RSA Le Civette: tutta la politica cittadina si unisce?

Una domanda aperta per la città sull'ex manicomio di Firenze

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
05 Ottobre 2026 23:40
RSA Le Civette: tutta la politica cittadina si unisce?

San Salvi è stato per decenni una vera e propria «città nella città», un ecosistema urbano e umano protetto dai suoi vecchi muri di cinta e immerso nel verde, dove si intrecciano storie indissolubili di cura, isolamento e riconquista dei diritti. Oggi questo luogo simbolo della memoria cittadina si trova al centro di un drammatico tornante storico: la minaccia di chiusura della RSA «Le Civette» e la procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori, con la cessazione del servizio annunciata per il 31 dicembre. Questa vertenza socio-sanitaria non colpisce solo gli ospiti e le loro famiglie, ma tocca le fibre più intime dell'identità fiorentina. Attraverso quattro aspetti fondamentali, ripercorriamo le radici di una mobilitazione civica in cui la tutela della memoria e la difesa dei beni comuni diventano un'unica, urgente battaglia.

La difesa della RSA Le Civette ha saputo compiere un piccolo miracolo politico: generare un'unanimità di intenti pressoché inedita nel panorama amministrativo locale. Nel Salone dei Duecento e nei Consigli di quartiere, le forze di opposizione e maggioranza — da Sinistra Progetto Comune a Firenze Democratica, fino a Fratelli d'Italia, Italia Viva, Lega, Forza Italia, Lista Schmidt e Gruppo Misto-Noi Moderati — si sono ritrovate compatte a votare atti di indirizzo per salvare la struttura. Un fronte guidato dall'impulso del Quartiere 2 con il presidente Michele Pierguidi e sostenuto con determinazione da tutti e cinque i Presidenti dei Quartieri fiorentini.

Questa coesione politica non è nata nelle stanze del palazzo, ma è il frutto di una forte mobilitazione popolare che ha visto uniti lavoratrici, lavoratori, famiglie, sindacati e quartieri. La pressione dal basso ha spinto l'amministrazione comunale e l'assessore al welfare Nicola Paulesu a esprimere un'«assoluta chiarezza»: Le Civette deve rimanere a San Salvi, salvaguardando integralmente i posti letto residenziali pubblici e i livelli occupazionali.

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Il vero cortocircuito istituzionale nasce però dalla frattura tra Comune e Regione. Se la politica cittadina si schiera compattamente per la tutela del presidio, la decisione tecnica di chiusura fa capo all'Azienda USL Toscana Centro e alla Regione Toscana. E qui emerge una singolare contraddizione: la Sindaca Sara Funaro si trova a dover fare valere l'intero peso politico di Palazzo Vecchio nei confronti di un governo regionale guidato dal Presidente Eugenio Giani, esponente dello stesso partito politico.

La pressione istituzionale si misura ora su scadenze concrete: dal tavolo dell'Unità di crisi regionale del 7 ottobre all'incontro istituzionale del 9 ottobre, fino alla verifica programmatica nella Società della Salute, dove la permanenza pubblica della RSA Le Civette dovrà essere formalizzata nero su bianco.

«Veramente il sistema istituzionale vuole ignorare una richiesta unanime del Quartiere 2 e del Consiglio comunale?» domandano Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri.

Oltre alle dinamiche istituzionali, San Salvi racchiude una memoria viva che la compagnia teatrale Chille de la balanza custodisce e rianima da quasi trent'anni. Dal 1999, con la passeggiata-spettacolo-rito "C'era una volta... il manicomio", creata da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, oltre 600 repliche e quasi 60.000 spettatori hanno attraversato i viali dell'ex ospedale psichiatrico, trasformando un recinto di segregazione in uno spazio aperto d'incontro e riflessione civica.

Questo percorso incarna perfettamente la visione della "Passeggiata patrimoniale" promossa dalla Convenzione di Faro: il patrimonio storico e culturale non è un insieme statico di pietre ed edifici, ma un bene vivo che la comunità riconosce, interroga e trasmette. Tra i materiali più toccanti emersi da questa ricerca sul campo spicca la cosiddetta "corrispondenza negata": decine di lettere scritte dalle persone ricoverate e mai recapitate ai destinatari, sequestrate e archiviate nelle cartelle cliniche perché all'internato era preclusa ogni forma di comunicazione autonoma con l'esterno.

In occasione dell'evento speciale di sabato 10 ottobre per la Giornata mondiale della Salute mentale, la Passeggiata dei Chille compirà una tappa simbolica straordinaria proprio davanti alla RSA Le Civette. In questo gesto si saldano passato e presente: dare voce alle lettere dimenticate degli internati significa riaffermare, oggi come allora, la dignità della persona contro ogni tentazione di ridurla a fredda pratica burocratica o costo di bilancio.

Nel cuore del complesso di San Salvi si erge un altro luogo dal valore fortemente simbolico: il Cinema Teatro. La sua storia parla di riscatto e partecipazione: nel 1979, furono gli stessi cittadini a rimboccarsi le maniche e a restaurarlo direttamente per accogliere Franco Basaglia e celebrare insieme l'avvio del superamento dei manicomi e delle logiche dell'emarginazione.

L'ironia amara della situazione attuale risiede nel contrasto tra quella straordinaria conquista dal basso e lo stato di colpevole abbandono in cui il Cinema Teatro versa da troppi anni. Questo degrado mostra quanto la memoria collettiva rischi di consumarsi e dissolversi quando smette di essere alimentata da pratiche quotidiane di cura e rifunzionalizzazione.

Esiste una continuità ideale diretta tra l'abbandono del Cinema Teatro nel 1979 e il rischio attuale di de-pubblicizzazione o smantellamento della RSA Le Civette. Entrambe le vicende mostrano che la disattenzione pubblica verso gli spazi conquistati dalla comunità finisce inevitabilmente per impoverire il patrimonio sociale e la capacità di protezione del territorio.In concomitanza con la Giornata mondiale della Salute mentale del 10 ottobre — il cui slogan recita "Ascoltare le esperienze vissute: voci reali, cambiamenti reali" — la proposta culturale dei Chille de la balanza punta a superare la mera conservazione nostalgica per delineare un vero e proprio "Museo della Memoria Viva".

L'obiettivo è creare un laboratorio permanente in grado di far interloquire la memoria dell'ex manicomio con le sofferenze e le fragilità dell'epoca contemporanea. Il disagio psicologico e sociale odierno si manifesta infatti attraverso contorni nuovi, colpendo duramente le giovani generazioni che affrontano solitudini profonde, precarietà economica, smarrimento post-pandemico e l'impatto emotivo delle crisi globali.

Un "Museo della Memoria Viva" non è un deposito di cimeli, ma un presidio attivo di cittadinanza dove la storia di ieri diventa una lente d'ingrandimento per comprendere il presente e costruire relazioni di cura autentiche, umane e inclusive.

La battaglia per la difesa della RSA Le Civette a San Salvi trascende la natura di una vertenza sindacale o di un mero contenzioso amministrativo: rappresenta un fondamentale banco di prova per l'anima stessa di Firenze. La vicenda interpella direttamente la capacità della città di proteggere i propri beni comuni, di garantire la centralità della sanità pubblica e di custodire la memoria dei propri luoghi più vulnerabili. Può una città che ambisce a definirsi moderna, colta e inclusiva permettere il progressivo smantellamento dei propri presidi socio-sanitari e l'oblio delle sue storie di riscatto umano?

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