Toscana pronta alla mobilitazione per salvare la Geotermia

La produzione geotermoelettrica italiana è quella toscana con più di 30 centrali per una potenza installata di quasi 900 megaWatt


 L'appello è stato lanciato dal presidente Enrico Rossi arrivato insieme all'assessore Federica Fratoni a Larderello, il cuore dell'area della geotermia tradizionale, per chiedere la mobilitazione del territorio e di tutti i parlamentari toscani perché la Regione Toscana sia convocata in tempi brevissimi a Roma e nel decreto sugli incentivi alle rinnovabili sia reinserita subito la geotermia che "una manina - ha detto Rossi - con un tratto di penna ha cancellato mettendo su un binario morto 17 comuni dell'area geotermica dove questa risorsa dà lavoro a oltre 3000 persone. Contro le direttive di Kyoto e contro le direttive europee, per questo governo la geotermia non è rinnovabile, come i vaccini fanno male. Non abbiamo tempo da perdere – ha detto Rossi – Prima che vada in consiglio dei ministri, questo decreto deve essere cambiato".

Il presidente Enrico Rossi, appena rientrato da Larderello, ha scritto questo pomeriggio al vicepremier ed ha chiesto la possibilità di rappresentargli al meglio, di persona, gli scenari che si aprirebbero se fosse confermato nella forma attuale, cioè senza la geotermia, il decreto ministeriale di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili trasmesso ieri dal suo Ministero alla Conferenza Unificata.

"Nello schema di decreto – scrive Rossi – è stata inaspettatamente (e contrariamente a qualsiasi precedente atto di programmazione) cancellata dai sistemi di incentivazione sulle rinnovabili la geotermia, una delle fonti rinnovabili storiche, punta di eccellenza tecnologica non solo toscana ma dell'Italia intera. Questa cancellazione operata dal decreto priverebbe sostanzialmente il sistema energetico italiano di una delle poche rinnovabili 'programmabili' ed efficienti al pari delle fonti tradizionali, dotata di impianti che già oggi aiutano la rete elettrica a soddisfare le richieste del sistema Italia, ma priverebbe soprattutto la Toscana di una parte consistente della sua economia. Quando parliamo di produzione geotermoelettrica italiana – precisa il presidente - , parliamo di quella toscana, con 34 centrali e una potenza installata di quasi 900 megaWatt. Un'industria diffusa di produzione di energia elettrica da una risorsa locale, rinnovabile, unica in Europa. Laddove quindi – Rossi spiega - il decreto fosse approvato in questa forma, confermando questa inspiegabile scelta, la situazione che si andrebbe a creare avrebbe delle ripercussioni negative enormi e difficilmente prevedibili. L'industria geotermica è infatti legata ad alti costi di investimento, tali che senza incentivi non potrebbero più essere supportati, col risultato di produrre nell'economia toscana legata al settore un inesorabile declino, con la perdita di oltre 3000 posti di lavoro tra diretti ed indiretti, nonché con un danno anche di carattere ambientale in quanto non vi sarebbero più investimenti per lo sviluppo ma solo una gestione ordinaria degli impianti fino al loro esaurimento. La Toscana ha saputo, in cento anni di storia (la prima centrale è del 1905), coniugare la crescita ed il consolidarsi dell'economia geotermica con la sostenibilità ambientale e sociale dei territori, garantendo sempre un equilibrio con le risorse naturali presenti".
"Questa storia, questi territori, questi lavoratori, questa parte considerevole dell'economia Toscana – chuide Rossi - , sono oggi messi in seria discussione dalla bozza di decreto. Eliminare la geotermia dalle fonti rinnovabili che hanno diritto ad incentivi non rappresenta quindi una scelta tecnica di preferire alcune fonti ad altre, rappresenta invece la scelta di distruggere l'economia di interi territori, con conseguenze drammatiche che si ripercuoteranno in primis sui lavoratori e sulle loro famiglie".

 Rossi nel pomeriggio ha illustrato il lavoro fatto durante le ultime due legislature e come questo decreto faccia saltare tutti i progetti che la Regione ha costruito nel tempo, con una legge e un protocollo di intesa con Enel pronto con il quale si va a ridurre fino al 98 per cento delle emissioni di polvere e andiamo a catturare la CO2 che emette l'energia geotermica e che adesso importiamo dalla Romania".

"Quando viene catturata - ha spiegato il presidente - la CO2 ha molti utilizzi, non ultimo nei processi del settore alimentare. Abbiamo molte idee che possiamo raccontare al Governo per sviluppare qua, in Toscana, l'economia circolare prevista dai regolamenti europei. Per questo motivo vogliamo chiedere la tutela di questa risorsa e la sua valorizzazione riconoscendo incentivi al pari delle altre rinnovabili, affinché si possa garantire la sostenibilità degli investimenti e consentire alla Toscana di regolarne lo sviluppo in termini di tutela ambientale e di valorizzazione di territori che da sempre convivono con questa fonte. Sentiamo questa cancellazione – ha concluso Rossi - come una dichiarazione di guerra al territorio e alla Toscana e non lo possiamo accettare".

La geotermia è una fonte energetica rinnovabile disciplinata dalla normativa sulle miniere e da una legge specifica (il decreto legislativo 22/2010). Il calore della terra esiste ovunque ma è in Toscana, in origine nell'area di Larderello e poi anche in altre parti, per un totale di 17 Comuni suddivisi tra le Province di Pisa, Siena e Grosseto, che le temperature raggiungono gradazioni tali da consentire la produzione di energia elettrica. Quando parliamo di produzione geotermoelettrica italiana, parliamo in realtà, quindi, di quella Toscana con più di 30 centrali per una potenza installata di quasi 900 megaWatt.

Una produzione costante
Pur essendo una energia rinnovabile al pari dell'eolico e del fotovoltaico, il vantaggio della geotermia è quello di assicurare una produzione costante ed altamente efficace in quanto il calore può essere coltivato per tutte le ore dell'anno (tecnicamente si parla di 8000 ore l'anno), mentre, per fare un esempio, l'eolico non arriva a 2000 ore l'anno ed il fotovoltaico a 1500 ore l'anno. Quindi la geotermia è un'energia rinnovabile che assicura la stessa capacità di produzione di energia elettrica del petrolio e del gas metano. La Geotermia italiana è considerata, a livello internazionale, una best practice per quanto concerne gli aspetti ambientali e la tecnologia di processo.

La proposta di legge sulla geotermia della Regione Toscana (attualmente in Consiglio Regionale), incentrata su una "geotermia 2.0", è caratterizzata da 3 pilastri:

  1. Ridurre al massimo le emissioni in atmosfera favorendo le interconnessioni tra centrali e "abbattitori", i cosiddetti impianti AMIS (abbattitori di Mercurio e Idrogeno Solforato), nonché il raddoppio di questi per evitare i "fermo impianti";
  2. Favorire un impatto paesaggistico delle centrali secondo il modello di progetto di paesaggio;
  3. Favorire, in una logica di economia circolare, sia il recupero del calore, sia il recupero della CO2. Su questo punto, si segnala che Enel ha individuato un partner internazionale che "acquisterebbe" la CO2 emessa dagli impianti per utilizzarla a scopi alimentari;

Allo stesso tempo la legge prevede che i fondi che dalla geotermia derivano debbano essere impiegati per interventi a favore dello sviluppo socio economico delle aree, al fine di rendere tale attività un valore aggiunto per quelle aree e per la nostra regione. La nuova legge prescrive che nuovi impianti ed ampliamenti di quelli esistenti non aumentino la quantità di CO2 sprigionata nell'aria e contestualmente chiede ad Enel:

  • di tenersi nei livelli attuali – 6/10 tonnellate/ora di CO2 da ogni centrale – di emissioni;
  • di concentrare la ricerca sia sul miglioramento dei filtri abbattitori Amis in grado di ridurre le emissioni inquinanti (prevalentemente ammoniaca, mercurio, acido solforico e boro) sia sul contenimento e la riduzione del dislocamento nell'aria di CO2.

Inoltre, è in gestazione un accordo con Enel Green Power nel quale approfondire i temi della legge.

Impatto occupazionale ed economico della geotermia
I dati disponibili, che forniscono solo un'informazione parziale dell'impatto della geotermia sull'economia toscana, dicono che gli occupati diretti sono 650 e quelli dell'indotto circa 2000. L'indotto di cui si parla è però solo quello direttamente legato (in senso che ha rapporti di fornitura) con le imprese di produzione energetica e non tiene conto delle altre attività che a loro volta i fornitori attivano e di quelle generate dai lavoratori che in questo processo sono coinvolti (e che consumeranno parte del reddito che ricevono). Mettendo assieme tutto questo complesso di effetti si potrebbe stimare cosa accadrebbe all'intera economia se venisse azzerata la produzione della geotermia: ne soffrirebbero i fornitori, ma anche i fornitori dei fornitori, il piccolo commercio locale eccetera. Si può stimare quindi che siano oltre 4000 le persone coinvolte, così suddivise:

  • addetti occupati direttamente 650
  • addetti dei fornitori 2.000
  • altri addetti attivati dai fornitori dei fornitori 780
  • addetti attivati dai lavoratori per i consumi 890

Geotermia e CO2
Con il processo di estrazione dell'energia geotermica presente nel sottosuolo, si sposta in atmosfera una quantità rilevante di CO2: tra le 6 e le 10 tonnellate l'ora da ogni centrale geotermica. Considerando i 5 impianti presenti sull'Amiata ed una attività standard di 8mila ore l'anno si arriva a 700mila tonnellate l'anno (circa 2 mln se si considerano tutti i 30 impianti presenti in Toscana) di CO2 spostata.
Questo avviene per "dislocazione", ovvero: la CO2 naturalmente presente nel sottosuolo, che avrebbe tempi di rilascio più lenti, entra in contatto con l'aria in un tempo accelerato rispetto ai tempi naturali a causa del processo industriale.
L'effetto che ne deriva ha un impatto climalterante su scala globale diverso e maggiore rispetto a quello che avrebbe il suo naturale rilascio nell'aria. Uno studio recente dell'Università di Pisa ha evidenziato che le emissioni "naturali" di CO2 dell'area del monte Amiata, senza lo "spostamento" effettuato dalle centrali, ammonta comunque a 4 milioni di tonnellate l'anno.

Il protocollo di Kyoto, pur definendo la CO2 un climalterante, considera la geotermia una fonte rinnovabile, esclusa dal sistema dell'emission trading, il sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto tra Stati. La CO2 prodotta dal processo industriale di estrazione della fonte geotermica non viene conteggiato nelle quote del protocollo di Kyoto.

Redazione Nove da Firenze