Riccardo Muti dirige l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

Martedì 28 maggio (ore 20:00) al Teatro dell'Opera. Due serate al Cenacolo di Santa Croce, in collaborazione con il Maggio Musicale, di Alberto Bocini solista dell’Orchestra da Camera Fiorentina


Firenze, 25 maggio 2019 – A un anno dalla sua ultima acclamatissima presenza, torna martedì 28 maggio alle 20 sul podio del Maggio Fiorentino per l’82° edizione del Festival Musicale, il maestro Riccardo Muti per proporre una partitura del Settecento napoletano - a lui tanto caro - e che egli stesso ha sottratta all’oblio. A capo dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, da lui fondata, e il Coro della Radio Bavarese dirige la Missa defunctorum per soli, coro e orchestra di Giuseppe Paisiello (maestro del coro Stellario Fagone). Con il maestro Muti, i solisti Benedetta Torre e Giovanni Sala, entrambi formatisi alla Riccardo Muti Opera Academy, l’affermatissima Daniela Barcellona e il talentuoso Gianluca Buratto.

Operista tra i più noti e acclamati della seconda metà del Settecento ed esponente di spicco di quella scuola napoletana che sarà il punto di riferimento per i più valenti musicisti dell’epoca, Giovanni Paisiello primeggia con la sua musica nelle maggiori corti europee, da Napoli a Vienna, da Parigi a San Pietroburgo. Dopo aver girato l’Europa in lungo e in largo, si stabilisce definitivamente a Napoli dove assume l’incarico di direttore del Conservatorio di San Pietro a Majella. Autore prolifico non solo in campo teatrale, Paisiello ha lasciato anche un corpus notevole di musica strumentale e musica sacra, tra messe, mottetti e cantate. La Missa defunctorum viene composta in origine nel 1789 per omaggiare alcuni esponenti di casa Borbone decimati dal vaiolo, ma dieci anni più tardi viene rielaborata e ampliata in occasione delle solenni celebrazioni di suffragio promosse da Ferdinando IV di Borbone per la morte di Papa Pio VI, convinto antirivoluzionario morto in esilio in Francia nell’agosto del 1799. In quel periodo Napoli è agitata da forti tensioni politiche. La rivolta che ha dato vita alla breve esperienza della Repubblica napoletana ha costretto Ferdinando IV a un esilio forzato a Palermo; ma una volta rientrato nella sua città, il re si mostra intenzionato più che mai a ristabilire lo status quo attraverso una politica coercitiva. Sotto la scure delle punizioni borboniche cade anche il maestro di cappella Paisiello, che viene rimosso da tutti gli incarichi di corte perché reo di non aver seguito il sovrano in esilio e di aver partecipato, invece, all’esperienza repubblicana. Al musicista ostracizzato non resta dunque che tentare di riabilitarsi agli occhi del re con i mezzi a sua disposizione e che meglio conosce, dedicando una nuova versione più ampia e solenne del Requiem del 1789 a Papa Pio VI da poco defunto. Rispetto alla prima versione, la messa del 1799 si arricchisce di una Sinfonia d’apertura, tragica e austera nella tonalità di do minore, e di quattro Responsorii prima del finale. Come racconta il maestro Riccardo Muti - finissimo interprete e studioso dell’opere di Paisiello, - “l’incipit della Sinfonia è la manifestazione del dolore attraverso la musica che si muove al lugubre passo di una marcia funebre nei paesi dell’Italia del sud”. Ciò che segue è una narrazione sospesa tra dolore e tenerezza, dove la scrittura orchestrale si fa leggera per accompagnare quasi in punta di piedi le voci del doppio coro e dei quattro solisti. Nell’alternanza continua di chiaro-scuri, la bellezza della musica di Paisiello riluce tanto nei passaggi di estrema semplicità, dove poche note e semplicissimi accordi sostengono la parola, quanto nelle sezioni più articolate che ricordano il ricco e sontuoso contesto artistico entro cui ascrivere questa gemma musicale del Settecento napoletano.

Il contrabbasso ha avuto spesso un ruolo comprimario in ambito classico. Almeno fino all’avvento di Giovanni Bottesini, che ne fu grandissimo virtuoso, tanto da guadagnare l’appellativo di “Paganini del contrabbasso”. Tra i gli epigoni del musicista cremasco un posto d’eccezione merita Alberto Bocini, contrabbassista di fama mondiale, a cui l’Orchestra da Camera Fiorentina riserva il ruolo di solista nel doppio concerto in programma domenica 26 e lunedì 27 maggio al Cenacolo di Santa Croce, a Firenze, in collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino. Ad esaltare le sue doti saranno il “Concerto per contrabbasso e archi in si minore” di Giovanni Bottesini e la “Xuite 0” per contrabbasso amplificato e orchestra a firma dello stesso Bocini. Il programma continuerà con la “Sonata a preghiera” di Niccolò Paganini - sul tema "Dal tuo stellato soglio" di "Mosè in Egitto” di Gioachino Rossini - e la “Holberg Suite” di Edvard Grieg. A lungo primo contrabbasso dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino – oltre che dell'Orchestra di Santa Cecilia, del Teatro alla Scala e della London Symphony Orchestra - Alberto Bocini ha intrapreso da qualche anno un’intensa carriera cameristica e solistica. Suona e insegna in tutto il mondo, ha fondato una propria etichetta discografica, la NBB records, ed è membro della The Bass Gang. È titolare della cattedra di contrabbasso alla Haute Ecole de Musique di Ginevra, dove è succeduto al suo maestro, Franco Petracchi. Biglietti 20/15 euro (riduzioni per studenti e over 65). Si ricorda che ai titolari della “Firenze Card” del Comune di Firenze e ai soci Unicoop Firenze è riservato uno sconto del 15% (o tre biglietti al prezzo di due). Biglietto a 5 euro per i titolari della "Carta Giò - Io studio a Firenze" del Comune di Firenze. Ingresso gratuito fino a 12 anni. Prevendite nei punti Box Office Toscana e online su www.ticketone.it.

Redazione Nove da Firenze