Dietro l'odore dei libri nuovi si cela una realtà di tagli demografici non sfruttati, una precarietà del sostegno che rasenta l'emergenza sociale e un'incertezza amministrativa che mette a rischio la legittimità degli istituti.
L’estate 2026 non è stata una stagione di pausa, ma di accelerazione tecnologica. Mentre le aule erano vuote, la Fondazione Franchi ha lavorato per supportare circa 60 istituti italiani nella corsa alla conformità con l’AI Act europeo, entrato in vigore il 2 agosto. Non parliamo di una sperimentazione pionieristica, ma di un obbligo normativo e organizzativo sostenuto da un investimento PNRR di 100 milioni di euro, che coinvolge oltre 2.100 scuole a livello nazionale.
L'obiettivo è ambizioso: formare 120.000 docenti entro il 31 dicembre 2026. L’IA sta diventando la spina dorsale della gestione amministrativa e della personalizzazione didattica, ma il rischio di una "deumanizzazione" tecnica è dietro l'angolo.
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«L’intelligenza artificiale, in fase di sviluppo costante, deve essere conosciuta e utilizzata in modo critico ed etico, sempre con la supervisione dell’intelligenza e dell’empatia umana. Adottarla nei processi didattici e gestionali significa migliorare le abilità di apprendimento, creare lezioni personalizzate e semplificare le procedure della Pubblica Amministrazione» dichiara Fernando Franchi, Presidente della Fondazione Franchi.
Emanuele Rossi, segretario generale della Flc Cgil Firenze, parla apertamente di un’ennesima "occasione persa". I numeri del territorio fiorentino sono inequivocabili: la popolazione scolastica è crollata di 2.356 unità. In un mondo ideale, questo calo avrebbe permesso di abbattere il numero di alunni per classe, favorendo una didattica di qualità. Invece, il Ministero ha risposto con la scure: 53 classi in meno (di cui 21 alle elementari e 19 alle medie).
Questo "taglio lineare" ha prodotto 55 docenti di ruolo finiti istantaneamente in soprannumero, costretti a una ricollocazione forzata. È il paradosso di un sistema che, invece di investire sull'organico di potenziamento per gestire la complessità, preferisce ridurre l'offerta formativa seguendo logiche contabili, ignorando che un minor numero di nati dovrebbe tradursi in una maggiore attenzione per ogni singolo studente.
Il caro-libri nel 2026 è diventato una trappola. Sara Astorino, legale e consulente di Aduc, denuncia come il "tetto di spesa" ministeriale sia una matrice di calcolo fallace: non tiene conto dei dizionari e permette sforamenti del 20% con una semplice delibera del collegio docenti. La sproporzione è sistemica: lo Stato ha stanziato 139 milioni di euro per i libri di testo, una cifra che copre appena 170.000 studenti a fronte di una popolazione di 4 milioni di iscritti.
Le famiglie devono poi difendersi dal trucco delle "nuove edizioni", dove spesso viene cambiata solo la copertina o l'indice per rendere inutilizzabile l'usato. Per sopravvivere economicamente, ecco tre strategie suggerite dagli esperti:
- Puntare sugli e-book: Sfruttare la dotazione tecnologica delle classi per abbattere i costi dei volumi fisici e ridurre l'impatto ecologico.
- GDO e mercatini: Verificare gli sconti della grande distribuzione e frequentare i mercatini dell'usato fiorentini prima di cedere al nuovo.
- Strategia di magazzino: Per la cancelleria, il consiglio è acquistare a fine anno scolastico o attendere ottobre, quando i magazzini devono liberare le scorte e i prezzi calano drasticamente rispetto al picco di settembre.
La gestione dei nuovi assetti scolastici — che a Firenze hanno visto, tra le altre, la fusione storica tra il Liceo Michelangiolo e il Galileo — ha innescato un cortocircuito. Rita Manzani Di Goro, presidente di A.Ge. Toscana, ha sollevato una dura critica contro la gestione dell'Ufficio Scolastico Regionale guidato dal Direttore Luciano Tagliaferri.
La denuncia è che molti istituti stanno erroneamente dichiarando la decadenza dei Consigli d’istituto per far posto a Commissari straordinari. Tuttavia, la normativa (O.M. 277/1998) distingue tra "fusione" (creazione di un nuovo ente) e "accorpamento" (dove un istituto ne assorbe un altro). In caso di accorpamento, il Consiglio uscente ha il diritto di restare in carica fino alle nuove elezioni. Procedere con commissariamenti non necessari non è solo un atto autoritario, ma rischia di rendere illegittimi tutti gli atti amministrativi e i contratti firmati da tali figure non aventi diritto.
Il dato più allarmante del 2026 riguarda l'inclusione degli studenti più fragili. Il sistema del sostegno a Firenze è ufficialmente in crisi: su un totale di 3.656 posti, solo 1.450 fanno parte dell'organico di diritto (stabili), mentre ben 2.200 sono posti "in deroga", ovvero affidati strutturalmente a supplenti.
Il risultato è che il 60% dei docenti di sostegno è precario e, in larga parte, privo di formazione specifica. A questo si aggiunge l'inefficienza dei concorsi: nonostante la disponibilità di candidati, circa 130 posti di ruolo a Firenze sono rimasti scoperti a causa di procedure burocratiche farraginose. Questa instabilità mina la continuità didattica: per uno studente con disabilità, cambiare insegnante ogni anno significa ricominciare da zero il percorso di integrazione, trasformando il diritto allo studio in una lotteria contrattuale.
Il 2026 ci consegna una scuola che corre a due velocità: quella digitale dei fondi PNRR e quella zoppicante della struttura umana e logistica. Mentre il Ministero spinge per riforme come il "liceo del made in Italy" o i percorsi quadriennali (che a Firenze hanno registrato un fallimento totale con sole due classi attivate), la base — docenti, genitori e personale ATA — si mobilita per difendere ciò che Emanuele Rossi definisce un argine allo "snaturamento dei valori costituzionali".
La vera sfida di quest'anno non sarà l'adozione dell'ultimo algoritmo di apprendimento, ma la capacità della comunità educante di restare umana nonostante i tagli e la burocrazia.