Folon a Pietrasanta, The British Century (Cento Anni di Storia Inglese) a Fiesole


Si inaugura oggi nella piazza Duomo a Pietrasanta una mostra di sculture di Folon. L'artista belga ha realizzato un progetto di arredo urbano con 14 grandi sculture di bronzo che fanno da cornice ad una grande aiuola. Altre 20 sculture saranno disposte nella chiesa di S. Agostino.
Si inaugura domani alla Basilica di S. Alessandro di Fiesole la mostra organizzata dalla Fratelli Alinari e dalla Fiesole Musei in collaborazione con la Provincia di Firenze, il Comune di Fiesole, il Comune di Firenze, l'Ambasciata di Gran Bretagna e le Assicurazioni Generali. L'evento s'inserisce nel ciclo di mostre provenienti dall'Archivio Hulton Getty che hanno per tema la storia fotografica delle grandi nazioni. Nel 1997 - dal 19 aprile al 22 giugno - presso il Palazzo Rucellai, la Fratelli Alinari ha presentato la prima di queste grandi mostre: il Secolo Cinese – Una Storia Fotografica della Cina del XX Secolo. Oggi a distanza di due anni propone la storia per immagini di un'altra grande nazione, la Gran Bretagna, che ha lasciato nel mondo segni profondi e vari. La mostra è costituita da 140 fotografie presentate cronologicamente per farci rivivere la storia di un paese che ha influenzato la storia del mondo al di fuori delle isole britanniche. Il percorso si apre con Vittoria, sovrana di un abitante su quattro del mondo, seduta sul trono di un paese rigido e arrogante, roccaforte del moralismo e del formalismo, e si chiude con la metamorfosi della Gran Bretagna da superpotenza mondiale a grande nazione proiettata verso lo scenario europeo ed internazionale, dominata dai protagonisti del rock e dalle vicende sentimentali della famiglia reale, da vincitori di premi Oscar e da scrittori di successo, unica seria sfida alla radicata cultura pop americana. Percorrendo questa mostra si incontrano giovani consoli dell'Impero, responsabili della vita di milioni di persone in terre lontane, personaggi eleganti dell'età edoardiana, le cui mode continuano ad essere ancora oggi seguite in tutto il mondo, abitanti dei quartieri poveri di dickensiana memoria, soldati nelle trincee della prima guerra mondiale, immagini dei mitici piloti che sfidarono Hitler nella seconda guerra mondiale, fino ai nostri giorni. Agli svolgimenti della Grande Guerra fanno seguito le marce della fame nel periodo della depressione, gli esponenti letterari ed il bel mondo degli anni Venti. Per arrivare agli anni '50 con la ripresa, e agli anni '60 caratterizzati dai miti popolari, dai parrucchieri, dagli stilisti fino ai Beatles e successivamente alla rivoluzione radicale della Tatcher e al mito di Diana, principessa di un "altro" impero.
Il grande impero della regina Vittoria
All'inizio del XX secolo l'Impero Britannico, grazie alla propria potenza marittima, comprendeva un quarto della popolazione del pianeta, distribuita su oltre 28,5 milioni di Km quadrati e destinata ad aumentare ulteriormente.
Erano i sudditi della Regina Vittoria, sovrana amata e rispettata che dopo sessant'anni di regno era scomparsa proprio al volgere del secolo. I territori acquisiti erano così numerosi che i burocrati del Ministero delle Colonie, incaricati di stilarne l'elenco, non si davano la pena di classificarli tutti e l'elenco terminava semplicemente con questa dicitura: "altri innumerevoli possedimenti minori e pressoché tutti gli scogli e le isole remote dell'oceano". La compagine dell'impero era estremamente variegata. Le diverse caratteristiche ed opportunità offerte da terre distribuite su tutto il globo attiravano categorie differenti di emigranti dalla madrepatria: dagli imprenditori che partivano con ingenti somme da investire nelle redditizie coltivazioni dell'Africa Orientale o delle Indie Occidentali, agli avventurieri cercatori d'oro diretti nelle zone settentrionali dell'America, agli orfani e i diseredati che venivano incoraggiati a spostarsi in Australia ed in Canada con la speranza di migliori condizioni di vita. Secondo il punto di vista degli Inglesi, l'Impero era sinonimo di "Giustizia, Libertà e Commercio" come recitava il motto di Cecil Rhodes, eponimo della Rhodesia, che affermava: "Abbiamo la fortuna di essere il popolo migliore del mondo, con i più alti ideali di morale, di giustizia, di libertà e di pace, e più estesa è la parte del mondo nella quale abitiamo, meglio è per l'umanità".
1901-1910
Gli Inglesi inaugurarono l'età Edoardiana come il popolo più ricco del mondo. I nobili ed i nuovi ricchi, che basavano spesso le proprie fortune sui commerci legati alle imprese coloniali, conducevano una vita principalmente occupata dai riti dell'alta società, con giornate scandite dai numerosi ed abbondanti pasti, residenze diverse per ogni stagione dell'anno ed i cosiddetti "fine settimana edoardiani" dedicati alla caccia o allo sport.. Ma la morte del sovrano dall'indole edonistica dal quale quello stile di vita prese il nome segnò l'inizio di un'epoca di cambiamenti, che portarono alla ribalta la parte numericamente maggiore della società rimasta fino ad allora al servizio e all'ombra dei "diecimila privilegiati". Si levarono voci in difesa di coloro che vivevano ai limiti della sussistenza, abitando in tuguri e lavorando in condizioni di estremo disagio e pericolo. Nel 1906 i liberali ottennero una schiacciante vittoria elettorale che diede inizio alle riforme sociali. Nel 1910 Edoardo morì ed un anno dopo l'affondamento del Titanic sembrò rappresentare una metafora del destino della classe per la quale i suoi sfarzosi saloni erano stati progettati.
1914
Quando, nell'estate 1914, ebbe origine il conflitto che sarebbe sfociato nella prima Guerra Mondiale, la Gran Bretagna non desiderava essere coinvolta. L'Europa restava l'unico continente della terra sul quale gli Inglesi non avevano mire territoriali ed in virtù degli accordi esistenti con Francia e Russia non erano formalmente obbligati ad intervenire. Tuttavia, l'estendersi dell'offensiva tedesca al Belgio, che l'Inghilterra si era impegnata a difendere, determinò l'entrata della Gran Bretagna in un conflitto che sembrava doversi concludere rapidamente, ma che si rivelò risolvibile solo con una lunga e sfiancante guerra di logoramento. L'esercito inglese, per la maggior parte volontari arruolatisi con entusiasmo dalla madrepatria e dalle colonie, con ufficiali reclutati in gran parte tra gli ex allievi delle scuole private inglesi, subì gravi perdite nelle trincee del fronte occidentale e nelle imprese navali su quello orientale. La notizia della firma dell'armistizio da parte dei tedeschi nel novembre 1918 fu accolta con incredulità al fronte dai soldati decimati dai pesanti bilanci degli scontri e dalla lunga permanenza nel fango delle trincee, mentre in Gran Bretagna esplodeva la gioia dei festeggiamenti.
Tra le due guerre
Nel periodo immediatamente successivo alla fine della guerra, la Gran Bretagna si trovò ad affrontare nuove difficoltà sul versante interno. Il boom economico succeduto alla fine delle ostilità fu di brevissima durata e presto si sentirono le conseguenze delle perdite subite: tre ragazzi su dieci tra i 13 ed i 24 anni erano stati uccisi ed una generazione era stata perduta. Mancavano le forze per una vera rinascita economica e la tensione sociale cresceva, fino a sfociare in scioperi e disordini. La proprietà terriera fu duramente colpita dalle tasse di successione che il governo fu costretto ad aumentare a dismisura, con la conseguenza che nel 1921 un quarto dell'Inghilterra aveva cambiato proprietario. Contemporaneamente le istanze indipendentiste del partito nazionalista irlandese Sinn Fein impegnarono il governo in rischiose operazioni di polizia fino ad arrivare nel dicembre 1921 alla scissione dell'Irlanda e all'istituzione dello Stato Libero Irlandese. Nel 1921 i disoccupati erano 2 milioni, e serpeggiavano timori riguardo all'affermarsi di forze comuniste. L'avventura del partito laburista al governo all'inizio del 1924 tuttavia non durò che una stagione e gli equilibri sociali non furono sostanzialmente mutati, benché nei circoli intellettuali più all'avanguardia, come quello di Bloomsbury, si sviluppasse una tagliente critica alla morale vittoriana.
La seconda guerra mondiale
Una lenta ma costante ripresa era seguita al periodo di crisi successivo alla prima guerra mondiale, e alla fine degli anni '30 l'industria ed il mercato del lavoro avevano raggiunto un buon livello di sviluppo. Al riaprirsi delle ostilità in Europa nel 1938, ancora una volta gli Inglesi avevano più da perdere che da guadagnare con l'entrata in guerra, tuttavia, con l'invasione della Cecoslovacchia da parte dei tedeschi l'intervento inglese divenne inevitabile. Si iniziò dunque a prepararsi alla guerra ed in una settimana 1.300.000 persone furono sfollate dalle città, mentre Churchill nel suo discorso inaugurale da primo ministro il 13 maggio 1940 annunciò agli inglesi "solamente sangue, lacrime, fatica, sudore". Londra e molte altre città inglesi furono devastate dai bombardamenti e stremate dai razionamenti forzati e un immenso sforzo collettivo fu necessario per sostenere l'industria bellica che arrivò ad assorbire più della metà del prodotto interno lordo, grazie anche al sostanziale apporto del lavoro femminile. Fu il mare a proteggere la Gran Bretagna dai distruttivi attacchi dei tedeschi durante la battaglia d'Inghilterra nella prima fase della guerra e fu ancora dal mare che gli inglesi e gli alleati americani arrivarono in Normandia il 6 giugno 1944, il giorno della svolta.
Il dopo guerra
I laburisti, vincitori delle elezioni del 5 luglio 1945, ereditarono un paese sull'orlo del fallimento e dovettero sostenere un enorme sforzo per ristabilire l'organizzazione sociale di un paese indebolito ed esteso oltre i propri confini. Le riforme furono numerose e veloci, tendenti alla nazionalizzazione delle industrie dei carburanti e dei trasporti e all'introduzione di sostegni statali e assistenza medica per le classi svantaggiate. Per sovvenzionare tali programmi fu necessario aumentare le imposte che colpivano le classi ricche e medie ed instaurare il regime di austerità. Il 1947 fu l'anno peggiore: il clima eccezionalmente rigido impedì l'estrazione del carbone e l'importazione delle derrate dalle colonie. Nello stesso anno la Gran Bretagna perse il controllo dell'India. Tuttavia i sacrifici sostenuti stavano lentamente portando i propri frutti e nel 1954, l'anno successivo all'incoronazione di Elisabetta II, il razionamento che si era protratto e a tratti aggravato dalla fine della guerra poté finalmente cessare. Nonostante la guerra fredda in Europa e la crisi di Suez, alla fine degli anni cinquanta apparecchi televisivi, lavatrici e frigoriferi apparvero nelle case degli operai; i motorini erano alla portata dei giovani e le auto a quella dei loro genitori. Gli inglesi stavano imparando a divertirsi: si stavano preparando per gli anni Sessanta.
Dagli anni sessanta
Gli anni Sessanta furono un decennio che assunse una precisa connotazione giovanilistica e iconoclasta segnando una svolta decisiva nei costumi. Mentre l'Impero andava dissolvendosi, le nuove generazioni si impegnavano nella lotta per la pace e per il disarmo nucleare e l'opinione pubblica era dominata da scandali a sfondo politico sessuale come il "caso Profumo". La cultura pop proponeva una nuova immagine dell'Inghilterra e le icone che la rappresentavano nel mondo erano i Beatles e Twiggy. Tuttavia, il trionfo delle varie fenomenologie dell'amore caratteristico di quegli anni cambiò di segno nel decennio successivo, che si aprì all'insegna della violenza con i disordini tra cattolici e protestanti nell'Irlanda del Nord. Nel 1972 le vittime degli scontri furono più di quattrocento e nel'73 la crisi petrolifera esasperò la difficile situazione economica rendendo vani i provvedimenti mirati a disciplinare le agitazioni sindacali. Ai figli dei fiori si sostituirono gli aggressivi skin heads. Agli inizi degli anni ottanta la ferma politica dei tagli che il primo Ministro Margareth Tatcher adottò in risposta alla grave crisi economica dilagante suscitò inizialmente più critiche che consensi.. Tuttavia, alcune sue grandi battaglie, come la privatizzazione delle aziende statali e delle case di proprietà comunale, la riforma dei sindacati ed il concetto di benessere a portata di mano, le hanno garantito tre rielezioni consecutive e sono sopravvissute al suo declino. All'inizio del 1997 inflazione e disoccupazione presentavano livelli inferiori alla media europea e l'economia surclassò il resto dell'Europa per la prima volta in quegli anni. I "Nuovi Laburisti" di Blair basarono la propria politica su concetti di fondo che non si distanziavano fondamentalmente dalle scelte conservatrici dei precedenti 18 anni.

Redazione Nove da Firenze