Ospedale di Comunità a Castelfiorentino

La struttura avrà il compito di accompagnare il paziente verso un recupero dopo la fase acuta della malattia

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
07 Settembre 2026 18:44
Ospedale di Comunità a Castelfiorentino

Un luogo pensato per accompagnare le persone nel passaggio più delicato del percorso di cura, dopo la dimissione dall’ospedale e prima del rientro a casa. È questa la funzione degli ospedali di comunità e quello di "Santa Verdiana" a Castelfiorentino, visitato oggi dall’assessora regionale alla sanità Monia Monni, rappresenta una realtà importante per l’Empolese Valdelsa.

La nuova struttura della rete territoriale dell’Asl Toscana centro è stata realizzata grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza e a risorse regionali. A partire da questa settimana potrebbero già iniziare gli ingressi dei primi pazienti. Nella visita di stamani, assieme all'assessora regionale per il diritto alla salute Monia Monni, c’erano, tra gli altri, il direttore generale dell’Asl Valerio Mari, il direttore sanitario aziendale Lorenzo Roti, la presidente della Società della salute Empolese Valdarno Valdelsa e sindaca del Comune di Castelfiorentino Francesca Giannì e il direttore della Società della salute Franco Doni.

L’ospedale di comunità nasce per rafforzare l’assistenza sul territorio e si rivolge in particolare a persone anziane, fragili o affette da patologie croniche che, pur non avendo più necessità di ricovero ospedaliero, hanno ancora bisogno di assistenza sanitaria, infermieristica e riabilitativa per un periodo limitato. Una risposta intermedia tra l’ospedale e il domicilio che consente di evitare ricoveri impropri, favorire il recupero dell’autonomia e costruire percorsi di dimissione più sicuri e appropriati.

“Resta ancora un po' di lavoro da fare – ha spiegato l’assessora Monia Monni -, ma oggi abbiamo voluto fare il punto su dove siamo arrivati. L'ospedale è sostanzialmente pronto, grazie a 11 milioni di investimento, 4 dalla Regione il restante dal Pnrr. Oggi è stato accolto il primo paziente, da una struttura che fa parte di un grande progetto di trasformazione del sistema sanitario regionale, che non sarà più ospedalecentrico, ma una rete composta da ospedale, territorio e dalle abitazioni delle persone, spingendosi quindi fino a portare risposte dentro le case di cittadine e cittadini, parte importante di questo progetto che innova la cura”.

Che poi ha aggiunto: “Prendiamo in carico la cronicità, occupandoci quindi dell'accompagnamento delle persone in una fase della loro vita che fortunatamente è sempre più lunga. Però a volte molto complessa a causa di patologie aggravate anche da condizioni sociali ed economiche e da fragilità, che in questi luoghi trovano risposta grazie ad equipe di lavoro multidisciplinari, con medici, infermieri, oss, assistenti sociali, educatrici ed educatori. Qui è la persona al centro, non soltanto la sua malattia”.

“L’ospedale di comunità di Castelfiorentino dimostra come il Pnrr abbia rappresentato un’opportunità concreta per rafforzare la sanità territoriale e ospedaliera del Valdarno e della Valdelsa. Abbiamo portato a termine interventi complessi rispettando gli obiettivi programmati, realizzando nuove strutture, riqualificando spazi esistenti e rinnovando tecnologie fondamentali per la diagnosi e la cura”, ha sottolineato il direttore generale dell’Ausl Toscana centro, Valerio Mari.

“L’assistenza territoriale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’organizzazione sanitaria – ha aggiunto il direttore sanitario Lorenzo Roti –. L’ospedale di comunità permette di garantire cure appropriate a pazienti che hanno bisogno di monitoraggio clinico, assistenza infermieristica continuativa e riattivazione funzionale, in un contesto diverso da quello ospedaliero ma strettamente integrato con esso e con la partecipazione diretta dei medici di medicina generale e dell’Aft Castelfiorentino-Monstespertoli”.

“L'apertura di una struttura per le cure intermedie e l'ingresso dei primi pazienti rappresentano un traguardo importante non solo per Castelfiorentino ma per tutta la Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa – ha dichiarato la presidente della Società della Salute e sindaca di Castelfiorentino, Francesca Giannì –. Le strutture realizzate grazie al Pnrr sono al servizio dell'intera comunità e rispondono al bisogno di un'assistenza sociosanitaria sempre più vicina alle persone e alle loro famiglie. Con l'avvio dell'ospedale di comunità diamo il benvenuto ai professionisti che da oggi opereranno in questa struttura, raccogliendo l'eredità storica del Santa Verdiana. Questa apertura rappresenta inoltre un punto di partenza verso la riqualificazione complessiva dell'intero presidio, con l'obiettivo di restituire pienamente questo patrimonio alla comunità locale e a tutto il territorio”.

“Questa struttura rappresenta una risorsa per tutto il territorio dell’Empolese Valdelsa – ha evidenziato il direttore della Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa, Franco Doni –. L’obiettivo è assicurare una presa in carico che tenga insieme aspetti sanitari e sociali, favorendo il recupero della persona e accompagnandola verso il ritorno alla propria quotidianità”.

La struttura L’ospedale di comunità Santa Verdiana serve un bacino di circa 100 mila abitanti ed è dotato di 20 posti letto di cure intermedie distribuiti su due piani. La struttura, di nuova costruzione, si trova all’interno dell’area dell’ex ospedale Santa Verdiana, dove sono stati demoliti e ricostruiti gli edifici interessati dall’intervento. Nel dettaglio, per il complesso di Castelfiorentino l’investimento complessivo è stato di circa 11 milioni di euro: quasi 7 milioni provengono dai fondi Pnrr, mentre altri 4 milioni arrivano da risorse regionali.

Un intervento che ha interessato circa 3.500 metri quadrati e ha portato alla demolizione e ricostruzione dei blocchi “A” (il nuovo ospedale di comunità), sviluppato su due livelli fuori terra e un piano seminterrato, per una superficie complessiva di circa 1.500 metri quadrati, ed “F”, sviluppato su un livello fuori terra oltre ad un mezzo piano interrato, per una superficie complessiva di circa mille metri quadri, che ospiterà le attività presenti nel blocco B durante i lavori di adeguamento sismico dello stesso fabbricato.

Oltre a questi edifici sono stati realizzati due nuovi corpi scale e il nuovo ingresso raggiungibile dal parcheggio attraverso una pensilina coperta, per una superficie complessiva di circa mille metri quadri.

"L'intervento – ha precisato l’ingegnere Luca Tani – è stato articolato nella sua realizzazione e ha tenuto insieme due obiettivi centrali: garantire il massimo livello di sicurezza sismica e rendere gli spazi più funzionali, con l'obiettivo di consegnare alla cittadinanza una struttura moderna, sicura e funzionale".

La degenza dell'ospedale - che da questa settimana potrebbe vedere l'arrivo dei primi pazienti - è organizzata con dieci camere doppie, tutte dotate di bagno, spazi per i visitatori, ambulatori, aree dedicate alle attività riabilitative, locali per il personale e servizi di supporto. L’assistenza infermieristica è garantita 24 ore su 24, sette giorni su sette. "I 20 nuovi posti letto e il rilancio del Santa Verdiana richiedono una regia organizzativa precisa – ha detto Paolo Amico, direttore del Coordinamento organizzativo sanitario della zona –. Il nostro obiettivo è integrare i servizi per evitare che il paziente si perda nel sistema, offrendo risposte rapide e una presa in carico territoriale finalmente coordinata".

Nell’organico operano appunto infermieri, compreso il coordinatore infermieristico, operatori socio-sanitari, fisioterapisti - presenti h24 - e medici del ruolo unico di assistenza primaria con attività programmata che, nell'arco di cinque giorni s ettimana, garantiscono una presenza giornaliera tra le quattro e mezzo e sei ore. Al medico Ruap è affidata la responsabilità clinica del paziente. A queste figure si affiancano specialisti, assistenti sociali e altri professionisti coinvolti in base alle necessità cliniche della persona assistita. L’attività comprende monitoraggio clinico, gestione delle terapie, percorsi di riattivazione funzionale, supporto riabilitativo, assistenza e formazione dei cargiver, consulenze specialistiche e programmazione delle dimissioni in raccordo con la Centrale operativa territoriale e i servizi territoriali. Tra le varie dotazioni previste ci sono ecografi, elettrocardiografi, un emogasanalizzatore e un pocket per gli esami ematici.

Per quanto riguarda la copertura medica nell’orario notturno e festivo, questa è garantita dal medico di continuità assistenziale attivabile tramite il servizio 116117. Nelle ore diurne feriali non coperte dal medico in turno, l’assistenza è organizzata in forma di pronta disponibilità con tempi compatibili con le condizioni dei pazienti, anche tramite consulto telefonico, da medici specialisti di area medica in servizio presso il presidio ospedaliero di riferimento territoriale. I medici specialisti possono operare in raccordo con i medici del ruolo unico della medicina generale anche con modalità di co-management clinico.

In evidenza