​A Firenze il memoriale italiano di Auschwitz

Nardella: “Il 25 aprile presenteremo il progetto per il polo della Memoria”. Martedì 27 gennaio Aned e Città Metropolitana presentano un nuovo portale con le interviste agli ex deportati. La celebrazione domani anche a Villa Bandini in via di Ripoli


Il 25 aprile prossimo sarà presentato il progetto per il polo della Memoria che ospiterà il memoriale italiano di Auschwitz e troverà casa a Gavinana nel Quartiere 3. Lo ha annunciato il sindaco Dario Nardella intervenendo oggi in Consiglio comunale in occasione della Giornata della memoria. “Per dare un tributo vero, duraturo e profondo all’esercizio indispensabile della memoria – ha detto Nardella – Firenze deve lasciare una testimonianza concreta in grado di vivere nella nostra comunità e interrogare i giovani. Per questo - ha proseguito Nardella – il 25 aprile presenteremo il progetto del memoriale di Firenze, che accoglierà l’opera in arrivo dal Blocco 21 e ricorderà la disumana violenza della Shoah. Il polo della Memoria sorgerà nel Quartiere 3, nella sede dell’Ex3 e accanto alla piazza che abbiamo intitolato a Gino Bartali, al quale il popolo ebraico ha attribuito il più grande riconoscimento per il suo impegno. Una volta completati i lavori per la realizzazione dell’edificio destinato ad edilizia residenziale pubblica in viale Giannotti – ha proseguito il sindaco - sarà possibile realizzare al primo piano anche il museo della Liberazione e della Resistenza”. Un'operazione condotta congiuntamente dal Comune di Firenze e dalla Regione Toscana, dopo l'appello di un anno fa dell'Associazione nazionale dei deportati nei campi nazisti (Aned) che è proprietaria dell'opera. Chiuso nel 2011 dalla direzione del museo del campo, che non lo riteneva più conforme alle linee didattiche dello spazio di documentazione, il memoriale è stato realizzato nel 1971 nel nome di tutte le vittime italiane dell'Olocausto dagli architetti Baffi e Belgioioso, reduci di Mauthausen, con la collaborazione artistica del pittore Pupino Samonà, del musicista Luigi Nono, dello scrittore Primo Levi.


Un portale da cui accedere alla visione e all'ascolto del volto e della voce degli ex deportati. Nel Giorno della Memoria, martedì 27 gennaio 2015, alle ore 17, nella Sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi (Firenze, via Cavour 1), verrà presentato il nuovo portale dell’Aned-Associazione nazionale ex deportati Toscana, sul quale sono state pubblicate le interviste rilasciate dagli ex deportati, a fine degli anni '80, al Professor Andrea Devoto. Si tratta di un archivio con oltre 80 interviste, un patrimonio - avverte l'Aned - che è stato riconosciuto di interesse nazionale. Con grande sforzo di forze e di mezzi, Aned in passato ha provveduto alla digitalizzazione delle interviste che originariamente erano su audiocassette magnetiche. Ora si compie un passo decisivo in più, con il portale internet Anedtoscana.it. Per la consigliera metropolitana Benedetta Albanese, che rappresenterà il Sindaco metropolitano Dario Nardella nell'incontro in Sala Pistelli, "questo portale sarà di grande aiuto alle scuole: docenti e studenti potranno riascoltare la voce degli ex deportati nelle loro aule. Questa testimonianza preziosa resta e continuerà ad educare alla pace". Insieme al saluto di Albanese, sono previsti gli interventi della Prof.ssa Marta Baiardi dell’Isrt Toscano, di Alessio Ducci, presidente del Coordinamento regionale toscano dell’Aned, e di Daniel Vogelmann vicepresidente di Aned Firenze. Alle ore 18 è prevista la conclusione dell'incontro, con la deposizione dei dei fiori davanti alla targa che, nella Galleria delle Carozze, in via Cavour, riporta i nomi degli oltre 1800 deportati della Toscana.


Il Quartiere 3 Commissione Cultura, in collaborazione con l'Istituto della Memoria in scena e l'ANPI, organizza per il Giorno della Memoria, domani, 27 gennaio alle ore 17.30 a Villa Bandini in via di Ripoli 118 una performance/messa in scena tratta dal libro "La ragazza con la Fisarmonica " che racconta attraverso il canto, la musica e la lettura la biografia di Esther Béjarano, ebrea deportata ad Auschwitz ed Ravensbruck sfuggita all'Olocausto. Quartetto composto da violino, fisarmonica, chitarra e voce narrante.



La ricorrenza del 27 gennaio a Montelupo Fiorentino viene ricordata con due distinti appuntamenti: uno la mattina rivolto agli studenti dell’Istituto Baccio da Montelupo e l’altro la sera aperto a tutta la cittadinanza. La mattina dopo i saluti del sindaco e delle autorità, gli studenti assisteranno alla proiezione del film "QUEL MARZO DEL '44". Seguirà un intervento di Andrea Bardini, presidente dell'Aned Empolese Valdelsa e il racconto delle testimonianze da parte dei familiari di deportati. Il filmato, realizzato dall'ANED dell'Empolese Valdelsa, è dedicato al viaggio realizzato nel 2014 ai campi di concentramento. La proiezione si colloca nel percorso di preparazione degli studenti delle classi terze al viaggio a campi di sterminio nel mese di maggio 2015 e in un percorso più ampio di formazione storica e civica delle giovani generazioni. Dopo il filmato, alcune donne, figlie di deportati, rilasceranno la propria testimonianza. La mattinata si concluderà con la deposizione della corona di fronte alla scuola. Questo gesto ha un alto valore e travalica il significato stesso di una dovuta cerimonia. Infatti, quella pietra fu portata nel 2008 da Ebensee, luogo dove molti dei deportati montelupini lavorarono e morirono nel 1944-45. La sera, alle ore 21.00 tutti i cittadini sono invitati alla proiezione gratuita del film A torto o a ragione di István Szabó (2002) presso il cinema Mignon. Il film narra la vicenda complessa del direttore d'orchestra Furtwangler che continuò a operare nella Germania nazista in una sorta di tacita e difficile convivenza per il regime. Il dilemma che appartiene al direttore rappresenta però quello di tutti i cittadini che, nella maggiori parte, se non aderirono al regime, non fecero molto per contrastarlo (non la burocrazia, non gli operai, non la gente comune). Chi si oppose, come in Italia, furono minoranze attive, critiche e, spesso messe al bando anche sociale dal regime (e ovviamente perseguitate). Queste minoranze che resistettero si presero anche l'onere di passare per antinazionali e antipatrioti. Quando invece dimostrarono con le loro azioni che la patria da difendere e onorare non può essere una purché sia, ma deve essere una patria che porti con sé i valori universali del rispetto dei diritti umani, dell'uguaglianza, delle giustizia. Il titolo del film “a torto o a ragione” richiama una visione ottusa del nazionalismo, quella che permise ai fascismi del XX secolo di prosperare identificando la nazione come qualcosa che andasse sempre difesa, al di là delle azioni e dei comportamenti messi in pratica dai governanti.

Redazione Nove da Firenze