Dagli USA critiche al restauro del David di Michelangelo


Nell'ultima settimana ben due articoli sono apparsi sul principale quotidiano di Filadelfia, l'Inquirer, riguardo al restauro del David di Michelangelo. Filadelfia e Firenze sono gemellate dal 1964. La capitale della Pennsylvania è una città artisticamente viva, una delle città più intatte ed antiche degli Stati Uniti. La parte vecchia mantiene ancora molti delle costruzioni originali del XVIII e XIX secolo, ospita molti muesi interessanti, ma soprattutto, da oramai diversi anni, una legge obbliga a destinare una percentuale del costo di qualsiasi nuova costruzione di una certa entità al finanziamento di un'opera di scultura che allieti i passanti. Una delle mie preferite è la molletta per panni alta venti metri che svetta nella piazza del municipio.
Il prossimo anno David compirà 500 anni, e nonostante l'età rimane, per dirla con le parole dell'Inquirer, "una statua che lascia a bocca aperta; una delle più belle del mondo. Chiunque sia in grado di visitare Firenze, dovrebbe farlo. Michelangelo ha creato la sua opera per essere guardata e per ispirare. E c'è riuscito: guardare il David significa percepire la magnifica potenza della creatività umana. La scultura ci ricorda l'enorme potenziale che è in noi, e la bellezza che ci circonda".
David è un'opera unica, ma a 499 anni, dopo averne passate di cotte e di crude, pareva avesse bisogno di una spolverata. La discussione che affascina tanto gli abitanti di Filadelfia verte sul modo in cui viene operato il restauro ed è uno scontro fra le due scuole di pensiero che dividono chi si occupa di restauri. Da un lato i sostenitori del metodo a secco, il quale prevede l'uso di panni morbidi, spazzole e gomme; dall'altra i paladini del metodo bagnato (quello utilizzato per il restauro), che prevede l'uso di una specie di maschera di bellezza di fango applicata su carta di riso.
Il professor James Back della Columbia University, membro della fondazione ArtWatch International è il principale critico del metodo bagnato. Secondo lui "..La pulizia del David non è necessaria. Si basa solo sul desiderio di rendere più carine le opere d'atre più famose, e di renderle più adatte al gusto del turismo di massa". Una Disneyzzazione dell'arte ad uso e consumo del turista".
Qualunque sia la nostra opinione sull'argomento, rimane il fatto che Firenze è una delle città più conosciute ed amate al mondo, ed anche una discussione sull'uso di un panno di cotone o di fango e carta di riso ha ripercussioni internazionali.

TPGG

Redazione Nove da Firenze