Sant’Orsola: 50 anni al concessionario, 15 giorni alla città

Masi (M5S): “La vera domanda è come sarà utilizzata”

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
12 Agosto 2026 23:45
Sant’Orsola: 50 anni al concessionario, 15 giorni alla città

Il rione di San Lorenzo, cuore pulsante della storicità fiorentina, vive da decenni una ferita aperta: l'ex Convento di Sant’Orsola. La controversia legata alla sua rigenerazione non è solo tecnica, ma riflette uno squilibrio temporale che rasenta l'assurdo. Il progetto prevede una concessione cinquantennale a un operatore privato francese, a fronte della quale l’Amministrazione Comunale avrebbe la disponibilità degli spazi per appena quindici giorni l'anno.

Questo sbilanciamento ha alimentato le critiche dei residenti e degli esperti, che denunciano un "immobilismo amministrativo" incapace di tutelare il tessuto urbano locale. La percezione è quella di un'eccessiva privatizzazione di un bene comune, aggravata da ritardi che penalizzano la vivibilità del quartiere. In questo scenario, risuona l'appello di figure come Gambelli, che invitano la città a "pensare ai più fragili", ovvero a coloro che subiscono quotidianamente l'assenza di servizi in un quartiere in sospeso.

“Dopo decenni di abbandono, vedere finalmente partire il recupero di Sant’Orsola è certamente una buona notizia. Ma proprio perché parliamo di uno dei più importanti complessi monumentali del centro storico di Firenze, riteniamo necessario andare oltre gli slogan e interrogarsi sul futuro di questo patrimonio. Sentiamo ripetere che Sant’Orsola sarà finalmente “restituita alla città”. “Ma Sant’Orsola è già un bene pubblico: è di proprietà della Città Metropolitana di Firenze. La vera questione, quindi, non è stabilire a chi appartenga, ma capire quale utilizzo verrà fatto di questo patrimonio pubblico e quanto tale utilizzo sarà effettivamente orientato all’interesse della collettività" interviene il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale Lorenzo Masi.

“È importante ricordare – prosegue Masi – che il complesso fu trasferito alla Provincia di Firenze, oggi Città Metropolitana, anche in relazione a finalità sociali e didattico-formative, con la destinazione del compendio a immobile di interesse pubblico. Oggi il bene viene affidato attraverso una concessione di valorizzazione che prevede la possibilità di una gestione privata per un periodo che può arrivare a cinquant’anni. Nessuno mette in discussione la necessità di recuperare Sant’Orsola, né il fatto che un intervento di queste dimensioni possa richiedere il coinvolgimento di capitali e competenze private.

E nel progetto sono previste funzioni culturali, formative e spazi accessibili alla cittadinanza”. “Proprio per questo – sottolinea Masi – riteniamo che il dibattito debba concentrarsi sulle condizioni della concessione e, soprattutto, sul ritorno pubblico, sociale e culturale dell’operazione. Biblioteca, museo, formazione, atelier, ludoteca e spazi culturali possono rappresentare un importante valore per Firenze. Allo stesso tempo, è necessario valutare con attenzione il rapporto tra queste funzioni e le attività economiche previste nell’ambito della gestione del complesso”.

“Un bene pubblico non viene “restituito” alla città semplicemente perché viene restaurato e riaperto. La domanda che dobbiamo porci è un’altra: quanto di quel bene resterà effettivamente a disposizione della collettività, con quali modalità, a quali condizioni e per quali finalità?”. “Dopo decenni di abbandono – conclude Masi – Firenze ha certamente bisogno di vedere Sant’Orsola rinascere. Ma recupero architettonico, rinascita e reale fruizione pubblica non sono automaticamente sinonimi. Sant’Orsola appartiene già alla collettività. La vera sfida è fare in modo che, una volta recuperata, continui a essere utilizzata nell’interesse della collettività. È su questo che dovremo misurare il successo dell’operazione, non soltanto oggi, ma anche guardando ai prossimi cinquant’anni”. 

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