Vino, olio, carne, frutta e verdura: quando l'etichetta mente

Questa settimana Nove da Firenze si occupa di adulterazione della produzione alimentare


La Toscana si piazza al terzo posto nella classifica dell’export di vino: 785 milioni di euro di vino esportati nel 2014, con un balzo in avanti del 2%. Il 21% dei consumatori di vino degli Stati Uniti individua proprio nella Toscana la regione produttrice che apprezza di più. Un riconoscimento al territorio che rappresenta certamente una leva strategica. Nel 2014 l’export della Toscana ha trainato la performance di olio e vino, che sfiorano in valore i 550 milioni di euro, quasi il 30% delle vendite estere di olio.

Eppure non più tardi dell'aprile scorso il Corpo forestale dello Stato e l'Agenzia delle Dogane, a seguito di un controllo effettuato presso un grosso distributore di prodotti cinesi a Campi Bisenzio, ha posto sotto sequestro 20.000 bottiglie di bevande alcoliche. I prodotti erano pronti per essere distribuiti a supermercati e ristoranti, "spacciati" per vino e grappa. In realtà si trattava di semplici bevande ottenute da riso, piselli, prugne e sorgo, con aggiunta di alcol. Non è il primo e non sarà l'ultimo caso di frode alimentare scoperta sul nostro territorio, che offende e svilisce la tradizione e la qualità del prodotto. E la crisi economica ha reso ancor più grave la situazione che ricade interamente sul consumatore finale dei prodotti.

Per quanto riguarda l'olio, il crollo della produzione di olive in Toscana nell’ultima annata, una delle più disastrose che si ricordi, ha ridotto la quantità di olio Made in Tuscany anche fino al 90%, nella terra simbolo dell’extravergine di qualità con 4 Dop e 1 Igp, 93mila ettari di oliveto, 15milioni di piante e 70mila imprese. Le riserve di prodotto locale quest'estate scarseggeranno, ma se il consumo pro-capite di olio extravergine è stimato in 7 litri all’anno, come farà quest'anno il consumatore a contare solo su 3,25 litri di vero extra vergine italiano? Quando i conti non tornano e facile farli tornare, all'insaputa del cliente, grazie alla miscelazione di olive straniere. E Coldiretti teme un’invasione di prodotti “tarocchi” dall’estero nel nostro paese per “compensare” il vuoto nel mercato. Del resto negli USA i consumi sono aumentati a un tasso medio annuo del 10% durante gli ultimi 20 anni e la domanda per il 2015 viene stimata dall’International Olive Oil Council in 2 milioni 823 mila tonnellate a fronte di una produzione di sole 2 milioni 393 mila tonnellate nel mondo.

Questa settimana Nove da Firenze si occupa di produzione e adulterazione di vino, olio, carne, frutta e verdura. Cercheremo di capire come garantire trasparenza ai consumatori migliorando le informazioni in etichetta, a partire dall’introduzione delle date e del luogo di produzione. La commercializzazione di oli extra vergini di oliva etichettati con la dizione generica “Bassa Acidità” è spesso una pratica commerciale ingannevole, poiché induce il consumatore a credere che il prodotto possieda caratteristiche particolari e migliori rispetto a tutti gli altri , anche se tutti gli Oli extra vergine di oliva, per legge, devono possedere un tenore di acidità basso. La maggior parte dei consumatori non sa –ad esempio– che spesso l’olio che si acquista non proviene dalla campagna di molitura dello stesso anno.

Nicola Novelli