Rifiuti in Toscana: ecomafia e storie di veleno occultato

​Nel 2014 sono stati 29.293 i reati accertati, 80 al giorno, 4 ogni ora, equivalgono a 22 miliardi di Euro


Legambiente ha coniato il neologismo "Ecomafia": indica i settori della criminalità organizzata dediti al traffico ed allo smaltimento illecito dei rifiuti, dell'abusivismo edilizio, delle attività di escavazione dei traffici clandestini di opere d’arte rubate e di animali esotici.
Sono 7.244 i reati relativi ai rifiuti, quasi 20 al giorno, 35 le inchieste sul traffico organizzato di rifiuti nel 2014, bloccati da provvedimenti giudiziari 3 milioni di tonnellate di veleni.
I traffici di rifiuti corrono lungo le rotte internazionali, sono materiali di scarto destinati illegalmente al riciclo ed al recupero energetico: rottami di auto e veicoli, scarti di gomma, pneumatici, metalli, plastica, Raee e tessili.
Gli anelli di questa preziosa catena d'oro? Trasportatori, industriali, tecnici, intermediari, istituzioni e chi sotterra i rifiuti nelle cave dismesse o direttamente nei terreni agricoli.

Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana sottolinea a Nove da Firenze che "Legambiente interviene e mette in evidenza i dati delle sole inchieste arrivate a completamento, ci sono tante indagini in corso".
Parliamo dei reati accertati, cosa accade? "Una delle infrazioni rituali è il giro bolla: gli stracci di Prato ad esempio per poter risultare materiale laniero da riciclare occorre che passino un processo di sanificazione, solo così possono tornare utili nel campo dell'abbigliamento. Se dichiari di aver effettuato questo procedimento, invece non lo fai, dichiari il falso e commetti un reato. La stessa cosa che può accadere sulle terre di scavo estratte con l'ausilio di lubrificanti che hanno contaminato la terra e devono dunque essere trattate per non inquinare altra terra. Se l'azienda risparmia quei soldi, il danno per la collettività è ritrovarsi materiale potenzialmente nocivo".

Cosa può dirci delle discariche toscane? "Una inchiesta clamorosa l'abbiamo su Paterno, dove è stato smaltito materiale che non aveva i codici idonei, ovvero il materiale stoccato nella cava del cementificio presenta materiali pesanti provenienti dal taglio del marmo. Residui altamente nocivi quali nichel, cobalto, manganese e mercurio con potere inquinante incredibile.
Il caso toscano, se vogliamo definirlo così, non è avere discariche illegali come in Campania, ma è quello di sfruttare discariche autorizzate per smaltire materiali che per inadempienza o mancato controllo sono entrati non dovevano entrare. A Rapolano Terme abbiamo trovato una discarica di pneumatici poi bonificata, ma da noi non c'è il fenomeno delle discariche completamente illegali, ci sono siti autorizzati che ricoverano materiali illegali. Si tratta di una quota parte di illegalità".

Abbiamo parlato delle terre campane.. la Toscana contribuisce ancora ad avvelenarle? "In questo momento l'allerta è altissima, trovo improbabile che il fenomeno persista. "Terra dei Fuochi" è un termine dovuto a Libera e Legambiente, usato per la prima volta negli anni '90. Nel 1997 in Senato si certifica che i rifiuti provenienti dal polo conciario industriale di Santa Croce sull'Arno andavano, con gli scarti veneti e lombardi, verso la Campania ad alimentare la filiera dello stoccaggio dei rifiuti che oggi caratterizza quel "Disastro ambientale" così definito dal pm antimafia Donato Ceglie".

Legambiente non si è nascosta, ha puntato il dito sulle corresponsabilità? "Dire che non c'è corresponsabilità da parte di molti sull'inquinamento rilevato tra Napoli e Caserta è falso, gli industriali dovrebbero fare mea culpa. Lo smaltitore di rifiuti è colluso? Allora c'è anche un industriale connivente che ha risparmiato e per risparmiare ha dovuto fare affari con la criminalità. Impossibile edulcorare questa realtà".

Adesso ci siamo evoluti? "Abbiamo direttive europee più stringenti e la Toscana nel comprensorio del cuoio ha fatto passi avanti; pensiamo che nel '90 l'odore dalla superstrada a Fucecchio era nauseabondo.. la situazione è notevolmente migliorata".

Alcune Storie di Toscana raccolte dal Report di Legambiente

Gennaio 2015, la polizia municipale scopre due grandi discariche abusive su un area totale di 5000 mq in via del Pozzo a Paperino: frigoriferi dismessi, baracche in legno e lamiere, bombole, bidoni in plastica contenenti polistirolo, tubi idraulici, onduline in cemento-amianto e rifiuti ferrosi, pneumatici, scaldabagni elettrici, condizionatori e plastica macinata.

Primavera 2015. Per oltre dieci anni le colline senesi a Rapolano Terme, ospitano una discarica abusiva contenente 2.700 tonnellate di pneumatici fuori uso. Il corretto recupero e riuso delle gomme avrebbe permesso di realizzare oltre 68 km di strade in asfalto fonoassorbente o 24 campi da calcio in erba sintetica o soddisfare il bisogno energetico per 4 mesi di una città come Siena. “Dopo anni di battaglie legali con i proprietari del terreno oggi diamo una svolta a Collalto dal punto di vista della sicurezza perché con la rimozione dei PFU si scongiura il rischio più grande, quello di un potenziale nuovo disastro ambientale. L’impegno dell’amministrazione comunale rimarrà forte e costante per quanto riguarda Collalto per reperire i fondi, in concertazione con la Regione Toscana, al fine di completare totalmente lo svuotamento del sito” lo ha detto il sindaco Emiliano Spanu.

 22 aprile 2015, i carabinieri del Noe di Grosseto sequestrano l’impianto industriale della Bogi srl, che svolge attività di commercio e gestione di rottami metallici ferrosi e non. Nell’ agosto del 2014, i carabinieri di San Piero a Grado avevano trovato materiali ferrosi rubati nell’impianto industriale della Bogi srl. E’ stata questa circostanza a far scattare l'attività di indagine che ha portato a scoprire un collaudato sistema di smaltimento illecito di rifiuti: "L’azienda ritirava da privati rifiuti privi di documentazione che, grazie a un sistema di autofatture, apparivano come venduti, non nel contesto di un’attività imprenditoriale, ma occasionalmente come rottami metallici di provenienza domestica" stratagemma che avrebbe fruttato un guadagno illecito pari a 120mila euro.

La direttrice nazionale di Legambiente, Rossella Muroni ha parlato recentemente del ruolo giocato dalla corruzione "è diventata il principale nemico dell’ambiente a causa delle troppe amministrazioni colluse, degli appalti pilotati, degli amministratori disonesti e della gestione delle emergenze che consentono di aggirare regole e appalti trasparenti. La corruzione può servire per ottenere un determinato provvedimento o più semplicemente per far voltare dall’altra parte l’occhio vigile del funzionario, l’ultimo e traballante anello di una lunga catena di legalità”.

Dal 1994 L’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente svolge attività di ricerca, analisi e denuncia del fenomeno in collaborazione con Arma dei Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato e delle Regioni a statuto speciale, Capitanerie di porto, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Direzione investigativa antimafia, l'istituto di ricerche Cresme, magistrati e avvocati.
Dopo 20 anni di discussione il 19 maggio 2015 il Senato ha approvato il Ddl 1345 B uno "spartiacque sugli ecoreati" la legge n. 68 del 22 maggio 2015 introduce i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale.

Antonio Patruno