"Con Toscana Zona Arancione, riaprire subito la caccia al cinghiale"

Emergenza ungulati, appello della CIA. Scaramelli chiede un'ordinanza urgente


«Riaprire subito la caccia per evitare, o almeno limitare, danni irreparabili alle colture agricole e riportare in equilibrio il numero degli ungulati in Toscana. Inoltre allungare di almeno un mese la stagione venatoria». La richiesta arriva da Luca Brunelli, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana, a due giorni dal probabile ritorno in Zona Arancione, prevista per domenica 6 dicembre, che consentirebbe la riapertura dell’attività venatoria.

I cinghiali in Toscana sono arrivati ad un numero che ormai supera i 400mila capi, ma in questo 2020 la caccia non è praticamente stata mai aperta e non si è di fatto sparato: quindi calcolando la naturale proliferazione è facile prevedere una crescita ulteriore ed esponenziale, che provocherebbe una situazione non più gestibile. Considerando anche che è un problema con cui gli agricoltori toscani sono costretti, a loro spese, a fare i conti da decenni.

«Con la possibilità di riprendere l’attività venatoria grazie al passaggio in Zona Arancione – spiega il presidente Cia Brunelli – è necessario che si riprenda a pieno regime la caccia al cinghiale, da parte delle squadre di cacciatori in tutta la Toscana, perché la situazione è di emergenza in tutti nostri territori».

Un’attività di contenimento del numero di ungulati che deve essere messa in atto, attraverso la ripresa delle attività di controllo, coordinate dalla polizia provinciale, e prevedere anche gli abbattimenti programmati e la caccia di selezione, secondo la Cia Toscana: «Allungare la stagione di caccia, poi – aggiunge Brunelli – sarebbe auspicabile e necessario per contenere ulteriormente il numero degli ungulati che stanno scorrazzando per le campagne toscane, distruggendo colture, ad esempio le semine in corso, e creando danni anche al di fuori dell’agricoltura, come i molti incidenti stradali».

Con la Toscana in Zona Rossa, da ormai tre settimane – evidenzia la Cia – si è perso il periodo dell’anno “ideale” per la caccia al cinghiale. Senza dimenticare come il numero degli ungulati sia già aumentato in primavera, causa lockdown quando è stata sospesa l’attività di selezione.

Una razza che si moltiplica: se una singola squadra al cinghiale, a esempio, può prendere in una stagione 3-400 capi, in questa stagione di caccia quei capi sono rimasti liberi nei campi e nei boschi e, poi prolifereranno ed il prossimo anno saranno un migliaio. Insomma, è necessario non perdere ulteriore tempo per salvare il salvabile, per tutelare il lavoro degli agricoltori toscani.

Della stessa idea Stefano Scaramelli. "Ordinanza urgente per consentire gli abbattimenti degli ungulati per i danni che possono provocare alle colture e alle semine". A chiederlo è il Vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, che si unisce al grido degli agricoltori colpiti dai danni provocati dal numero esponenziale degli ungulati. "La situazione è ancora più critica in questa complessa pandemia - spiega Scaramelli -. Il problema dei danni alle coltivazioni arrecati dagli ungulati sta assumendo una rilevanza notevole soprattutto per l’impatto economico che ne deriva. Chiedo al Presidente Giani di emanare quanto prima un'ordinanza che consenta gli abbattimenti". Viti, cereali, oleoproteaginose le piantagioni maggiormente colpite da danni diretti, ad esempio sulla pianta produttrice, e indiretti per il calpestamento e lo sconvolgimento dei terreni. "Gli indennizzi sono uno strumento importante ma è fondamentale che - conclude Scaramelli - gli agricoltori possano fare il proprio lavoro e che l'ecosistema abbia un equilibrio, mentre assistiamo a una proliferazione che disequilibra il nostro ambiente al solo scapito degli agricoltori e talvolta anche dei cittadini per i pericoli legati alla viabilità resa insicura dal continuo attraversamento di questi selvatici".

Redazione Nove da Firenze