Thomas Bernhard da Giovedì 21 a Domenica 24 Novembre al Manzoni


Se negli ultimi anni le opere di Thomas Bernhard (1931- 1989), narratore e drammaturgo austriaco dallo stile graffiante e ricco di humor e perennemente in lotta contro il suo paese d’origine, sono state rappresentate nel nostro paese e conosciute dal pubblico (si ricordano almeno le interpretazioni di Gianrico Tedeschi di Il riformatore del mondo e Minetti e di Franca Nuti in Alla meta, visto anche al Manzoni) lo si deve anche al Teatro Stabile di Bolzano e al suo direttore e regista, Marco Bernardi, che fu tra i primi in Italia a rappresentare i lavori di quello che Claudio Magris ha definito “implacabile recensore del caos”. Dopo Minetti, ritratto di un artista da vecchio con l’intenso Gianni Galavotti e Il teatrante con il graffiante Tino Schirinzi, lo Stabile di Bolzano torna a Bernhard, dopo 18 anni, proponendo una novità per l’Italia: LA BRIGATA DEI CACCIATORI una tragicommedia sul senso dell’esistenza e del destino umano, oltre che sul degrado della natura.
Scritta nel 1974 LA BRIGATA DEI CACCIATORI propone ed approfondisce tutti i temi trattati e sviscerati dal teatro di Bernhard. Ci sono i personaggi paradossali che dal loro stravagante punto d’osservazione smontano, pezzo per pezzo, tutta l’organica gerarchia dell’esistere e dell’essere, c’è la logica di un mondo alla rovescia che segna la supremazia definitiva del nulla, ma anche l’humor nero che mette a nudo ogni mistificazione trovando nell’arte l’unico luogo dell’autenticità. Anche se spesso neppure la dedizione all'arte o alla scienza riesce ad aprire una breccia verso la realtà e quindi ai personaggi di questo, come di altri lavori del grande drammaturgo, non resta che parlare. Una vera e propria ossessione, una colata di parole, un magma che si dilata nella forma dell’invettiva.
Ne LA BRIGATA DEI CACCIATORI c’è poi il grottesco, l’assurdo e la comicità basata su geniali invenzioni linguistiche in grado di catturare lo spettatore e di trascinarlo dentro la storia. Bernhard è capace, forse come nessun altro, di farci vedere davvero quale è il senso della vita con le sue complicazioni e le sue esaltazioni.
LA BRIGATA DEI CACCIATORI si svolge durante una fitta nevicata all’interno di un casino di caccia con la sua atmosfera ovattata e malinconica. I personaggi principali (il Generale, la Generalessa e lo Scrittore) si confrontano in un triangolo platonico ma feroce, giocano a carte, vanno a caccia, bevono e parlano. Come antieroi drammatici sbeffeggiano il destino, sorridendo per la loro impotenza ma affermando così la loro precaria libertà. Ad interpretare queste tre incredibili figure umane un grande attore, uno degli interpreti importanti del teatro e del cinema italiani degli ultimi trent’anni, come Paolo Bonacelli, accanto a lui Patrizia Milani e Carlo Simoni. La regia porta la firma di Marco Bernardi, direttore dello Stabile di Bolzano.

Thomas BERNHARD (Heerlen, Olanda 1921 – Gmunden Alta Austria, 1989)
Scrittore austriaco. La vocazione teatrale di Bernhard ha camminato a fianco di quella narrativa, peraltro prevalentemente fissata sul monologo di personaggi ibernati dalla follia. Il suo teatro, costituito da una ventina di pièce, scritte tra gli anni ’70 e ’80, dà voce a chi non trova altra strategia se non nello sconnesso e delirante soliloquio, per resistere all’invasione della realtà, sentita come un ingombrante viluppo di tare ed insensatezze. Così la drammaturgia finisce con l’ospitare una lunga processione di paranoici, pazzi, visionari, malati, che, dal loro stravagante punto d’osservazione, smontano, pezzo per pezzo, tutta l’organica gerarchia dell’essere. Negati al dialogo, per sempre fissati nella glacialità di una posizione senza sviluppo, gli eroi di Bernhard sono larve in esclusiva attesa della fine, complici delle loro patologie, irresistibilmente attratti dal fallimento e dalla dgradazione morale. La morte, secondo la logica di questo mondo alla rovescia, segna dunque la supremazia definitiva del nulla. Non bisogna allora aspettarsi eventi nel teatro di Bernhard. La sua legge è la staticità, perché tutto è già avvenuto. Né vi possono essere sostanziali differenze tra i personaggi:dislocati in zone neutre, dove, come ha suggerito Eugenio Bernardi, assenti o irrilevanti sono le coordinate spazio-temporali (sottolineate dai rarissimi cambi di scena); privati di prospettive e di mete, tutti vengono colti nel tentativo di compiere un gesto estremo, spesso coincidente con il suicidio. Non manca, nel teatro e nella narrativa di Bernhard, una durissima presa di posizione contro l’Austria, come testimonia l’unica (ed ultima, del 1988) pièce fornita di precise connotazioni spazio-temporali, cioè Piazza degli Eroi (Heldenplatz). Tra le sue più importanti opere ricordiamo, anche per via degli allestimenti presentati in Italia negli ultimi anni, Una festa per Boris (Ein Fest fűr Boris), Amburgo 1970, regia di Claus Peymann (regia di Maccarinelli, 1998), L’ignotrante e il visionario (Der Ignorant und der Wahnsinnige), Salisburgo 1972, regia di Peymann (Ugo Leonzio, 1984 e Domenico Polidoro, 1994, ne hanno curato la messinscena italiana); La forza dell’abitudine (Die Macht der Gewohnheit, 1974), regia di Juliette Mayniel, Roma 1985; Minetti,. Ritratto di artista da vecchio (Minetti. Ein Portrait des Kűnstlers als alter Mann), Stoccarda 1976, regia di Peymann (in Italia regia di Polidoro, 1994); Il riformatore del mondo (Der Weltverbesserer), Bochum 1980, regia di Peymann; La brigata dei cacciatori (Die Jagd Gesellschaft), Vienna 1974 (Marco Bernardi, 2002); Alla meta (Am Ziel), Salisburgo 1981 (regia di Maccarinelli, Asti 1989); Semplicemente complicato (due gli allestimenti italiani: nel 1995 a cura di Teresa Pedroni l’uno e di Michele Blasi e Andrea Facciocchi l’altro). Voce Thomas Bernhard, a cura di Andrea Giardina, in Dizionario dello spettacolo del ‘900, a cura di Felice Cappa e Piero Gelli, Milano, Baldini & Castaldi, 1998.

Redazione Nove da Firenze