Turismo, CNA all'attacco: "A Firenze non serve quello di massa"

Il presidente Tonini propone 4 leve del turismo sostenibile: lotta all’abusivismo, redistribuzione dei flussi nei territori circostanti, ripopolamento residenziale del centro e conseguente ritorno delle botteghe. Inoltre servono "lotta al degrado e rafforzamento della sicurezza che ultimamente lasciano un po’ a desiderare"


“Sono un imprenditore, fiorentino, per di più presidente nazionale di CNA Turismo: non posso che essere favorevolmente impressionato dai dati sulle performance turistiche di Firenze, ma, contemporaneamente, non posso ignorare le ripercussioni prodotte sulla città da una gestione del flusso turistico che può e deve essere migliorata”.

Così Luca Tonini, presidente CNA Città di Firenze, analizzando la crescita dei movimenti turistici della Città Metropolitana di Firenze che, anche durante l’ultimo weekend, quello di Ognissanti, ha registrato, nonostante il maltempo, forti presenze.

+1,6% di arrivi e +4,9% di presenze per Firenze dal 2017 al 2018 in base all’elaborazione dell’ufficio studi di CNA su dati forniti dall’Unità Operativa Servizi alle imprese, controlli e statistiche della Città Metropolitana. Crescono anche la Metrocittà globalmente (+0,3% di arrivi e +3,5% di presenze), il Chianti (+1,75 e +2,3%) e l’Empolese Valdelsa (+3,3% e +0,5%). Segno negativo invece per il Mugello (-2,6% di arrivi e -9% di presenze) e la Montagna Fiorentina (-3,3% e -0,7%). Posizioni più ambigue quelle dell’area Fiorentina e del Valdarno in cui il numero di arrivi (le persone ospitate negli esercizi ricettivi) cala, mentre cresce quello di presenze (le notti trascorse) rispettivamente del -5,7% e +3,1% (Area Fiorentina) e -7,2% e +0,8% (Valdarno).

Oltre 5 milioni e 300mila le persone ospitate nelle strutture ricettive della Metrocittà nel 2018, che vi hanno trascorso quasi 15milioni e 500mila notti. A fare la parte del leone Firenze che monopolizza il 74% degli arrivi (quasi 4 milioni) e il 69% delle presenze (oltre 10 milioni e 700mila).

“Se si aggiungono i 5 milioni e mezzo di turisti giornalieri è facile comprendere quanto la gestione del flusso turistico sia strategica per Firenze, che si va sempre più posizionando come una città dal turismo di massa, che non le giova e la snatura. Basta considerare la trasformazione del centro: esodo dei residenti (dal 1991 al 2016 sono diminuiti di quasi il 77%) e, con essi, di tutto quel tessuto imprenditoriale (dall’artigianato ai negozi di vicinato) che offriva loro servizi. Iper-prolificazione dell’house sharing (degli oltre 11mila annunci di Airbnb più dell’80% sono localizzati in centro e nella quasi totalità dei casi si tratta di interi appartamenti) e, con essi, la crescita del sommerso perché, se una parte di queste abitazioni è affittata saltuariamente, quante sono quelle affittate in modo stabile che si configurano, quindi, come vere e proprie attività imprenditoriali, tenute a rispettare norme specifiche e fiscali?” prosegue Tonini.

Un turismo, dunque, che finisce per condizionare la comunità fiorentina nel suo complesso.

Le principali linee di azione?

Per CNA sono 4. “Interventi contro l’abusivismo, tanto nell’home sharing, quanto nell’home restaurant che penalizza tutti: gli imprenditori in regola come concorrenza sleale e la cittadinanza per il maggior carico fiscale che le viene imposto per coprire l’evaso. Una redistribuzione dei flussi che accompagni i turisti nei territori circostanti Firenze, ugualmente belli, carichi di storia e tradizioni, oltre che in grado di assorbire la domanda. Il miglioramento della qualità della vita del centro a favore dei residenti ed interventi tesi al ripopolamento residenziale, inclusi lavori di edilizia pubblica anche in immobili di proprietà comunale. Il conseguente ripopolamento del centro anche con attività commerciali e artigianali. In un territorio come il nostro che ha una struttura economica fondata sulla piccola impresa il modello ‘della bottega’ rimane centrale. L’unico in cui lo sviluppo economico rimane ben ancorato al territorio; crea occupazione (e non la sposta dove il costo del lavoro è più conveniente), offre servizi e prodotti che lo valorizzano distinguendosi per peculiari materiali e competenze caratteristici, fa economia reale (e non l’impalpabile, se non per pochi, finanziaria). A tal proposito torno a sollecitare Palazzo Vecchio la messa in atto di un progetto che vive da anni sul filo del divenire: la Casa delle Eccellenze, il contenitore pubblico, in zona centrale, del meglio dell’artigianato, a modello di quello che fu nell’ex tribunale durante Expo” continua Tonini.

“Gli imprenditori di un paese come il nostro, tra i più tassati d’Europa, non reagiscono mai bene davanti all’aumento delle imposte. Tuttavia, comprendendo le esigenze che ne stanno alla base, spesso le accettiamo. È il caso della recente maggiorazione dell’imposta di soggiorno, purché sia ben impiegata. Per CNA anche nell’attuazione dei quattro punti appena esposti, oltre che nella lotta al degrado e a un rafforzamento della sicurezza che ultimamente lasciano un po’ a desiderare” conclude Tonini.

Redazione Nove da Firenze