Biocompatibilità ed ecocompatibilità negli edifici

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
15 maggio 2006 14:03
Biocompatibilità ed ecocompatibilità negli edifici

Lunedì 15 maggio 2006- L’Azienda Sanitaria di Empoli organizza per il 18 maggio una giornata aperta a tutti i cittadini sul tema: “Ecodiagnosi e bioterapia della CASA”. L’iniziativa segue un corso di formazione per operatori Asl, Arpat e degli Enti Locali, tenuto nei giorni immediatamente precedenti, finalizzato alla redazione di un regolamento edilizio/di igiene improntato alla bioedilizia e al risparmio energetico.
La biocompatibilità (bios = vita), l’igiene e il comfort, l’attuale situazione degli ambienti abitativi è sempre più critica: gli edifici ad uso abitativo sono quasi sempre inseriti in contesti poco salubri a causa dell’inquinamento atmosferico, acustico, elettromagnetico e della mancanza di verde.
La pianificazione degli spazi pubblici dovrebbe essere tesa a ridurre l’estensione delle superfici costruite, (costruendo intorno alla città una ‘cintura verde’ e progettando una rete di strade ‘verdi’ che consentano ai cittadini di vivere meglio la città) e a realizzare aree ricreative per rendere gli spazi urbani sicuri, rispondenti alle esigenze dei cittadini e stimolanti per la vita sociale (W.

Pasini, 2000).
La tendenza al degradarsi delle condizioni ambientali è sicuramente da invertire: l’uomo deve interessarsi alle condizioni dell’ambiente in cui vive e per far questo le città devono essere costruite tenendo conto del cosiddetto genius loci, lo spirito del luogo, cioè in modo che gli spazi siano un elemento in cui riconoscere la propria identità.
In termini di ecocompatibilità (oikos = casa, in senso lato ambiente) un edificio inserito in un contesto salubre, costruito con materiali sicuri per la salute e progettato per usufruire al meglio delle fonti luminose e delle correnti d’aria non può ancora essere considerato ecocompatibile.
Per esserlo deve essere dotato di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, di sistemi per il recupero delle acque e per la riduzione e differenziazione di rifiuti.
Tenendo conto che l’uomo utilizza annualmente il 20% in più delle risorse naturali che la terra può produrre innescando un ‘debito ecologico’ da cui è difficile ‘rientrare’, la biocompatibilità diviene un aspetto fondamentale nella costruzione degli edifici in quanto la riduzione dell’impatto ambientale, dunque il miglioramento della qualità dell’ambiente, è un vantaggio per la salute dell’intera collettività.
La bioedilizia è una pratica molto giovane se si considera che in Germania e in Svizzera, paesi all’avanguardia nel settore, si pratica da vent’anni.
Fino ad oggi in Italia si è solo parlato di bioedilizia mentre le esperienze concrete realizzate sono poche; gli Enti Locali si stanno muovendo per regolamentare questo fenomeno in evoluzione attraverso:
• incentivi alla redazione di regolamenti edili che favoriscano interventi biosostenibili
• prescrizione di norme per una progettazione che rispetti i principi della bioedilizia quali orientamento degli edifici, impianti ad alto rendimento
• forme di certificazione che promuovano metodi di costruzione edile in linea con i principi del risparmio energetico e della tutela dell’ambiente.
Da considerare infine la necessità di migliorare i criteri di valutazione delle pratiche edilizie ritenuti antiquati anche dagli operatori del settore.
Attualmente infatti la valutazione sanitaria delle pratiche di edilizia civile si basa sull’acquisizione di dichiarazioni da parte del tecnico (rispetto di distanze da eventuali sorgenti di inquinamento, rispetto dei requisiti acustici passivi, protezione da umidità ecc..) e sul controllo delle superfici dei locali e delle superfici illuminanti e di aerazione dei locali stessi, trascurando in genere parametri più indicativi degli aspetti correlati alla salute ed alla sicurezza.

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