Tav, Renzi in Val di Susa, Imposimato avvisa Firenze e la Toscana

Idra scrive al premier Matteo Renzi in visita il 17 settembre ai cantieri TAV in Val di Susa


"Nessuna opera, signor premier, ha inanellato in Italia record negativi così numerosi e variegati come quelli che è riuscita a totalizzare la TAV" a scriverlo in una lettera pubblica inviata a Matteo Renzi sono stati il presidente ed il vice presidente dell'Associazione Idra, una spina nel fianco dei cantieri per l'Alta Velocità in Toscana.

A Firenze intanto si attende la riapertura dei cantieri di Campo di Marte per gennaio 2015, dopo la sostituzione di Monna Lisa detta "la Talpa" con enorme imbarazzo storico.
 L'ex presidente di Provincia e sindaco di Firenze si reca in visita ai cantieri della Val di Susa e ad Idra perviene una lettera del giudice Ferdinando Imposimato.
“Ho letto l’ordinanza di custodia cautelare dei magistrati di Torino contro l’associazione per delinquere di stampo mafioso e i corrotti che operano in Piemonte e in Val di Susa per un’opera devastante, la TAV. E ho letto i provvedimenti dei magistrati fiorentini contro i corrotti che sperperano miliardi di soldi pubblici, distruggono l’ambiente, e trafficano in tonnellate di rifiuti pericolosi, seminando terrore e morte, sottraendo ingenti risorse all’agricoltura e al patrimonio artistico e naturale (art. 9 della Costituzione). Su questa battaglia civile è calato un silenzio omertoso. Spero che il presidente Renzi, prima del viaggio in Val di Susa, si documenti e dia una mano ai valsusini e ai fiorentini per salvare la valle e Firenze, patrimonio dell’umanità, da corrotti e speculatori perseguiti dai magistrati. E per recuperare le risorse che finiscono a corrotti e ‘ndranghetisti. Ringrazio coloro che si battono anche per noi, per la Val di Susa e per Firenze, e chiedo alla stampa di informare il Governo e i cittadini sullo sperpero di miliardi di denaro pubblico sottratti ai lavoratori, ai pensionati, ai docenti, agli esodati e ai senza reddito.
I magistrati hanno dimostrato che il pericolo sono corruzione, ‘ndrangheta e distruzione dell’ambiente. Ma la battaglia dei cittadini deve essere proseguita nel rispetto delle regole, evitando provocazioni, per evitare che l’attenzione si sposti su fatti che esulano dal problema dell’Alta Velocità”

Nel promemoria per Renzi c'è che "L'Alta Velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze.
In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Appena 10,2 milioni di euro al chilometro è costata la Parigi-Lione, 9,8 milioni di euro la Madrid-Siviglia e 9,3 milioni di euro la Tokyo-Osaka”

In Toscana sono stati "Prosciugati per sempre giacimenti idrici d’eccellenza. Sfregiate vallate appenniniche classificate come Siti di Importanza Comunitaria e mortificate economie locali di montagna e di pianura. Umiliate e offese con turnazioni disumane maestranze in campi asserviti alle esigenze di cantiere"

 Idra ricorda con malcelato disappunto la “Firenze Bologna: Sotto e Sopra l’Appennino”, mostra "organizzata dalla Provincia guidata da Matteo Renzi in collaborazione con TAV e RFI. Tempi in cui quella cantierizzazione era finita a giudizio, dopo cinque anni di inchiesta raccontata in oltre 100 faldoni e 3 dvd".
 “Un’opera comunque straordinaria” si leggeva nell’opuscolo di presentazione della galleria fra Firenze e Bologna, dove “i momenti difficili hanno però visto sempre in prima linea le istituzioni, a partire dalla Provincia di Firenze, in un ruolo di tutela dei diritti e dei legittimi interessi delle popolazioni interessate dai lavori, dell’ambiente e del territorio” scriveva Renzi, mentre oggi Idra replica "Gli atti del poderoso processo penale celebrato presso il Tribunale di Firenze paiono attestare ben altre realtà".

Idra ricorda poi che "La Corte dei Conti ha avviato, sulla scorta di accurati accertamenti, un procedimento per responsabilità erariale a carico di alti dirigenti e politici preposti alla cura del territorio e delle risorse idriche, e al buon governo del denaro pubblico".
Ricorda poi a Renzi le dichiarazioni dell'ex presidente provinciale al Corriere “Vorrei dire con molto rispetto che c’è una parte (fortunatamente minori­taria) della Corte dei Conti che ha per­duto il senso del proprio ruolo. E che anziché preoccuparsi dell’uso distor­to del denaro pubblico rincorre la visibilità con costruzioni giuridiche ardi­te e che puntualmente franano a una verifica seria. Oggi è la volta di Marti­ni e Chiti cui va la mia totale solidarie­tà. Domani toccherà a noi, poi ad al­tri. In Provincia ho abbassato le tasse, tagliando le spese: e la Corte dei Conti vorrebbe sindacare sui diritti che la legge ci riconosce. Però le nostre cul­ture politiche pur diverse tra loro ci hanno insegnato che ci si difende nei processi e non dai processi: è quello che noi faremo. Martini e Chiti han­no ragione da vendere!” Corriere della Sera dell'11 settembre 2009. 
"Vannino Chiti e Claudio Martini non risultano aver fatto ricorso avverso la Sentenza - sottolinea Idra - che la Corte pronunciò il 31 maggio 2012, dichiarando la prescrizione, ma attestando, a carico dei convenuti, una condotta gravemente colposa:

"La Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze - ricorda ancora Idra, i cui registri iniziano a far invidia all'Archivio di Stato  ha ravvisato per il Nodo TAV di Firenze la presenza di un’ampia costellazione di ipotesi di reato: analisi truccate, fornitura di prodotti concretamente pericolosi e non conformi alle specifiche contrattuali, smaltimento illegale di fanghi e rifiuti, paventando un mosaico raccapricciante di collusioni politico-affaristiche, col coinvolgimento di qualificati segmenti istituzionali e organismi ‘di garanzia’, all’interno di un disegno attivamente partecipato, secondo l’accusa, persino da esponenti della camorra campana".

Scrive così Idra "Lei sarà in visita ai cantieri dell’Alta Velocità in Val di Susa, non abbiamo mancato di segnalarLe negli anni e nei mesi scorsi, con dovizia di particolari e il supporto di atti ufficiali, le indicazioni fornite dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici in materia di meccanismi contrattuali e architettura finanziaria sottesa all’implementazione dei progetti TAV in Italia. Con encomiabile lungimiranza, quelle indicazioni erano state anticipate da un esperto analista noto a livello nazionale, l’ing. Ivan Cicconi. Oggi la stessa Commissione Europea lo cita come fonte nella propria disamina pubblicata lo scorso febbraio, là dove la CE ammonisce: In Italia il settore delle infrastrutture è a quanto pare quello in cui la corruzione degli appalti pubblici risulta più diffusa; dato che le risorse in gioco sono cospicue, il rischio di corruzione e infiltrazioni criminali è particolarmente elevato. Anche il rischio di collusione è peraltro elevato dal momento che solo pochi prestatori sono in grado di fornire le opere, le forniture e i servizi interessati. Secondo studi empirici, in Italia la corruzione risulta particolarmente lucrativa nella fase successiva all’aggiudicazione, soprattutto in sede di controlli della qualità o di completamento dei contratti di opere/forniture/servizi. […]
L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili.
 Differenze di costo che “possono rivelarsi una spia di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità nelle gare per gli appalti pubblici”.

L'appello di Idra "Cambiare verso non può essere solo un utile slogan, signor premier. Si tratta davvero di cominciare a investire nelle priorità materiali e morali del Paese, come le abbiamo scritto ancora una volta a febbraio: da L’Aquila (e l’Abruzzo) a Modena (e l’Emilia) terremotate, dalle montagne che franano alle pianure e agli insediamenti che si allagano, dalla scuola (indecente nell’edilizia e nell’organizzazione) al patrimonio culturale (mesta cenerentola, e dovrebbe essere la nostra regina!) al trasporto pubblico locale e pendolare. La esortiamo dunque affinché, memore di ciò che la Commissione Europea ha segnalato, Lei faccia quello che ci si attende da un buon padre di famiglia: si sieda attorno a un tavolo coi giovani, con le donne, con gli agricoltori e gli allevatori, con gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori di quella comunità. Traduca in atti positivi e concreti l’esortazione tanto applaudita alla “Route nazionale degli scout” a San Rossore, quando ai ragazzi ebbe a denunciare: “La politica ha questo difetto: parla, parla, parla ma non ha la capacità di ascoltare”. Ascolti dunque, ascolti e ascolti ancora questa comunità ‘ribelle’ della Val di Susa. E scoprirà che quei valligiani sono assai più saggi, maturi e consapevoli di tanta parte di quella classe dirigente che da oltre vent’anni sta tentando di imporle un progetto che mai passerà. Perseverare nell’errore di sottovalutare questa riserva di intelligenze, di competenze e di sensibilità farebbe solo perdere ulteriore tempo al nostro Paese tutto, e non aiuterebbe certo a ripianare il deficit-record accumulato negli ultimi decenni".

Redazione Nove da Firenze