“Toscana … rossa di sangue “ in piazza contro la legge Remaschi

L'associazione domenica in piazza della Repubblica a Firenze per dire no alla legge che consente di cacciare i cinghiali per tutto l'anno anche in aree protette. Cia Siena: «Definire al più presto le zone vocate e quelle 100% agricole»


L'hanno chiamata “Toscana rossa... di sangue: scienziati, artisti e intellettuali uniti contro la Legge Remaschi” Al gruppo hanno aderito Franco Battiato, Stefano Bollani, Giorgio Panariello, Dacia Maraini , associazioni animaliste e ambientaliste nonché numerosi cittadini che lottano contro una legge tesa a limitare la presenza degli ungulati nella nostra regione con un piano di abbattimenti controllati per i prossimi anni.

"La Legge Remaschi - dicono gli organizzatori - sulla cosiddetta “emergenza cinghiali” potrebbe stravolgere profondamente la vita quotidiana nelle campagne toscane. La caccia agli ungulati verrebbe di fatto liberalizzata per tre anni, con l'obiettivo di abbattere circa 250mila fra cinghiali e caprioli. Questo avrebbe un impatto devastante sull’immagine della Toscana come luogo di armonia tra uomo e natura". La legge che vorrebbe limitare la presenza dei cinghiali nella nostra regione,secondo le associazioni animaliste e ambientaliste, crea disagi, difficoltà e pericoli ai cittadini. Nel manifesto del gruppo si sottolinea come la legge metterà a rischio i comuni cittadini che si troveranno prigionieri nelle loro abitazioni, nelle loro attività. Questa sorta di “ Far West “venatorio, non limitato a un periodo determinato, condizionerà la libertà del cittadino di usufruire del proprio territorio, non consentendogli libero e sicuro accesso in aree escursionistiche, campagne, boschi. E' anche evidenziato come la legge venga a ledere il diritto alla sicurezza., dal momento che la caccia è una provata causa di mortalità che in Italia, in pochi mesi, miete numerose vittime e feriti non solo tra cacciatori, ma anche tra ciclisti, cercatori di funghi o comuni passanti. Questa legge rischia di destabilizzare l'ecosistema. La caccia a una specie crea grande disturbo a tutta la fauna selvatica. Un' altra conseguenza della “caccia continua” , secondo “Toscana...rossa di sangue” sarà un inquinamento da piombo che non solo graverà sull’ ambiente ma che verrà inevitabilmente riversato nei campi, contaminando i beni di primo consumo di tutti i cittadini.“

L'approvazione della legge, scrivono gli organizzatori, autorizza,inoltre una filiera della carne della selvaggina, che favorirà pochi che ne ricaveranno un guadagno . Sottrae,quindi, un bene della collettività e si può configurare come appropriazione indebita. Questa legge regionale, nata senza un tavolo di discussione con esperti del settore, né con associazioni ambientaliste e animaliste, è stata approvata dal Consiglio regionale, senza tener conto delle petizioni dei cittadini e delle obiezioni scientifiche degli esperti.”

La legge obiettivo sugli ungulati c’è, e questo è già un passo in avanti. Ma sono ancora molte le zone d’ombra, i punti da migliorare, in attesa che la legge trovi la sua attuazione pratica. E’ questo in sintesi quanto è emerso dall’incontro organizzato della Cia di Siena, che ha visto una grande partecipazione di agricoltori da tutta la provincia, e i consiglieri regionali Simone Bezzini e Stefano Scaramelli; oltre ai vertici Cia, con il presidente Cia Toscana Luca Brunelli, il presidente Cia Siena Luca Marcucci, il direttore Roberto Bartolini ed il responsabile politiche faunistico-venatorie Cia Siena Fabio Tiberini.

«E’ stato un momento di confronto molto utile – ha sottolineato il presidente Cia Siena Luca Marcucci – per approfondire la nuova legge sugli ungulati, gli strumenti a disposizione, i mezzi e le risorse per attuarla con efficacia. Ci sono delle urgenze da risolvere: la piena realizzazione dei piani di prelievo attualmente vigenti; la rapida approvazione del nuovo Piano faunistico e dei parametri di densità ottimale; un riordino in tempi rapidi della governance faunistica, dando certezze nei ruoli, mezzi e risorse per la gestione di questa fase straordinaria».

«Una problematica urgente da risolvere – ha aggiunto il direttore Cia Siena Roberto Bartolini -, è rappresentata dalla ridefinizione delle zone vocate e delle zone non vocate. E’ un lavoro che deve fare l’ATC, definire le aree in cui possono essere o non possono essere presenti gli ungulati, salvaguardando la totalità delle aree agricole. E’ un punto centrale che va risolto».

«La politica deve trovare una soluzione definitiva al problema che riguarda tutti, non solo Siena e la Toscana – ha detto Luca Brunelli, presidente Cia Toscana -. La soluzione non può essere continuare a recintare i campi, serve una soluzione definitiva al problema. La Legge rappresenta solo l’inizio del percorso per riportare in equilibrio il nostro territorio. Per attuarla coerentemente ci sarà bisogno di un grande impegno in termini di atti di programmazione, organizzazione delle strutture, risorse».

Interventi e domande incalzanti per i rappresentanti senesi in Regione. Per Simone Bezzini «Forse non sarà una norma perfetta, ma di sicuro è un passo in avanti e se sarà attuata darà i suoi risultati. Ci vuole collaborazione con il mondo venatorio». Per Stefano Scaramelli «Non era affatto scontato - ha detto - che la questione ungulati diventasse una priorità per la Regione Toscana, grazie anche al vostro lavoro lo è diventato».

Redazione Nove da Firenze