Oggi a Firenze la Giornata mondiale dei diritti degli animali

“Immedesimiamoci”, il flash mob organizzato dall’associazione Progetto Vivere Vegan


Rinchiusi in tre grandi gabbie in piazza della Repubblica a Firenze per un’azione dimostrativa sulla crudeltà e vanità umane. Una messa in scena per attrarre l’attenzione delle persone sulla sofferenza di decine di milioni di animali uccisi ogni anno per la loro pelliccia. Un flash mob per dire no all’acquisto di capi interamente in pelliccia ma non solo, perché oggi la pelliccia è presente soprattutto negli inserti, cioè nei cappucci e nei colletti di giubbotti e cappotti, nei guanti, negli scarponcini e in altre finiture, che tante persone credono essere di materiale sintetico solo perché magari hanno acquistato un capo a basso prezzo. Costi che l’industria della pelliccia può tenere bassi per le atroci condizioni in cui gli animali vengono allevati.

Per la giornata internazionale per i diritti degli animali, l’associazione Progetto Vivere Vegan ha proposto oggi alcune iniziative nel centro di Firenze. Tante persone hanno seguito il flash mob in piazza della Repubblica e si sono fermate al tavolo informativo in via Roma accettando l’invito a “immedesimarsi” per capire la sofferenza degli animali che sfruttiamo e uccidiamo, a mettersi nella loro pelle, a provare le loro emozioni.

“Possiamo scegliere di non consumare carne, latte, uova e qualsiasi altro derivato animale – ha detto la presidente dell’associazione Dora Grieco - . Possiamo vestirci senza rubare agli animali la loro la pelle, la loro pelliccia, la loro vita. E’ stato bello incontrare le persone che in vista delle feste natalizie si stanno avvicinando a scelte di acquisto più consapevoli, siamo anche riusciti a distogliere da acquisti non etici chi non ha ancora aveva riflettuto su questi argomenti”.
“Immedesimarsi” è lo slogan di una pubblicità antispecista di Campagne per gli animali. “L’immagine della campagna è quella di una scrofa utilizzata per la ‘produzione’ di cuccioli che vive una vita terrificante, quasi sempre immobilizzata da sbarre di contenzione – commenta Dora Grieco - . Stuprata, picchiata, costretta a partorire e ad allattare i cuccioli rinchiusi in spazi angusti. Poi la separazione e si riprogramma una nuova gravidanza. Chi ascolterà il suo dolore? Chi comprenderà la sua sofferenza? Questa che lei vive è la cruda realtà che noi le imponiamo. Non ha scelta. Non può fuggire. Non giriamo lo sguardo altrove, immedesimiamoci negli animali che facciamo soffrire e prendiamo posizione. Opporci allo sfruttamento è nostro dovere”.

“Oggi tutti sappiamo come vengono ‘prodotte’ le pellicce e non serve essere animalisti per capire che questo è profondamente ingiusto, che è inammissibile indossare morte e sofferenza – hanno detto i promotori - . La produzione di pelliccia implica allevamento e uccisione di milioni di animali con metodi crudeli. Camere a gas e scosse letali sono quelli più diffusi che preludono allo scuoiamento di creature alle quali viene riservata una breve e atroce vita in gabbia, fra paura e maltrattamenti. Cani procione, visoni, conigli, volpi, ermellini, zibellini, scoiattoli e, spesso nei capi di importazione, anche cani e gatti sono considerate merce non esseri viventi e senzienti”.

“E se oltre alla sofferenza degli animali guardiamo anche all’ambiente – hanno aggiunto - gli allevamenti di animali da pelliccia sono altamente inquinanti, sia per la concentrazione di liquami e medicinali scaricati nei terreni e nelle acque, che per lo smaltimento dei corpi delle loro vittime. La pelliccia da tempo ha perso del tutto la sua funzione di indumento che ripara dal freddo. Sono vari e sempre più sofisticati i materiali sintetici e le fibre naturali presenti sul mercato già da molti anni. Avvolgersi in una pelliccia, una bordura, una coperta di pelo significa lasciarsi soffocare dal passato più retrivo, negando il progresso tecnologico e morale. La pelliccia non dona all’anima né all’aspetto, appare quasi come un trofeo barbarico”.

La Giornata internazionale per i diritti degli animali si celebra dalla fine degli anni novanta il 10 dicembre, giorno in cui l’assemblea delle Nazioni Unite, nel 1948, approvò la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Redazione Nove da Firenze