Stibbert: aperto tutto il mese (eccetto a Ferragosto) con un insolito percorso da scoprire


L’esposizione è un percorso di sei sezioni che, attraverso gli abiti e gli oggetti raccolti dall’eclettico e raffinato collezionista, offre al pubblico un viaggio inusuale alla scoperta “dell’alta moda” maschile che dal XVI secolo arriva al Manto usato da Napoleone per l’Incoronazione a Re d’Italia nel 1805. Dagli abiti da caccia in cuoio finemente ricamati, alle giacche in seta dai colletti illuminati da oro, argento e paillettes, alle marsine in sgargiante peluche rosso fuoco, in fatto di abbigliamento, la superbia maschile non è mai stata da meno di quella femminile. La selezione di abiti antichi della collezione Stibbert, che è ora tornata visibile al pubblico, costituisce un insolito percorso: un omaggio alla “Vanità maschile”. Ricercate realizzazioni sartoriali che, spesso, dalla vanità femminile hanno preso materiali, colori e tecniche di ornamentazione. Nel XVIII secolo, ad esempio, è la seta a dominare incontrastata abiti femminili e maschili, dove la raffinatezza della tessitura ha saputo creare, talvolta, risultati sorprendenti arrivando ad imitare vere e proprie pellicce. I ricami poi, spesso arricchiti di fili in oro e argento, adornavano ogni tipo di capo: dai guanti ai bottoni, alle giacche da caccia e da passeggio. Per le donne le forme degli abiti si espandono, richiedendo gran ricchezza di seta per la fattura. Per gli uomini invece, si assottigliano e si incurvano esaltando la parte alta della figura e rivelando gambe, che la moda dell’epoca vuole ben tornite, fasciate in calze aderenti.
Dal XVI secolo al mostra arriva al Manto di Napoleone: il Manto che Frederick Stibbert volle per il “suo museo” era un manto identico, fuorché per il colore, a quello della cerimonia imperiale del 1804. Nel prezioso capo, nessun filo è lasciato al caso. Ogni ricamo, ha un preciso significato simbolico: l’alloro a indicare la gloria, l’ulivo e le api augurano pace e prosperità al popolo operoso, le stelle a simboleggiare il destino glorioso.
Fra le tante curiosità in mostra due inconsuete poltrone in daino – i palchi intrecciati sono lo schienale, le zampe fungono da “zampe”, la schiena da seduta – e parte della collezione di bottoni di Frederick Stibbert: gioielli in miniatura – dai cammei di caccia, ai ricami in oro – che già da soli meriterebbero una visita.

Redazione Nove da Firenze