Temperature record nei giorni della Merla

"Operazione caldaie" della Metrocittà: nel cielo di Firenze 618 tonnellate in meno di anidride carbonica. Migliorano complessivamente le città toscane ma ci sono ancora molte criticità


C’erano una volta i giorni della merla. I giorni, per tradizione, più freddi dell’anno. Non sarà così quest’anno. Le temperature record con valori massimi fino a 15 gradi riscontrati nella giornata del 29 gennaio, primo giorno indicato, sconvolgono la natura con mandorli, susini, peschi fioriti in grande anticipo uniti ad una storica siccità invernale. Lo scorso anno, di questo periodo, le temperature erano scese sotto zero abbondantemente e la temperatura media era 8 gradi superiore. E’ quanto afferma la Coldiretti Toscana nel commentare gli effetti dell’anticiclone sulla Penisola nel weekend proprio negli ultimi tre giorni di gennaio, cosiddetti della merla con temperature minime sopra lo zero praticamente dovunque e quelle massime superiori fino a 7 gradi i valori stagionali. Secondo la leggenda coincidono infatti - riferisce Coldiretti - con i giorni in cui si registrano le temperature invernali più basse, tanto che perfino la merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino e il suo manto divenne grigio per la fuliggine. I cambiamenti del clima, con il ritorno dello smog nelle città, smentiscono anche i proverbi dopo un anno che si è classificato in Italia come l’anno più caldo della storia con una temperatura superiore di 1,42 gradi la media di riferimento, secondo una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr. Il risultato è che ci sono primule, viole e margherite mentre le mimose sono già fiorite da tempo in netto anticipo rispetto alla festa della donne e nelle campagne - continua Coldiretti - si teme una serie compromissione dei raccolti per il possibile prossimo ed improvviso abbassamento della temperatura. Ma - precisa la Coldiretti - a preoccupare per i raccolti sono anche le forti infestazioni degli insetti patogeni che proliferano per effetto del caldo fuori stagione. Il 2015 - sottolinea la Coldiretti - ha sorpassato il 2014 nella classifica degli anni piu’ caldi dove ci sono a seguire il 2003, il 2007, il 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011 e il 2000. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi con pesanti effetti sull’agricoltura. Anche a livello globale il 2015 è stato l’anno più caldo con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani superiore addirittura di 0,90 gradi celsius rispetto alla media del ventesimo secolo, sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre, che rileva le temperature dal 1880.

Il 2015 si è concluso all'insegna dell'emergenza smog. La maggior parte delle città toscane si è "svegliata" ancora una volta, verso la metà di dicembre, con le centraline di fondo urbano e di traffico che registravano, quasi ininterrottamente, per due settimane, sforamenti del PM10 sopra il valore limite di 50 microgrammi per mc. Un limite che per legge non può essere superato più di 35 volte in un anno (D.lgs. 155/2010). Sono dati emersi dal dossier di Legambiente Mal'aria 2016. A far scattare l’emergenza smog durante i mesi invernali sono sempre le polveri fini, ovvero il PM10 e il PM2,5. Il particolato atmosferico è da molti anni ormai considerato tra gli inquinanti di maggior impatto sulla salute delle persone, per via delle sue “capacità” di essere facilmente inalato dall’apparato respiratorio e per le alte concentrazioni che si registrano specialmente in ambiente urbano. Legambiente, attraverso la campagna “PM10 ti tengo d'occhio”, monitora annualmente le centraline dei capoluoghi italiani e stila la classifica delle città nelle quali almeno una centralina di monitoraggio abbia superato la soglia limite di polveri sottili in un anno. Delle 90 città monitorate nel 2015 ben 48 hanno superato il bonus di 35 giorni previsto dalla legge (cit. DL 155/2010: limite giornaliero di protezione per la salute umana del PM10 di 50 µg/m3). Le situazioni più critiche in Toscana si sono registrate a Lucca (centralina Micheletto) al 33° posto nella classifica nazionale con 52 giorni di superamento e Prato (42°)nella centralina di via Roma con 40 sforamenti. (Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa o Regioni). Grazie ai dati raccolti negli anni da Legambiente con la campagna “PM10 ti tengo d’occhio”, si è potuto risalire a quali città soffrono cronicamente del problema di inquinamento atmosfericoderivante dalle polveri sottili. Confrontando il periodo dal 2009 al 2015, emerge che nei sette anni le città coinvolte siano prevalentemente sempre le stesse anche in Toscana: Prato 6 anni su 7, Firenze e Lucca 5 su 7, invece 2 anni su 7 Pisa e Pistoia.

Per quanto riguarda i dati del particolato fine (PM2,5) a livello normativo, con l’entrata in vigore del D.Lgs. 155/2010, che recepisce la Direttiva Europea 2008/50/CE, erano stati fissati dei limiti di anno in anno sempre più stringenti, indicanti come valore obiettivo 25 μg/m3 come media annuale da non superare, entrato in vigore dal 1 gennaio 2015. Va evidenziato come tale valore previsto dalla normativa europea sia ampiamente superiore a quanto previsto invece dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, considerato il PM2,5 come il particolato atmosferico maggiormente rischioso per la salute dell’uomo, fissa a 10 μg/mc la media annuale da non superare. Se prendessimo, infatti, il valore dell’OMS come riferimento, la classifica dei capoluoghi toscani vedrebbe Prato (via Roma) con una media di 17 μg/m3 (valore medio annuo 2014) e Firenze (centralina Gramsci) con 16 μg/m3, Arezzo e Pisa con 14 μg/m3. (Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa o Regioni). I dati di Mal'aria 2016 dimostrano come in questo anno ci sia stato un miglioramento anche nella classifica dell'ozono troposferico (O3),gas fortemente ossidante e tossico se inalato in grandi quantità per le vie aeree, gli occhi, responsabile di diverse patologie cardio-respiratorie. Quasi tutte le città toscane sono a metà e fine classifica in quanto non sono stati superati i limiti previsti dalla normativa (D.Lgs. 155 del 2010) per le emissioni di ozono troposferico che consentono un massimo di 25 giorni di superamento della soglia giornaliera pari a 120 µg/m3 mediata su 8 ore consecutive.

La concentrazione nell’aria di biossido di azoto (NO2), gas particolarmente irritante, conosciuto per essere uno tra i maggiori inquinanti. Le emissioni di biossido di azoto derivano, infatti, dai processi di combustione e, specialmente nei centri urbani, dal traffico automobilistico e dal riscaldamento domestico. La media dei valori annuali, registrati dalle centraline urbane sul territorio comunale dimostrano come ci sia stato un notevole miglioramento per Firenzeche negli anni passati vantava un negativo primato nazionale invece quest'anno scende nella classifica al 16° posto con 38,5 µg/m3 (nel 2012 era al 1° nella classifica con 59,7 µg/m3). Le altre città toscane, per la maggior parte, si trovano a metà classifica. (Fonte: Legambiente, rapporto Ecosistema Urbano XXII, Comuni, Dati 2014). Nonostante questo miglioramento si evidenzia che alcune città hanno registrato annualmente una media superiore al limite normativo dal 2006 a oggi e molti altri capoluoghi di provincia si allontanano solo di poco da questo record negativo. Prendendo in considerazione dati storici dal 2006 al 2014, si nota come Firenze su 9 anni supera il limite da 7 a 9 anni, mentre Siena e Pisa da 1 a 3 anni.

Ecco i risultati ottenuti con la riqualificazione e la metanizzazione degli impianti negli istituti scolastici e in Palazzo Medici Riccardi. Nardella: "Esempio virtuoso di quel che possiamo fare a favore del clima". Contestualmente alla riduzione di Co2, anche l'abbattimento di circa 9 quintali di polveri sottili e di 150 ton di petrolio
150 tonnellate di petrolio risparmiate a Firenze e nel suo territorio; 618 tonnellate in meno di anidride carbonica; abbattimento di circa 9 quintali di polveri sottili, con beneficio per i nostri polmoni e per l'economia della Pubblica Amministrazione.
Da un intervento mirato e diffuso, un triplice risultato. Con la riqualificazione e la metanizzazione delle caldaie degli istituti scolastici di sua competenza - dal Gramsci di via del Mezzetta al Gobetti di Bagno a Ripoli fino al Ferraris di Empoli, dal Giotto Ulivi di Borgo all'Enriques di Castelfiorentino all'Isituto d'arte ceramica di Sesto Fiorentino - la Città Metropolitana di Firenze si pone come esempio virtuoso di azione amministrativa coniugata con l'attenzione all'ambiente: "Individuata come priorità - spiega il Sindaco metropolitana Dario Nardella - questa scelta è stata condotta in porto dai nostri uffici, per ora in 20 scuole superiori e in Palazzo Medici Riccardi. Veniamo incontro all'emergenza ambientale e al tempo stesso risparmiamo soldi dei cittadini. Per dare un ulteriore parametro di riferimento evitiamo di emettere nell'aria, ogni anno, ben 618 tonnellate di anidride carbonica". E' questo un aspetto non secondario del contributo che la Metrocittà, per la sua parte, ha dato e continuerà a dare alla lotta al riscaldamento globale con la riduzione di gas climalteranti. "Non siamo andati alla Conferenza di Parigi impreparati - continua Nardella, che partecipò a dicembre alla Conferenza mondiale sul clima nella capitale francese - Avevamo questo progetto, che è stato perfezionato e concretizzato. Continueremo a fare la nostra parte a favore del clima. Non solo i governi nazionali devono agire, ma anche gli enti locali. Anche così potremo ottenere di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi. Questo è l'obiettivo che ci siamo dati a Parigi". L'aria del territorio metropolitano sarà più pulita, in particolare l'agglomerato urbano di Firenze che insiste sul capoluogo. Con un investimento di 4.000.000 e 126.854,96 euro la Città Metropolitana di Firenze "solo" con gli interventi sulle caldaie scolastiche e di Palazzo Medici Riccardi (tutte riqualificate con impianti a condensazione), consegue un triplice risultato: risparmia sul petrolio (- 150,6 tonnellate), partecipa alla riduzione dell'inquinamento atmosferico (618,15 tonnellate in meno di emissione nell'aria di anidride carbonica) e abbatte 9 quintali circa di polveri sottili. Entriamo anche nel dettaglio di quest'ultimo dato, cioè la riduzione delle emissioni dei cosiddetti 'Nox', gli ossidi di azoto, con cui vengono classificate alcune delle "polveri sottili" prodotte da combustione. Ebbene l' "operazione caldaie" della Metrocittà evita la produzione di 874,3 kg l'anno di polveri sottili (circa 9 quintali). "Il disastro climatico - conclude Nardella - e il peggioramento della qualità dell'aria nelle città contemporanee sono argomenti che vanno affrontati insieme e non sono fenomeni inevitabili: li conosciamo e sappiamo cosa fare per combatterli. C'è ancora tanta strada da percorrere e tutti dovranno fare la loro parte".

Redazione Nove da Firenze