RSA Le Civette: tutta la politica si unisce al presidio

Ma non la Giunta comunale alla ricerca di una via d'uscita

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
02 Ottobre 2026 23:55
RSA Le Civette: tutta la politica si unisce al presidio

Il presidio di oggi davanti alla RSA Le Civette, nel cuore del complesso di San Salvi è il sintomo visibile di un malessere. Quando cittadini, familiari e lavoratori scendono in piazza per difendere un presidio di cura, la domanda travalica le mura di un singolo edificio. Fino a che punto i vincoli di bilancio possono giustificare la ritirata del pubblico dai servizi essenziali? Il caso de Le Civette smaschera le contraddizioni di un welfare in smobilitazione.

L'immagine emersa dal piazzale di San Salvi è un paradosso istituzionale illuminante. Attorno alle organizzazioni sindacali (Cgil, Fp Cgil e Spi Cgil), ai familiari e ai cittadini, si è formato uno schieramento politico trasversale. Da Sinistra Progetto Comune fino a Fratelli d'Italia, passando per il gruppo consiliare del Partito Democratico di Palazzo Vecchio e i Presidenti di Quartiere, l'arco consiliare si è ritrovato unito nel dire no alla chiusura. Unica assente: la Giunta comunale insieme alla Sindaca.

A sottolineare questo cortocircuito sono stati i rappresentanti di Sinistra Progetto Comune, Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri: "Comprendiamo l'assenza e l'imbarazzo di chi governa la Regione, ma non comprendiamo l'assenza di Sindaca e Giunta. Anche perché il Presidente Giani non perde occasione di mettere in difficoltà Palazzo Vecchio, quindi davvero che problema può esserci nel mettersi in sintonia con la residenza e larga parte di chi la rappresenta nelle assemblee elettive?"

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La tutela degli anziani ha dimostrato di saper travalicare i tradizionali steccati ideologici, unendo forze opposte contro lo smantellamento del servizio. Tuttavia, l'assenza dei vertici di Palazzo Vecchio scopre un nervo scoperto: la spaccatura profonda tra la rappresentanza democratica della città e le scelte di chi detiene la responsabilità di governo.

La narrazione economica attorno alla ristrutturazione de Le Civette segue un copione comune nelle dismissioni pubbliche: la lievitazione dei preventivi accompagnata dal progressivo depotenziamento della struttura.

Francesco Belli della Fp Cgil denuncia: "Oggi ci viene detto che servirebbero 10 milioni di euro per ristrutturarla, ma assistiamo da anni a una continua crescita delle cifre indicate... Tre anni fa si parlava di risorse molto inferiori e da allora siamo ancora in attesa dell'intervento. Nel frattempo i posti letto sono stati progressivamente ridotti."la ricerca di una via d'uscita

Far impennare le stime di spesa per le opere edilizie mentre si riduce la capacità ricettiva della RSA genera il pretesto per dichiarare l'insostenibilità del presidio, preparando il terreno per la dismissione del settore pubblico a favore di altri progetti. Quando un'amministrazione intende davvero tutelare un servizio essenziale, le risorse finanziarie si trovano. La carenza di fondi per la sanità pubblica non è un vincolo tecnico ineluttabile, ma la conseguenza di una precisa scelta di priorità politica.

Per fare luce su questa opacità, Sinistra Progetto Comune ha annunciato un'azione in Consiglio Comunale con un question time per chiedere conto del tavolo promesso, richiedendo contestualmente a Regione Toscana e AUSL l'accesso formale a verbali e preventivi. Gli uffici tecnici agiscono su mandato politico, ed è sul piano delle scelte politiche che si giocano le responsabilità.

D'altronde, la sopravvivenza de Le Civette non è mai stata l'esito di una programmazione calata dall'alto, bensì il risultato diretto delle battaglie sociali condotte negli anni da sindacati, familiari, residenti e da associazioni come l'ADINA. Chiudere Le Civette significa privare il Quartiere 2 di un presidio sociale insostituibile. La struttura racchiude tre elementi chiave che la rendono unica nel panorama assistenziale:

  • È una delle pochissime RSA interamente pubbliche rimaste sul territorio.
  • È immersa nel verde del parco di San Salvi, offrendo un contesto di ricovero di alto valore ambientale.
  • Garantisce una quota sociale accessibile, tutelando le persone e le famiglie con minori disponibilità economiche.

In una fase storica segnata dal progressivo invecchiamento della popolazione, dal moltiplicarsi dei casi di non autosufficienza e dal continuo allungamento delle liste d'attesa, tagliare i posti letto pubblici è una scelta apertamente irragionevole che va nella direzione opposta ai bisogni reali della comunità.

Di fronte al rischio di chiusura, la risposta istituzionale rischia di degenerare nel solito gioco dello scaricabarile. Il Gruppo PD di Palazzo Vecchio attribuisce le difficoltà del bilancio sanitario regionale ai continui tagli del Governo nazionale e ai minori investimenti nel settore, auspicando la rapida apertura di un tavolo congiunto tra tutti gli attori coinvolti per salvare la struttura.

Sul fronte opposto, la delegazione di Fratelli d'Italia incalza le istituzioni pretendendo la massima trasparenza e ponendo tre quesiti diretti: "Perché si è arrivati alla decisione di chiudere? Cosa è cambiato? E quali soluzioni sono state realmente valutate per mantenere aperta la struttura?"

Mentre gli enti si scambiano le colpe sui tagli di bilancio, il pericolo reale è che il palleggio di responsabilità si traduca in una paralisi decisionale. A farne le spese restano gli ospiti e i loro familiari, lasciati nell'incertezza e privi di garanzie sul proprio futuro.

La vertenza de Le Civette travalica la singola ristrutturazione edilizia nel complesso di San Salvi. In gioco c'è il modello di welfare territoriale e la tutela delle fasce di popolazione economicamente più vulnerabili.

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