Un dilemma ha trovato il suo epicentro all'interno dello storico complesso sociosanitario di San Salvi, attorno alle sorte della RSA pubblica "Le Civette". La decisione dell'Azienda USL Toscana Centro di notificare la cessazione del contratto di gestione entro il 31 dicembre 2026 — propedeutica a una nuova destinazione d'uso dell'immobile — ha fatto scattare l'immediata procedura di licenziamento collettivo per i lavoratori da parte della Cooperativa Proges.
La reazione non si è fatta attendere: un fronte comune di familiari, lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali ha dato vita a presidi e mobilitazioni che hanno stretto d'assedio le istituzioni. Ne è scaturito un teso e prolungato tavolo aziendale di crisi in Regione Toscana che ha condotto a una tregua temporanea. Ma dietro il congelamento dei licenziamenti resta aperta una ferita profonda, che mette a nudo le contraddizioni di un modello di welfare sempre più tentato dalla logica dei tagli.
Se la salute diventa una voce di bilancio
Dietro le formule burocratiche dell'Azienda Sanitaria si nasconde una fredda equazione di cassa. La motivazione ufficiale alla base della prevista dismissione della RSA Le Civette è dichiaratamente finanziaria: la struttura ospita attualmente 20 anziani e, come affermato senza mezzi termini dal Direttore Generale dell'Azienda USL Toscana Centro, Valerio Mari, mantenerla attiva per soli 20 posti è, testualmente, "diseconomico".
A questa visione aziendalistica si contrappone la ferma denuncia del sindacato CUB Sanità, che ha ribaltato l'impostazione ricordando come l'assistenza sociosanitaria non possa essere considerata una merce da sottoporre ad analisi costi-benefici, invocando una precisa giurisprudenza costituzionale: "La Corte costituzionale ha più volte affermato che il diritto fondamentale alla salute non può essere finanziariamente condizionato: sono i diritti incomprimibili a incidere sul bilancio, e non il contrario."
Approfondimenti
Proroga di sei mesi: tempo concesso, non una soluzione definitiva
Il vertice istituzionale svoltosi oggi presso l'Unità di crisi della Regione Toscana — presieduto da Valerio Fabiani, consigliere del presidente Eugenio Giani per le crisi aziendali, alla presenza di USL Toscana Centro, Società della Salute, Comune di Firenze, Cooperativa Proges e delle sigle FP Uil, CUB Sanità, FP Cgil e FP Cisl — ha prodotto un accordo ponte. L'Azienda USL si è impegnata a concedere una proroga tecnica dell'appalto di 6 mesi a partire dal 1° gennaio 2027 (spostando la scadenza al 30 giugno 2027), portando la Cooperativa Proges al ritiro formale delle lettere di licenziamento.
Sulla portata dell'intesa emerge tuttavia un netto divario d'interpretazione. Da un lato, la diplomazia regionale parla con toni entusiastici di "nove mesi di tempo prezioso guadagnato" — calcolando l'arco temporale che va dalla firma dell'accordo ad ottobre 2026 fino al termine della proroga a giugno 2027 — per elaborare un progetto strategico. Dall'altro, i sindacati mantengono la guardia alta: non si tratta di una vittoria risolutiva, ma di un banale "tempo concesso" per detensionare la piazza ed evitare l'impatto mediatico dei licenziamenti.
La parabola dei lavoratori della cura
La vertenza mette a nudo l'amara parabola vissuta dal personale sociosanitario. Operatrici e operatori celebrati soltanto ieri come "eroi del Covid" per aver difeso a rischio della propria vita la popolazione più fragile nelle fasi più drammatiche della pandemia, si ritrovano oggi declassati a meri "numeri ed esuberi" da depennare per far quadrare i fogli di calcolo.
Oltre alla tutela dei livelli occupazionali attuali e della continuità assistenziale, la mobilitazione sindacale propone un cambio di paradigma programmatico. Nello specifico, le organizzazioni CGIL, FP CGIL e SPI CGIL hanno rivendicato l'esigenza che i mesi della proroga vengano impiegati per avviare a San Salvi una vera "sperimentazione di forme di residenzialità per anziani", accompagnata dall'aumento delle quote sanitarie regionali indispensable per abbattere le interminabili liste d'attesa cittadine.
L'unanimità politica contro la chiusura a Palazzo Vecchio e Quartiere 2
Se ai vertici dell'Azienda Sanitaria prevale il rigore dei conti, sul piano della rappresentanza politica di prossimità si è formata una convergenza trasversale e senza spaccature. La Commissione 4 di Palazzo Vecchio ha approvato all'unanimità una mozione d'indirizzo — originariamente presentata dalle consigliere Cecilia Del Re e Serena Berti di Firenze Democratica con i consiglieri Dimitri Palagi (Sinistra Progetto Comune), Francesco Grazzini e Angela Sirello, e successivamente emendata dal presidente della Commissione Amato per adeguarla agli sviluppi del tavolo di crisi.
L'atto di Palazzo Vecchio recepisce la posizione già votata all'unanimità dal Consiglio del Quartiere 2 ed evidenzia una spinta politica significativa, capace di esprimere dissenso costruttivo anche all'interno delle forze di maggioranza per incalzare la Giunta comunale. Una pressione che ha trovato sponda nelle dichiarazioni pubbliche degli assessori comunali Nicola Paulesu e Dario Danti a difesa dell'infrastruttura pubblica. La posizione politica locale si articola su tre pilastri invalicabili:
- Mantenimento del carattere pubblico della RSA e di tutti i servizi sociosanitari all'interno del presidio storico di San Salvi.
- Tutela e valorizzazione degli anziani ospiti insieme al sostegno concreto per le rispettive famiglie.
- Salvaguardia totale dei posti di lavoro per tutto il personale impiegato nell'appalto di gestione.
Lo svuotamento progressivo
Il rischio più insidioso denunciato da lavoratori e cittadini è quello di una strisciante strategia di logoramento. I sindacati parlano apertamente del pericolo di uno "svuotamento progressivo" della struttura: una dismissione de facto attuata bloccando il turnover dei ricoveri — con posti letto lasciati inspiegabilmente vacanti, come quello non reintegrato fin dallo scorso agosto — e confermata dall'emblematica dicitura "in chiusura" apparsa accanto al nome della RSA sul sito web ufficiale.
Per impedire che la proroga si trasformi in una lenta agonia, la CUB Sanità e le altre rappresentanze chiedono la rimozione immediata dei vincoli alle ammissioni e la presentazione di un piano strutturale di investimenti pubblici. L'obiettivo dichiarato è riportare la struttura alla sua capacità ricettiva originaria: 40 posti di residenzialità per anziani non autosufficienti e 15 posti dedicati al centro diurno, restituendo a San Salvi il suo ruolo di presidio sociale territoriale.
I sei mesi di proroga concessi al contratto di gestione rappresentano un banco di prova decisivo. La Regione Toscana, l'Azienda USL Toscana Centro e il Comune di Firenze sono chiamati a dimostrare se la tregua raggiunta al tavolo aziendale sia l'inizio di un reale rilancio o soltanto una mossa tattica per far calare l'attenzione dell'opinione pubblica. La vicenda delle Civette trascende i confini di un quartiere fiorentino per porre un quesito universale sul modello di civiltà che intendiamo costruire.