Rubrica — Agroalimentare

Olivicoltura: la Toscana potenzia i controlli su filiera sulla produzione di extravergine

Sabato 21 e domenica 22 gennaio due giorni di informazione, progettazione e discussione sul biodistretto che attraversa le province di Prato, Pistoia e Firenze


FIRENZE– Prosegue e si rafforza l'impegno della Regione per tutelare e garantire uno dei principali prodotti agricoli come l'olio extravergine di oliva. A partire dal sistema di controllo e certificazione, curato dal Servizio Fitosanitario Regionale, che interessa il vivaismo olivicolo toscano. Un sistema che riguarda tutta la filiera di produzione (piante madri, prelievo di materiale vegetale, ottenimento delle piante all'interno di ciascun vivaio partecipante, fino al momento che precede la vendita) e all'interno del quale svolge un ruolo molto importante il CO.RI.PRO, il Consorzio per la selezione ed il controllo del materiale vivaistico dell'olivo di Pescia, che raggruppa larga parte della produzione vivaistica olivicola toscana. Il CO.RI.PRO ha realizzato un campo di moltiplicazione dal quale i vivaisti associati, sotto il diretto controllo del Servizio Fitosanitario Regionale, prelevano ogni anno le talee per la radicazione, le marze per gli innesti ed i semi per la produzione dei portinnesti. Per le varietà toscane la Regione ha da tempo intrapreso questa strada, fornendo una banca dati del germoplasma olivicolo autoctono con schede esaurientemente dettagliate e per la certificazione ha partecipato e sostenuto il progetto nazionale Olviva. La Regione ha inoltre promosso ed attivato, in collaborazione con CNR-Ivalsa e CO.RI.PRO, il processo di certificazione in categoria Virus Esente delle principali varietà autoctone, le cui piante madri sono attualmente conservate presso l'Azienda di Santa Paolina (Follonica-GR) del CNR-Ivalsa, nella disponibilità esclusiva delle aziende vivaistiche associate al CO.RI.PRO. Le misure tempestivamente adottate dalla Regione hanno consentito di dichiarare ufficialmente tutto il territorio regionale Xilella Free. Tutti i vivai associati al CO.RI.PRO sono soggetti periodicamente al controllo da parte del Servizio Fitosanitario Regionale, che ne rilascia apposita certificazione. Il Consorzio, ente volontario no-profit già operante sotto altro nome fin dagli anni settanta a Pescia, riunisce l'attività delle principali aziende vivaistiche specializzate nella produzione di piante di olivo, che garantiscono oltre il 60% della produzione pesciatina. Collabora con i principali centri di ricerca e universitari toscani e nazionali che si occupano di olivicoltura (CNR-Ivalsa, Università di Firenze, Crea-viv, Itas-Pescia). Partecipa attivamente a Progetti Integrati di Filera e ad altri progetti nell'ambito del PSR Toscano nonché ad altri progetti finanziati con risorse statali del PON (Piano Olivicolo Nazionale) e del PSR Toscano. Alle cinque varietà principali a livello regionale (Frantoio, Leccino, Moraiolo, Maurino e Pendolino) garantite Virus Esente, ovvero esenti da tutti i virus conosciuti dell'olivo, se ne stanno aggiungendo altre otto (Correggiolo, Grappolo, Leccio del corno, Olivastra seggianese, Rossellino cerretano, Piangente, San Francesco, Madremignola), caratteristiche degli oli i DOP e IGP toscani, e altrettanto importanti per produrre olio extravergine di qualità. Virus Esente è garanzia della sanità della pianta, ma anche e soprattutto di origine e identità certa oltre che elemento importante per chi accede alle nuove misure del PSR che prevede una valutazione prioritaria (2 punti) in caso di impiego di queste varietà toscane certificate. Le aziende pesciatine allevano circa 150 varietà e producono in media circa tre milioni di piante l'anno che, per un terzo ciascuno, sono destinate a Toscana, centro-nord Italia e mercati internazionali. Le aziende associate al CO.RI.PRO sono attive nel progetto regionale come "Coltivatori Custodi" nell'ambito della legge regionale 64/2004, per la tutela e la valorizzazione delle conservazione e il recupero delle varietà di interesse agrario più rare. Il settore olivicolo ed oleario interessa in Toscana circa 92.000 ettari, 15 milioni di piante, 50.000 aziende agricole, 400 frantoi, oltre a numerose imprese di confezionamento e dà luogo ad una produzione media annua di 170-180.000 quintali di olio da oliveti localizzati prevalentemente in collina (circa il 3-4% della produzione totale nazionale).

Una due giorni di informazione, progettazione e discussione sul biodistretto del Montalbano che attraversa le province di Prato, Pistoia e Firenze. “Montalbano in transizione”, questo il titolo dell’evento che si terrà sabato 21 e domenica 22 a Villa La Magia a Quarrata (Pistoia). Il biodistretto, o ecoregione, è un territorio naturalmente vocato al biologico dove agricoltori, cittadini, amministratori pubblici, stringono un patto per la gestione sostenibile delle risorse, secondo i principi dell’agricoltura biologica e dell’agroecologia.

Un agriturismo sempre più ambasciatore del territorio toscano. Per Tulio Marcelli, presidente di Coldiretti Toscana, la modifica degli strumenti attuativi della legge agrituristica, attualmente in fase di elaborazione, e l’adozione di linee guida per il controllo dei requisiti delle aziende in esercizio sono due strumenti preziosi per difendere e valorizzare la tipicità dell’accoglienza in fattoria. “La scelta di intervenire sul regolamento attuativo della lr 30/2003 salvaguardando il principio di distintività introdotto, nel 2009, con la somministrazione di prodotti e pietanze 100% toscani, fortemente voluta e sostenuta da Coldiretti, contribuisce a fare della legge agrituristica una legge per lo sviluppo dell’agricoltura toscana. E in più offre trasparenza al consumatore che, nelle aziende della regione, sa di poter apprezzare il più autentico “made in”, spiega Marcelli, auspicando la rapida conclusione dell’iter di modifica del regolamento, che consentirà alle imprese agrituristiche importanti semplificazioni anche sul fronte della macellazione aziendale, che avrà un positivo risvolto sulla diffusione di piccoli allevamenti di animali da cortile.

I risultati, censiti dalla Regione Toscana, intanto, raccontano il successo della scelta di privilegiare la vera toscanità a tavola. Dal 2010 al 2015 (ultimi dati disponibili), le aziende agrituristiche che hanno deciso di diversificare la loro attività con la somministrazione di pasti alimenti e bevande sono cresciute in modo evidente: nel 2010 erano 980 ad offrire un pasto il giorno, 442 a proporne due. Alla fine del 2015 il loro numero è salito rispettivamente a quota 1247 e a quota 560. Altrettanto strategica è stata la recente emanazione da parte della giunta regionale di linee guida unificate per effettuare i controlli negli agriturismi in esercizio, ai fini di verificare la veridicità delle informazioni fornite al consumatore (in materia di classificazione e di servizi offerti) e il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa vigente in materia di ingredienti da utilizzare per la preparazione di pasti, assaggi, merende.

“Si tratta di un percorso condiviso” - spiega il presidente di Terranostra Toscana – Agriturismo di Campagna Amica, Andrea Landini che aggiunge: “Chiarire le procedure e definire i tempi e le modalità con cui saranno effettuate le visite e verranno rilasciati i pareri consente agli imprenditori di affrontare con serenità un’attività di controllo doverosa, che punta a tutelare l’immagine e la qualità dell’agriturismo toscano. Nell’interesse non solo del consumatore, ma dello stesso esercente: difendere il vero made in Tuscany, offrire una comunicazione chiara e trasparente, adottare una classificazione che sia davvero lo specchio dei servizi e dell’attività svolti dall’azienda, infatti, non può che rafforzare il valore dell’accoglienza agrituristica toscana che ormai ha conquistato un posto importante nell’immaginario e nelle preferenze di chi decide di trascorrere una vacanza nella nostra regione”.

“Tutti questi valori si sposano alla perfezione con l’agriturismo di Campagna Amica, un modello di accoglienza e di vendita, creato da Coldiretti e basato sulla fiducia tra produttore e consumatore: modello al quale la nostra organizzazione sta lavorando da tempo e sul quale si è modellata una rete diffusa capillarmente in tutta Italia e fortemente radicata anche in Toscana, che incontra le preferenze dei cittadini e che dà sempre maggiori soddisfazioni economiche agli imprenditori agricoli ed agrituristici”, conclude il direttore di Coldiretti Toscana Antonio De Concilio, richiamando i risultati di un recente studio che racconta di un consumatore che comincia a snobbare la grande distribuzione e che predilige (+ 20%) gli acquisti green privilegiando il bio e il km zero.

Redazione Nove da Firenze