Prodotti a km 0 nelle mense scolastiche: la Toscana accelera

Sulla proposta di legge di iniziativa della Giunta, ascoltati in commissione Sviluppo economico Confesercenti, Federconsumatori e Confservizi: c'è soddisfazione. Il presidente Gianni Anselmi: “Norma ambiziosa. Obiettivi sociali e culturali di alto valore”


Firenze – Convince l’impianto normativo proposto dalla Giunta per incentivare l’uso di prodotti a chilometro zero nelle mense scolastiche. Il disegno di legge all’esame della commissione Sviluppo economico del Consiglio, guidata da Gianni Anselmi (Pd), riscuote il generale apprezzamento di Confesercenti, Federconsumatori e Confservizi chiamati in consultazione.

Incentivare un maggiore consumo di prodotti agricoli e alimentari del territorio, elevare il livello qualitativo dei pasti, far comprendere al meglio le proprietà organolettiche degli alimenti usati nella refezione scolastica. Queste le finalità della nuova proposta di legge. Già nel 2008, la Regione ha stabilito l’introduzione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nelle mense pubbliche e l’attuazione di programmi di educazione alimentare.

A completamento del lavoro iniziato nel passato, la proposta di legge intende promuovere il consumo di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura, alimentari toscani a chilometro zero nell’ambito delle mense di nidi, scuole d’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Il chilometro zero viene scelto perché abbatte l’inquinamento e lo spreco, garantisce prodotti più freschi, stimola la conoscenza delle produzioni locali e stagionali, riduce i costi di spedizione e trasporto.

Gli obiettivi di carattere “sociale e culturale” richiamati dal presidente Anselmi, che parla di “norma ambiziosa”, sono “pienamente condivisi”. Viene rilevata la “grande valenza” di un progetto normativo che intende elevare il livello qualitativo dei pasti serviti nelle mense e far comprendere al meglio le proprietà organolettiche degli alimenti usati nella refezione.

In particolare, Confesercenti rileva che la proposta “può servire a tutto il sistema della somministrazione di alimenti”. Per Federconsumatori occorre accompagnare i propositi del chilometro zero a un serio controllo di tutta la filiera mentre Confservizi ritiene più giusto parlare di filiera corta. Quello della ristorazione collettiva, emerge chiaro nel corso delle consultazioni, è un motore di crescita che tiene dentro obiettivi di carattere educativo e ambientale oltre che economico.

Redazione Nove da Firenze