Fiamma Vigo e "Numero" (la rivista e le gallerie ), 1949-1977


Nel recupero della memoria storica della seconda metà del Novecento si colloca l’importante mostra , in corso sino al 20 dicembre all’archivio di Stato, dedicata a Fiamma Vigo . Nata in in Argentina, il 5 agosto 1908., dopo aver studiato pittura a Firenze e a Parigi, dal 1932 Fiamma Vigo iniziò la sua attività artistica con mostre personali e collettive in Italia ed all'estero. Dopo aver vissuto tra Roma e Parigi, dove fu fortemente influenzata dall'arte dell'amico Alberto Magnelli., poco prima dell'inizio del secondo conflitto mondiale rientrò a Firenze e nell'immediato dopoguerra, , iniziò ad aprire il suo studio di via degli Artisti agli amici architetti, letterati ed artisti per creare occasioni di dibattito sull'arte d'avanguardia. Nel 1949 iniziava la pubblicazione della rivista "Numero", nata dalla volontà di diffondere e far comprendere l'astrattismo a Firenze. Dal 1951, con la collaborazione di Alberto Moretti, l'attività di "Numero" si arricchì con l'inaugurazione della saletta al Bar degli Artisti, luogo di ritrovo dove ogni mercoledì il pubblico partecipava per discutere ed interpretare le opere esposte. In seguito, dedicandosi intensamente all'attività di gallerista, la Vigo prese parte sporadicamente a mostre nazionali, pur partecipando nel 1956 alla mostra del Fiorino e nel 1959, alla Prima Mostra Regionale d'Arte toscana. La Galleria Numero, dal 1960 aveva aperto una sede anche a Roma ed a Prato, e, nel 1961 anche a Venezia ed a Milano. Nel 1967 la Vigo lasciava Firenze, dopo aver chiuso la Galleria di Via Cavour, trasferendosi a Venezia, dove poi morirà nel 1981. Come ha scritto Francesco Gurrieri, "la galleria "Numero", negli anni ’50, fu un crogiolo di giovani, intellettuali, irrequieti e anticonformisti, aperto ad esperienze e ricerche artistiche, letterarie, musicali, di assoluta avanguardia: bastino i nomi di Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Sanguineti, Arnaldo Pomodoro, Vedova, Capogrossi, Scanavino. Si parlava francese, inglese, tedesco (anche la rivista), a sottolineare il clima decisamente internazionale." Il metodo usato per la ricostruzione dell'Archivio di Fiamma Vigo, disperso dall’Alluvione del 1966 è consistito soprattutto nell'attivazione di contatti con artisti, persone, enti che ebbero relazioni più o meno strette con la Vigo e le sue gallerie; che hanno contribuito alla ricostruzione della memoria di "Numero", consegnando all’Archivio di Stato di Firenze, la documentazione in loro possesso. Si sono operati anche acquisti di documentazione presso librerie .A coronamento del lavoro di recupero della memoria storica dell'opera di artista, gallerista e promotrice di cultura di Fiamma Vigo è stata organizzata dall'Archivio di Stato di Firenze, in collaborazione con la Associazione, "Archivio per la memoria e la cultura delle donne", una mostra di buon livello, che si giova dei materiali documentari rintracciati e raccolti, affiancati da una significativa scelta di opere di artisti che furono in contatto con "Numero", negli anni della sua attività. . La mostra intende dimostrare come "Numero", con l'omonima rivista e le Gallerie fondate e dirette dalla Vigo, abbia rappresentato un fenomeno culturale di grande rilievo. Anche in considerazione della straordinaria apertura che ne caratterizzarono l'attività intensissima, "Numero" rappresentò infatti un punto di riferimento importante, soprattutto a Firenze, per artisti ed intellettuali italiani e stranieri, protagonisti delle ricerche artistiche di avanguardia. In mostra sono esposte le opere degli artisti più rappresentativi (G. Capogrossi, A. Bueno, E. Baj, V. Berti, O. Borri, D. Bowen, N. Carrino, C. Cioni, M. Fallani, Li Yuen-Chia, Hsiao Chin, A. e G. Pomodoro, M. Guasti, F. Melani, A. Moretti, V. Tolu, J. Guinovart, P. Hutchinson, L. Savioli, V. Venturi, E. Vedova, F. Wiechmann) che esposero nelle gallerie di "Numero". L’esposizione è corredata da un importante catalogo edito dal Centro Di, a cura di Rosalia Manno Tolu e Maria Grazia Messina, con la collaborazione di Alessia Lenzi, Loredana Maccabruni e Susanna Ragionieri .
(Alessandro Lazzeri)

Redazione Nove da Firenze