​Protesi al seno ritirate dal mercato Ue: quante le pazienti portatrici in Toscana?

La Regione Toscana annuncia la creazione di una task force per una mappatura delle protesi impiantate negli ultimi anni


 All'indomani della notizia diramata dalla Regione Toscana sul ritiro delle protesi dal mercato europeo, l'Azienda Sanitaria sospende le operazioni ed attende le nuove protesi preparando inoltre un gruppo operativo che metta insieme i dati delle operazioni eseguite ed intanto sorgono le prime domande da parte della politica locale, ad esempio: "Quante sono le pazienti toscane a cui sono state impiantate finora le protesi mammarie ruvide prodotte da Allergan e ritirate dal mercato europeo perché sospettate di esporre alla propensione di sviluppare una rara e aggressiva patologia tumorale, ovvero il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL)?" questo ciò che il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti chiede alla giunta.
Ed ancora "Come si pensa di proteggerle e in che tempi? Per loro, intanto, perché non attivare un numero verde?" sono le richieste inserite in un’interrogazione a risposta scritta sul delicato tema degli impianti mammari prodotti dalla multinazionale Allergan, fornitore anche in Toscana delle protesi ruvide per le quali non è stata rinnovata la concessione del marchio CE da parte delle autorità di controllo francesi.
Conseguenza: ritiro delle partite di fornitura dai mercati di tutta l’Unione europea, Italia compresa e Toscana ovviamente compresa.

Per la giornata di oggi la giunta ha disposto la sospensione degli interventi di impianto previsti, in attesa che il secondo fornitore della graduatoria provveda con nuove protesi.
Fin qui però quante toscane sono portatrici di quegli impianti? E cosa rischiano?

"La giunta annuncia l’attivazione di un gruppo di lavoro che effettui una mappatura delle pazienti impiantate con le protesi in questione – spiega Marchetti – che risultano le più utilizzate sia negli interventi estetici che in quelli ricostruttivi. Noi chiediamo tempi rapidissimi, perché queste donne non possono essere lasciate nel dubbio o, forse anche peggio, nell’inconsapevolezza. Servono percorsi di screening dedicati a cadenza periodica, come ad esempio la Francia ha già predisposto, e chiediamo l’attivazione di un numero verde a cui le donne con protesi mammarie possano ricorrere anche solo per autosegnalarsi, velocizzando la mappatura affidata al gruppo di lavoro e iniziando intanto un percorso di controllo e prevenzione".

Nella sua interrogazione, che prevede risposta in forma scritta, Marchetti risale la corrente che ha portato al ritiro del prodotto dal mercato: "Uno studio-inchiesta pubblicato dal The Guardian il 26 novembre scorso – ricapitola – ha rilanciato l’ipotesi che quegli impianti protesici possano favorire l’insorgenza di una rara quanto aggressiva forma di linfoma periferico non-Hodgkin a cellule T, ovvero il linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL). Da lì le autorità francesi hanno iniziato a muoversi, prima sconsigliando nuovi impianti con quel prodotto e poi su su finché, nell’ambito delle revisioni quinquennali sulla concessione del marchio CE, l’organismo certificato GMED il 17 dicembre scorso ha negato il rinnovo, provocando il ritiro degli impianti mammari sospetti dai mercati di tutti i paesi europei". Questa sarebbe la storia completa, a cui la Toscana ha reagito bloccando oggi a sua volta i nuovi impianti.

E quelli già applicati? "Le pazienti vanno immediatamente contattate e protette con percorsi di controllo dedicati – incalza Marchetti – senza attendere che il gruppo di lavoro pur apprezzabile completi in chissà che tempi la mappatura. Bisogna mettere al sicuro le toscane coinvolte immediatamente, ed è quello che chiedo alla giunta regionale che invito all’attivazione di un numero verde specifico".

Redazione Nove da Firenze