Rubrica — Agroalimentare

Senza abbattimenti il numero dei cinghiali sarà triplicato

La Zona Rossa è stato il colpo di grazia. Emergenza ungulati fuori controllo: nel 2021 oltre 100 mila cinghiali in provincia di Siena. Berni (Cia): «Riaprire caccia per salvare le nostre aziende». Dopo il confronto con l'assessore regionale all’Agroalimentare Saccardi, ora serve un coordinamento con Polizia provinciale e ATC


Svolta decisa della Giunta della Regione Toscana che con l’ordinanza del Presidente Giani autorizza finalmente i proprietari e i conduttori dei fondi muniti di licenza di caccia ad attivarsi direttamente per difendersi dai cinghiali, sotto il coordinamento dell'agente responsabile individuato dalla Polizia Provinciale e dalla Polizia della Città metropolitana di Firenze.

Plaude Coldiretti Toscana all’ordinanza regionale che disciplina l’attività venatoria ed il controllo faunistico, assieme ad altri provvedimenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 per la zona arancione: “Esprimiamo soddisfazione ed apprezzamento per l’Ordinanza firmata dal presidente Giani che accoglie le nostre richieste, proprio nel momento di maggiore criticità nel contenimento della presenza di ungulati sul territorio”, afferma il presidente di Coldiretti Toscana, Fabrizio Filippi.
Coldiretti Toscana aveva aperto il confronto su questi temi sin dal primo incontro con l’Assessore regionale all’Agroalimentare Saccardi ed se ne raccolgono i frutti con gli impegni mantenuti grazie alla firma dell’Ordinanza n° 2020AP000330. “Chiederemo all’Assessore Saccardi un immediato confronto con le Polizie Provinciali e il Coordinamento Regionale degli ATC - precisa Filippi - con la volontà di dare la massima collaborazione per lo snellimento delle procedure autorizzative, utili a rendere efficace quanto previsto dall’Ordinanza”, aggiungendo che dopo questo primo atto tanto atteso “serve che i contenuti del provvedimento – incalza il presidente Filippi - divengano norma aldilà dell’emergenza Covid, quando si potrà tornare alla normalità”.
Per Coldiretti Toscana è inderogabile, in relazione al contenimento della fauna selvatica ed in particolar modo degli ungulati, che la Regione Toscana intervenga in maniera decisa e decisiva nelle operazioni di contenimento dei cinghiali. “Per effetto del Covid, con le limitazioni alla movimentazione in città e nelle aree rurali - aggiunge il presidente Filippi - si è registrata nelle campagne una proliferazione degli ungulati che scorrazzano liberamente, con un aumento esponenziale dei danni alle produzione agricole”.

L’agricoltura in Toscana non si è mai fermata, garantendo l’approvvigionamento alla famiglie toscane grazie al lavoro di oltre 40 mila aziende agricole e stalle, di 2 mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica, nonostante le preoccupazioni per la sicurezza, i vincoli, le difficoltà economiche e gli ostacoli oggettivi all’operatività.

“In attesa di uscire dall’emergenza Covid, si deve passare senza indugi dalle parole ai fatti – incalza il presidente Filippi - con la delibera di Giunta completa del passaggio fondamentale che autorizza gli agricoltori ad intervenire direttamente sui propri fondi per difendersi dai cinghiali e dai selvatici. Il patrimonio agroalimentare e zootecnico conservato nel tempo dalle oltre 40 mila imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari, un tesoro messo a rischio dall’avanzata dei cinghiali che sempre più spesso in queste aree si spingono fin dentro i cortili e sugli usci delle case, scorrazzando per le vie dei paesi o sui campi, nelle stalle e nelle aziende agricole”, conclude Filippi.

Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle zone – aggiunge Coldiretti Toscana – con il rischio che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare anche i territori più isolati – rileva Coldiretti Toscana - e a garantire la bellezza del paesaggio e il futuro del Made in Italy agroalimentare. La proliferazione senza freni dei cinghiali sta mettendo anche a rischio l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali. Studi ed esperienze relative all’elevata densità dei cinghiali in aree di elevato pregio naturalistico hanno mostrato notevoli criticità - conclude Coldiretti Toscana - in particolare per quanto riguarda il rapporto tra crescita della popolazione dei selvatici e vegetazione forestale.

«La situazione ungulati era ormai completamente fuori controllo». A sottolineare una situazione non più sostenibile per le aziende agricole senesi è Valentino Berni, presidente Cia Agricoltori Italiani di Siena.

In provincia di Siena mediamente si hanno abbattimenti per 20-30 mila capi all’anno, con la normale proliferazione e senza abbattimenti nel 2021 avremo oltre 100 mila cinghiali nelle campagne senesi.

«Un’emergenza – aggiunge - che evidenziamo da molti anni, ma che negli ultimi mesi ha toccato un livello di non ritorno. La chiusura completa (ed il divieto di caccia) del territorio toscano con la Zona Rossa è stato il colpo di grazia, in pratica la stagione della caccia al cinghiale quest’anno non è neanche iniziata. Il prossimo anno avremo il triplo degli ungulati e non si potrà tornare indietro. Molte semine autunno-vernine vengono regolarmente distrutte dalle razzie di questi animali».

Da giorni e settimane segnalazioni quotidiane da parte degli agricoltori in tutta la provincia di Siena. Ed anche nell’azienda vitivinicola di Berni (nel comune di Montalcino) nei giorni scorsi il passaggio di una cinquantina di cinghiali che hanno attraversato i vigneti: «Una scena inverosimile – racconta Berni -, ormai da anni alla presenza del cinghiale abbiamo fatto l’abitudine, ma vedere con i miei occhi un numero così enorme di animali non era mai successo in passato. Personalmente, e nei nostri uffici provinciali della Cia, riceviamo segnalazioni di questo tipo ogni giorno, da tutta la provincia, con danni in costante aumento, stiamo andando verso il totale disfacimento della nostra agricoltura». Cosa significa? «Significa che in questa stagione venatoria non è stata sparata nemmeno una cartuccia contro i cinghiali – spiega Berni –, mentre è proprio in questi mesi autunnali che si procede ad un minimo di contenimento dei capi di ungulati. Un esempio: se una squadra di caccia al cinghiale poteva prendere 400 capi, quest’anno quegli stessi capi continueranno a scorrazzare per le nostre coltivazioni, poi prolifereranno ed il prossimo anno saranno 1.000-1.200 cinghiali. Si può capire quindi che questa situazione non è più gestibile dagli enti preposti e tutti i danni saranno a carico degli agricoltori. Come sempre. Le cifre ufficiali sul numero degli ungulati sono sempre al ribasso, quello che resta davanti ai nostri occhi sono i danni reali a colture, terreni e strutture».

Redazione Nove da Firenze