Urbanistica a Firenze: la politica si nasconde?

Palazzo Vecchio dice no a 677 cittadini residenti nell’Oltrarno

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
31 marzo 2021 09:33
Urbanistica a Firenze: la politica si nasconde?
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato, 1901

Parlano di eclissi della giunta della ‘partecipazione’, gli attivisti di Idra. E’ arrivato infatti lo sgradito niet di Palazzo Vecchio al progetto “Laboratorio Belvedere”, sostenuto da 677 residenti di Oltrarno. Ma a firmare il documento che respinge l’istanza dei cittadini non è né il sindaco, né l’assessore competente (denominato ‘alla Partecipazione e alla Cittadinanza attiva’), né l’assessore all’Urbanistica: nessun membro della giunta si è assunto la responsabilità di rispondere alle centinaia di abitanti che hanno chiesto un dibattito pubblico sul destino della più delicata area Unesco della città, quella fra Pitti, Boboli, Belvedere e Costa San Giorgio.

Il compito ingrato di comunicare che questa istanza non è stata accolta risulta affidato a un funzionario amministrativo, il Segretario generale del Comune. Con un documento che Idra definisce irricevibile.

Vediamo perché.

Da una parte c’è una solida rappresentanza di un intero quartiere (ma con altre centinaia di firme tanti concittadini si sono uniti a quell’appello) che manifesta di temere un assalto pluriennale di gru, camion e ruspe nel cuore fragile della collina, Belvedere, che alimenta le sorgenti di Boboli”. Si ipotizza infatti, per la realizzazione di un albergo di lusso nella ripida e stretta Costa San Giorgio, una ristrutturazione edilizia che “rischia di pregiudicarne – il direttore Eike Schmidt docet - il delicato equilibrio idrico, fondamentale per la conservazione di uno dei prototipi del ‘giardino all’italiana’.

Ma anche lo scenario di fine-cantiere desta indignazione, con quell’ingente quota di destinazione turistico-ricettiva in due ex conventi (300 posti letto) che la variante adottata accorda al nuovo facoltoso proprietario argentino”. Una prospettiva, paventa la cittadinanza attiva che chiede di sottoporre a dibattito la variante, che “non potrà non intaccare la cifra ambientale di quei luoghi, stravolgendo la delicata viabilità che li serve”.

Approfondimenti

Adesso Palazzo Vecchio, commenta imperturbabile l’associazione promotrice del progetto partecipativo, “dovrà spiegare alla Regione Toscana perché mai non intende avvalersi di un percorso di dibattito e trasparenza, voluto e normato da Palazzo Strozzi Sacrati, che invece adotta per altri interventi. Forse non è gradito che la partecipazione sia richiesta dalla popolazione piuttosto che essere paracadutata dall’alto?”. E rispolvera alcune dichiarazioni sul “bazooka” urbanistico promesso un anno fa dalla giunta: Niente studentati di lusso o albergoni – si leggeva sotto i primi colpi della pandemia - ma alta formazione, housing sociale, startuppers, aziende innovative e artigianato.

Anche i progetti già avviati di mega resort come Costa San Giorgio dovranno cambiare pelle”. Perché allora, si domanda Idra, bocciare un processo partecipativo sottoscritto da centinaia di residenti con nome, cognome e dati personali, e accolto dalla Regione Toscana, che l’ha già dotato di una previsione di finanziamento adeguata?

“Sarebbe paradossale – si osserva - che a ostacolare l’uso di uno strumento di ‘democrazia aumentata’ fosse proprio l’ente più prossimo ai cittadini”. In compenso, si sottolinea, un fatto è certo. “La variante urbanistica è ancora tutta da approvare, e bene ha fatto l’Autorità regionale per la partecipazione ad accogliere il progetto sottoscritto dai residenti. Quanto alle argomentazioni con cui il Segretario Generale del Comune difende la scelta di respingere la proposta accolta invece dalla Regione, ricordando che l’iter burocratico della variante ha seguito il percorso canonico, Idra esorta alla chiarezza, invitando a non confondere “il procedimento amministrativo (che accorda ai cittadini la sola facoltà di formulare privatamente osservazioni scritte, qui comunque compresso in trenta giorni estivi e in pandemia, senza una sola comunicazione stampa dei termini per la consegna) con quello partecipativo, che la Regione ha voluto istituire come valore aggiunto, mettendo a disposizione dei cittadini ben sei mesi di confronto, dotandoli di spazi per informarsi, opportunità di dibattito e risorse pubbliche”.

I cittadini promotori di “Laboratorio Belvedere” si mettono dunque in confidente attesa che l’Autorità regionale illustri al Comune di Firenze “le buone ragioni per le quali ha ritenuto di dover accogliere la richiesta di processo partecipativo avanzata dall’Oltrarno”. E si attivano comunque presso il Consiglio comunale, trasmettendo al presidente e ai gruppi consiliari “la richiesta di adottare un’opportuna iniziativa atta a correggere la forma e la sostanza del parere emesso il 26 marzo scorso, a firma del Segretario Generale, da Palazzo Vecchio”.

A loro avviso, infatti, “delegare una valutazione politica a un funzionario amministrativo appare una contraddizione in termini”. In ogni caso, “dopo che sono trascorse senza evidenze di ascolto otto settimane di telefonate, lettere Pec, richieste di incontro, inviti indirizzati agli assessori Bettini e Del Re, e al sindaco Nardella, una simile delega suona fortemente irrispettosa nei confronti di una componente così numerosa e qualificata di cittadinanza attiva mobilitatasi costruttivamente per la tutela della qualità della vita e dell’ambiente, dei valori storici, architettonici e paesaggistici presenti nella pregiata area Unesco interessata dal progetto, per la ripresa e la resilienza della città così duramente colpita dalle conseguenze perduranti della pandemia Covid, per la formulazione di un modello di urbanistico e turistico sostenibile all’altezza delle nuove esigenze emergenti.

Ma la porta del dialogo resta aperta: non si nasconde l’auspicio che “presso il governo cittadino si dia corso a un ragionevole ripensamento”.

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