che poteva danneggiare cuore e cervello (provocando ictus, aritmie e infarti) ed è stata abbandonata, ma fino a pochi anni fa era presente anche in prodotti naturali di tipo erboristico camuffata sotto il nome cinese di Ma Huang. E' stata sostituita da altre piante orientali, ma sempre ricche di efedrina (la Sida cordilofia e la Pinellia ternata, nota anche con il nome cinese di BanXia), quindi a rischio di essere scoperte.Oggi l’efedrina è proibita ed è considerata sostanza dopante. In alternativa sono pero' di moda integratori contenenti una molecola del tutto simile, la sinefrina usata sempre come dimagrante, spesso in associazione a piante contenenti caffeina, tipo il Guaranà o le noci di Cola, oppure a diuretici come il Tarassaco cinese. Si trovano nei cosiddetti prodotti termogenici, che attivano i processi metabolici a livello muscolare, con due risultati: riduzione della massa grassa e aumento della forza muscolare. L’ostacolo giuridico quindi rappresentato dall’efedrina é così aggirato ricorrendo ancora una volta ad una pianta di origini orientali, cioè l’arancio amaro, dalla cui scorza si estrae appunto la sinefrina. Molecola sì naturale, ma sempre rischiosa soprattutto per il cuore degli atleti, così come degli obesi, degli ipertesi e dei cardiopatici.

Redazione Nove da Firenze